ICANN, tra domini e trademark

L'organismo di controllo dei nomi di dominio è impegnato a discutere degli epocali cambiamenti in programma entro settembre. Molte le questioni sollevate, poche e dibattute le risposte

Roma – La strada verso la rivoluzione copernicana dei nomi di dominio di primo livello (TLD) voluta da ICANN si fa sempre più ripida e irta di ostacoli. Uno dei massimi organi di governo dell’infrastruttura di rete si è preso del tempo per rodare la sua proposta iniziale e fissare i dettagli, intrattenendosi tra le altre cose in una serie di meeting con professionisti del settore nel tentativo di far quadrare il cerchio e mettere d’accordo tutti i soggetti interessati.

Molti i motivi del contendere, a cominciare dai costi esorbitanti necessari per registrare un proprio TLD “nex-gen” e sostenere le relative spese accessorie, che secondo le stime del New York Times vanno dai 185mila della semplice richiesta presso ICANN ad una cifra che oscillerebbe tra i 500mila dollari e il milione di dollari complessivi per avere la possibilità di “esistere” online con un suffisso personalizzato.

Simili livelli di costi, specula il NY Times , serviranno a lasciare fuori dalla porta non solo gli individui e i cyber-squatter di professione (per cui è stata prevista la tassa di entrata di 180mila e passa dollari in funzione intimidatoria) ma anche le imprese di medie dimensioni che non possono certo permettersi di spendere un milione di euro per un sito web.

Altrettanto interessante sarà poi assistere al caos scatenato dallo stravolgimento delle convenzioni web attuali, perché se oggi un browser interpreta un dominio solo se accompagnato dal relativo suffisso preceduto dal punto, in un ideale mondo dei TLD liberato dalle schiavitù del web tolemaico (quello coi domini attorno al suddetto punto) un sito web potrebbe chiamarsi anche semplicemente “apple” o “microsoft”, senza punto o suffisso alcuni. Una condizione tutta nuova che al momento viene interpretata dal software di navigazione come un errore da correggere attraverso apposita redirezione sui motori di ricerca o altrove.

Le questioni più spinose sono ovviamente quelle riguardanti i marchi registrati , che in uno dei meeting organizzati da ICANN tenuto per l’occasione a New York sono esplose con tutta la loro virulenza legale evocando persino richiami a vecchie storie di guerra e aziende teutoniche smantellate. In questo caso il problema dei cyber-squatter ICANN vorrebbe risolverlo con database a priori e “procedure veloci” per la difesa del marchio da parte dei detentori (teoricamente) legittimi del suddetto.

Nella soluzione proposta a New York l’organo di governo dei domini dovrebbe approntare un database mondiale dei marchi registrati dove le aziende potrebbero presentare prove concrete delle loro legittima proprietà, senza per questo essere obbligate ad acquistare il relativo dominio (es. “cocacola”). In questo modo si contrasterebbe l’abuso del sistema TLD da parte dei malintenzionati e nel contempo si placherebbero le polemiche che descrivono ICANN come una macchina fatta per spennare l’industria fino al singolo centesimo.

Alfonso Maruccia

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  • Roberto F. scrive:
    Spunto dalla recensione
    ...[Di originale invece c'è un'idea amarissima di comicità che non genera il riso in sé ma una constatazione dello schifo da cui non si può uscire se non con una risata finalmente liberatoria.] Bella questa sintesi, ed è proprio quella che cercavo per definire i Films comici di Alberto Sordi, quelli che hanno in primo piano i difetti degli Italiani, con la differenza che alla fine non si riesce ad avere la risata liberatoria. Bye Roberto
    • Gabriele Niola scrive:
      Re: Spunto dalla recensione
      Esatto. Secondo me però roba come questa miniserie ma anche il grottesco americano anni '80 cui si rifà, fanno anche un passo in avanti (o per meglio dire sono leggermente più moderni). Non solo rendono comiche le ridicolezze ma non le limitano nemmeno all'universo che vivono. Noi parlavamo di difetti tipicamente italiani, loro di difetti umani.
      • Roberto F. scrive:
        Re: Spunto dalla recensione
        Condivido la tua precisazione Gabriele. Vorrei aggiungere che questa miniserie, come anche il grottesco americano degli anni 80, favoriscono un'analisi che aiuta alla consapevolezza e favoriscono l'eliminazione dei difetti umani, uno stimolo ad un proXXXXX mentale positivo dunque. Nei films di Sordi viceversa non si è spinti a nessuna introspezione, anzi quei comportamenti "tipicamente italiani" vengono mostrati, quindi percepiti, come se fossero pregi; dunque da imitare. Una gran bella differenza non ti pare?Roberto F.
        • fostarood scrive:
          Re: Spunto dalla recensione
          - Scritto da: Roberto F.[...]
          Nei films di Sordi viceversa non si è spinti a
          nessuna introspezione, anzi quei comportamenti
          "tipicamente italiani" vengono mostrati, quindi
          percepiti, come se fossero pregi; dunque da
          imitare.

          Una gran bella differenza non ti pare?non sono affatto d'accordo: la satira è strettamente legata al contesto e dipende moltissimo dall'occhio dello spettatore.lo spettatore "educato" e con un minimo di sensibilità nel film di Alberto Sordi vede esagerato un concetto e sottolineato nel grottesco dal sottotesto, dalla tecnica, ma quello che il tuo ragionamento come spettatore non identico al personaggio che Sordi interpreta, è quello di risata si (grazie alla tecnica) ma basata sulla stigmatizzazione di un concetto che in realtà si biasima, si ridicolizza.Solo un burino vero considererebbe "uno da imitare" il personaggio tipico di Sordi.Per me è un errore fondamentale di interpretazione ma... diventa tristissimo se è la norma: significa che lo spettatore è peggiorato.
    • fostarood scrive:
      Re: Spunto dalla recensione
      - Scritto da: Roberto F.
      ...[Di originale invece c'è un'idea amarissima di
      comicità che non genera il riso in sé ma una
      constatazione dello schifo da cui non si può
      uscire se non con una risata finalmente
      liberatoria.]

      Bella questa sintesi, ed è proprio quella che
      cercavo per definire i Films comici di Alberto
      Sordi, quelli che hanno in primo piano i difetti
      degli Italiani, con la differenza che alla fine
      non si riesce ad avere la risata
      liberatoria.

      Bye

      Robertomi pare non sia questa gran invenzione, ma un clasico dell'umorismo, della satira.fatevi un giro sulla palestra di Daniele Luttazzi per ulteriori delucidazioni.Così, per non reinventare l'acqua calda ancora, e ancora, e ancora dopo 2000 anni.
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