Il 19 luglio St. Jude è morta

Hacker femminista, cyberpunk e cypherpunk per eccellenza, Jude Milhon combatteva da tempo contro un tumore. Nel silenzio generale, la ricorda Wired
Hacker femminista, cyberpunk e cypherpunk per eccellenza, Jude Milhon combatteva da tempo contro un tumore. Nel silenzio generale, la ricorda Wired

Roma – Non ce l’ha fatta a sconfiggere il cancro e il 19 luglio una delle più interessanti figure dell’hacking se ne è andata. La vita di Jude Milhon, nota a tutti come St. Jude, è stata raccontata dalla rivista Wired .

Milhon viene ricordata per l’enorme impulso che seppe dare alla presenza femminile in rete e nel mondo dell’hacking, da lei inteso non solo come una via alla conoscenza tecnologica ma come uno strumento di liberazione e di crescita individuale. Con le nuove tecnologie, aveva dichiarato anni fa, le donne avrebbero conquistato nuove frontiere e riconquistato vecchi territori.

Autrice di numerosi articoli ed interventi, Milhon viene anche ricordata per aver scritto “Hacking the Wetware: The NerdGirl’s Pillow Book”, un libro poi rivisto e rititolato “The Joy of Hacker Sex” , in cui stimolava un “modo hacker di porsi” rispetto al sesso e alla vita.

St. Jude Tra le molte cose di cui fu autrice e motore, Milhon coniò anche il termine “cypherpunk” contribuendo con libri e articoli al “movimento” di coloro che sostengono e sviluppano le tecnologie per la privacy dell’individuo.

Una pagina di Wired che ricorda St. Jude è disponibile a questo indirizzo: http://www.wired.com/news/technology/0,1282,59711,00.html

Su questa pagina è pubblicata invece un’imperdibile intervista.

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22 07 2003
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