Il jukebox ufficiale delle major

I cinque maggiori produttori del mondo concedono tutti il proprio catalogo a Listen.com, che distribuisce musica a pagamento. E diventa automaticamente il nemico numero uno per i sistemi di file-sharing. Il futuro è qui?
I cinque maggiori produttori del mondo concedono tutti il proprio catalogo a Listen.com, che distribuisce musica a pagamento. E diventa automaticamente il nemico numero uno per i sistemi di file-sharing. Il futuro è qui?


Roma – Rhapsody è la baionetta che i grandi produttori internazionali intendono affondare nel fianco dei sistemi di file-sharing gratuiti, quelli che vengono considerati covo di pirati musicali e per questo trascinati uno dopo l’altro in tribunale, fino alla loro chiusura .

Rhapsody non solo è il servizio tecnologicamente avanzato di distribuzione musicale di Listen.com ma da qualche ora è anche l’unico jukebox online che dispone legalmente dei cataloghi delle cinque grandi sorelle della musica. Dopo Sony Music, Warner Music, EMI e Bertelsmann, anche Universal Music ha firmato il contratto con Listen.com.

Disporre di un catalogo tanto ampio consente a Listen.com di porsi immediatamente al di sopra degli altri tentativi con cui l’industria ha fin qui tentato di contrapporre servizi a pagamento al successo debordante dei network di condivisione gratuito, come PressPlay o MusicNet.

I “plus” di Rhapsody sono numerosi. L’interfaccia software di facile utilizzo consente agli utenti che pagano 9,95 dollari al mese di accedere rapidamente all’intero catalogo, creare playlist personalizzate per ascoltare in qualsiasi momento la musica selezionata. Tutta la musica distribuita viene offerta ad un livello di ascolto paragonabile a quello di un CD ed è possibile ascoltare una quantità qualsiasi di musica nel corso del mese di abbonamento.

Denotando una certa astuzia, Rhapsody offre anche un trial di sette giorni, una versione leggermente rimaneggiata del servizio che permette agli utenti di rendersi conto a cosa si va incontro.

Ma i “minus”, per il servizio di Listen.com, sono comunque numerosi. Vediamoli.


Prima di tutto va detto che l’enorme catalogo che Rhapsody offre non è completo. Vi sono nomi di grande rilievo, come i Beatles per esempio, la cui musica non è disponibile per gli utenti di questo sistema. Ciò si deve alla difficoltà per le major di gestire i diritti di artisti dei quali non posseggono l’intero catalogo. E vi sono osservatori secondo cui questi “buchi” non consentiranno a Rhapsody di affermarsi veramente sul mercato.

Altri problemi, rispetto alle abitudini di ascolto dei moltissimi frequentatori dei servizi di condivisione dei file, sono nella limitazione drastica della masterizzazione. Con Listen.com è possibile infatti creare un solo CD con dieci brani una volta al mese. E per molti brani è persino esclusa questa eventualità.

Last but not least, Rhapsody consiglia – ma diventa evidente a chiunque per un servizio di streaming di questo tipo – di possedere una connessione a banda larga.

Sebbene negli Stati Uniti questa inizi ad essere piuttosto diffusa, è assai probabile che la possibilità di fruire del servizio esclusivamente in streaming e non in download riduca ulteriormente l’interesse degli utenti. Per non parlare di quelli residenti in paesi nei quali il broadband è una chimera pura e semplice. E che invece, con la banda delle linee tradizionali, prendono d’assalto i sistemi di condivisione più affermati.

Come se non bastasse, Rhapsody gira solo su sistemi Windows.

Questa la risposta dei grandi produttori all’avanzare del file-sharing e del peer-to-peer.

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02 07 2002
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