Il DRM universale non conquista tutti

Il paventato sistema DECE batte i primi colpi e annuncia nuovi standard audiovisivi. Ma l'universalità è ancora in discussione: Apple non pare voglia essere della partita

Roma – Il sistema Digital Entertainment Content Ecosystem (DECE) è noto da tempo , così come evidenti sono le sue finalità: l’ecosistema DRM a cui Sony ha lavorato per sei anni dovrebbe permettere agli utenti di fruire degli stessi contenuti multimediali su dispositivi diversi, dando nel contempo ai player dell’industria la possibilità di avere sotto controllo la distribuzione e la proliferazione dei suddetti contenuti. Di DECE si è tornato a parlare in prossimità del CES di Las Vegas in programma in questi giorni, con la comunicazione di nuovi membri guadagnati al consorzio e la paventata presentazione di un nuovo standard audio-video ad attivazione remota .

In occasione del CES il gruppo di lavoro di DECE porterà in dote l’iscrizione di più di 20 membri in totale, che ai già noti Best Buy, Cisco, Microsoft, Sony, Toshiba, Warner Bros, NBC Universal, Panasonic, Paramount e altri aggiunge ora Adobe, Cox Communications, Motorola, Samsung e Netflix.

Ancor più rilevante è poi il fatto che dopo 18 mesi di buio assoluto – se si esclude l’annuncio dell’esistenza del consorzio – i membri di DECE si siano finalmente accordati sul primo, importante passo da percorrere verso la concretizzazione del sogno dei sistemi DRM universali, vale a dire la realizzazione di un nuovo formato-contenitore a cui spetterà il gravoso compito di traghettare i contenuti per ogni dove nell’ecosistema digitale dell’utente , dalla console di videogiochi al lettore multimediale passando per la TV al plasma.

Il nuovo, sconosciuto formato verrà annunciato durante il CES, e sarà la pietra angolare dell’intera infrastruttura blindata dell’ecosistema DECE, con tanto di attivazione remota per la fruizione dei contenuti: lo standard girerà su tutti i dispositivi compatibili dotati di connettività alla rete, e un apposito server remoto verrà contattato ogni volta che si vorrà trasferire il contenuto interessato per verificare che l’utente abbia opportunamente pagato per esso.

I dettagli al momento conosciuti del nuovo standard sono scarsi, ma già è noto il fattore che potrebbe sentenziarne il clamoroso insuccesso, nonostante la buona volontà di produttori hollywoodiani e società tecnologiche: in maniera non dissimile da quanto avvenuto durante lo scontro tra HD DVD e Blu-ray, il fronte dell’industria appare ancora una volta spaccato tra chi (con la solita Sony in testa) supporta DECE e chi al contrario fa l’eretico seguendo strade personali verso il (presunto) successo della blindatura universale.

Gli apostati in questo caso sono Disney, l’unico grande studio cinematografico a non far parte di DECE, e la Apple di Steve Jobs che detiene la stragrande fetta del mercato della distribuzione online grazie a iTunes Store. Le due società sono da tempo alleate in un “fronte multimediale” comune (Jobs siede nei consigli di amministrazione di Apple come di Disney), e se Disney è già impegnata nello sviluppo della soluzione online Keychest , la mancanza di Cupertino nel consorzio DECE pesa e non poco sulle sue prospettive future: difficile immaginare uno standard di fruizione “universale” che tenga fuori dalla porta i player multimediali (iPod e iPhone) più diffusi sul pianeta.

Alfonso Maruccia

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  • Funz scrive:
    Apple fa schifo
    Ecco un altro nome da aggiungere alla lunga lista di aziende che appoggiano il regime censorio, illiberale e totalitario della dittatura cinese.Vaffan*ulo anche a loro.
    • Massimo scrive:
      Re: Apple fa schifo
      - Scritto da: Funz
      Ecco un altro nome da aggiungere alla lunga lista
      di aziende che appoggiano il regime censorio,
      illiberale e totalitario della dittatura
      cinese.
      Vaffan*ulo anche a loro.Invece va bene così... è un modo per introdurre il cavallo di XXXXX della rete anche in cina... e in un modo o nell'altro, gradatamente, la gente avrà acXXXXX a ciò che ora le è proibito. Ma da qualche parte bisogna iniziare. Se apple (come google o chiunque altro) arrivasse lì a dire "ce ne freghiamo delle vostre censure", molto semplicemente non potrebbe avere acXXXXX a quel mercato, cioè a quella nazione... cioè perdita economica per apple (o chi per lei), ma anche nessuna, e dico nessuna chance per il popolo cinese di avere un contatto con il resto del mondo. isolare un paese di 1 miliardo e 300 milioni di persone, rifiutandosi di portare lì qualsiasi servizio perché non si vuol fare alcun compromesso, non sarebbe proprio un'idea geniale, non trovi? non lo sarebe dal punto di vista imprenditoriale, ma nemmeno da quello sociale. invece della cina attuale, con qwualche apertura pesantemente condizionata, avremmo un'altra, gigantesca e ben più pericolosa corea del nord...
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