Il keygen che beffa la Product Activation

Più piccolo, intuitivo ed efficace di un crack, il primo generatore di chiavi pirata per Windows e Office XP rischia di scuotere la Product Activation Microsoft. Ecco perché

Roma – Un tool capace di mettere a rischio la sicurezza dei sistemi di protezione di Microsoft per i suoi software di punta? Questo è quanto veniva diffuso in una notizia che è apparsa la scorsa settimana nei siti del cosiddetto “underground” della rete, quella del primo “key generator” (generatore di chiavi) per la famiglia di prodotti XP di Microsoft. Si tratta di un tool che, secondo alcuni, rischia di vanificare il meccanismo di protezione di Microsoft noto come “Product Activation”, una tecnologia a cui Punto Informatico ha dedicato, nel recente passato, due approfonditi articoli: Software/ Product Activation, un lucchetto per Windows e Product Activation: Microsoft assaltata su tutti i fronti .

Il “keygen”, come viene chiamato in gergo, è un programma, in genere di modeste dimensioni, in grado di calcolare, attraverso algoritmi più o meno complessi, codici validi per installare, registrare e/o attivare in modo illecito un determinato software. Per “codice” in genere s’intende una chiave d’installazione, un numero seriale o una qualsiasi altra stringa di caratteri alfanumerici che accompagna la confezione di un software originale o viene fornita, specie negli shareware, dietro la registrazione del prodotto.

Il keygen per XP, il cui nome per intero è “XP KeY ReCoVeRER AND DiSCOVErER” (nel nostro caso riporta la versione 5.12) è stato rilasciato da un gruppo di cracker che si fa chiamare “The Blue List” ed è in grado di generare Product Key per i seguenti prodotti di Microsoft: Windows XP Home/Professional/Corporate, Office XP Professional/Plus e Visio XP Professional. Da ieri ne esiste anche una versione localizzata in italiano realizzata da un cracker conosciuto come Efrem.

La Product Key, spesso chiamata CD Key, è quel codice formato da gruppi di caratteri alfanumerici che si trova in genere sul retro della custodia del CD del prodotto.

Su di un PC di media potenza il keygen è in grado di calcolare e verificare dalle 3 alle 5 chiavi al minuto, riuscendo a trovare una chiave valida dopo un tempo variabile che può andare dai 15 minuti alla mezz’ora. Durante i nostri test, con un PC da 1 GHz siamo riusciti a trovare 3 chiavi valide su 100 in circa 45 minuti di elaborazione.

A dispetto di quanto hanno erroneamente riportato diverse fonti, il keygen per XP non genera chiavi di attivazione, ossia quei numeri di identificazione che Microsoft fornisce all’utente al termine del processo di Product Activation per sbloccare il prodotto. Ma per disgrazia di Microsoft, questo non sembra affatto minarne l’efficacia.

Se è infatti vero che la sola Product Key non è sufficiente, da sola, ad attivare il prodotto, è altrettanto vero che con una Product Key valida e non ancora registrata l’utente è in grado di procedere all’attivazione della propria copia pirata di Windows XP, Office XP o Visio XP, attraverso le vie “lecite”, ossia passando per il centro attivazioni di Microsoft. Questa procedura, che come noto può essere eseguita via telefono o via Internet, rende superflua la necessità di crack o di manipolazioni di altra natura che spesso pregiudicano la possibilità, da parte dell’utente illegittimo, di aggiornare il prodotto o di avvalersi di alcuni servizi.

Per il momento il centro attivazioni di Microsoft non sembra infatti in grado di conoscere la legittimità o meno di tutte le chiavi fornitegli. Questo, come si può intuire, non solo potrebbe largamente vanificare l’utilità della Product Activation – visto che l’utilizzo di un keygen è senza dubbio alla portata dell’utente medio – ma potrebbe addirittura trasformarla in un clamoroso strumento di caos: si pensi, ad esempio, cosa potrebbe succedere se un pirata registrasse una Product Key prima del suo legittimo possessore.

Punto Informatico ha sentito il parere di un esperto di sicurezza e di un responsabile Microsoft. Livio Morina, esperto di sicurezza e attento osservatore della scena cracker internazionale, ha collaborato con la nostra redazione al test del keygen. E ci ha confermato che al momento dell’attivazione “nella maggior parte dei casi Microsoft non è in grado di riconoscere se la chiave d’installazione sia vera o fittizia, quindi procede assegnando una chiave di sblocco del prodotto. Alcune voci, nel settore, sostengono che il keygen si basi sugli stessi identici algoritmi che utilizza Microsoft per calcolare le chiavi originali. Questo significherebbe che c’è stata una fuga di codice”.

“I tentativi di trovare una Product Key non ancora registrata – ci ha spiegato Morina – sono oltretutto facilitati dal fatto che attraverso un semplice comando dato in Windows XP è possibile cambiare la Product Key senza la necessità di reinstallare l’intero sistema operativo”.

Morina ha inoltre spiegato come Microsoft non possa in alcun modo risalire all’utente che sta attivando una copia di un prodotto: sui suoi server, infatti, non vengono loggati altri dati se non quelli relativi ad alcune informazioni hardware sulla propria macchina (hard disk, CPU, chipset, scheda video).

Giovanni Bergamaschi, responsabile della Product Activation di Microsoft Italia, ha sottolineato il fatto che “Microsoft viene continuamente attaccata su ogni fronte e l’aver messo una protezione software ha scatenato la corsa all’hackeraggio”.

“Riguardo al generatore di chiavi – ha detto Bergamaschi – Microsoft sta ancora investigando. Comunque, quand’anche la sua validità venisse verificata, resta invariato lo scopo della Product Activation, che è quello di limitare il fenomeno della pirateria, in particolare di quella definita “casuale””.

“Non consideriamo compromessa l’integrità della Product Activation”, ha insistito Bergamaschi. “Sono già in atto processi di studio del keygen e vi è un generale processo di tutela della proprietà intellettuale nell’ambito del quale stiamo invitando i siti che diffondono informazioni e programmi destinati a “crackare” i prodotti Microsoft ad eliminare tale materiale: questo anche per tutelare gli utenti che scaricano e avviano programmi presi da tali siti e poi si trovano alle prese con virus, trojan, ecc.”.

Gli esperti non sembrano condividere l’ottimismo di Bergamaschi ed affermano che le chiavi generate da questo programmino si sovrappongono a quelle rilasciate da Microsoft rischiando, in tal modo, di creare una confusione colossale e seri problemi per gli acquirenti di una copia originale di un prodotto della famiglia XP.

“Non c’è dubbio – ha affermato Morina – che Microsoft dovrà presto correre ai ripari per tutelare i legittimi possessori dei suoi prodotti”.

Secondo alcuni la soluzione più semplice, per Microsoft, potrebbe essere quella di confrontare, in fase di attivazione, la Product Key fornitale dall’utente con un database contenente tutte le chiavi associate alle copie dei suoi prodotti: in questo modo l’operatore del centro attivazioni potrebbe verificare se una data chiave appartenga effettivamente alla copia di un software rilasciata in commercio.

Questa soluzione, però, non risolverebbe del tutto il problema, visto che per un pirata potrebbe ancora essere possibile avvalersi della chiave di un prodotto già distribuito ma non ancora venduto o attivato.

Ora non resta che attendere la controffensiva di Microsoft ad uno strumento di cracking che, ben più dei precedenti, ha mirato al cuore della Product Activation. Riuscirà il gigante di Redmond a deviare il colpo?

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    IL NUOVO lo leggeremo solo se sono loro a pagarci
    Il Nuovo lo leggeremo solo se gli autori di quel mare di scemenze scritte ci pagheranno 5 euro ad articolo.
  • Anonimo scrive:
    Per Mantellini
    Premetto che l'articolo mi sembra buono, e può essere un valido riferimento per riflessioni future.Mantellini dice:
    Si tratta della capacità di aumentare il numero
    di occasioni in cui mettere in discussione il
    proprio lavoro: è questa una delle scommesse del
    nuovo giornalismo dopo la nascita di Internet.Bene. A fronte di questa frase mi piacerebbe vedere qualche volta le risposte di Mantellini alle (frequenti) obiezioni che suscitano i suoi articoli.Forse mi sbaglio, ma non ricordo di aver mai visto un intervento del Mante su questo forum.Forse ha postato "sotto nomi di fantasia", ma in questo caso non contano ;)Anyway, Mantellini, continui così, il suo è un lavoro delicato e lei lo sa bene. :P el_Takx
    • Anonimo scrive:
      Re: Per Mantellini
      Mi sa che leggi i forum solo quando ti pare eh?
    • Anonimo scrive:
      Re: Per Mantellini
      - Scritto da: Takx
      Bene. A fronte di questa frase mi piacerebbe
      vedere qualche volta le risposte di
      Mantellini alle (frequenti) obiezioni che
      suscitano i suoi articoli.caro takx,io rispondo alle obiezioni forse non sempre ma di certo ogni volta mi pare che una mia ulteriore risposta possa aggiungere qualcosa alla discussione.In tutti i restanti casi (che sono molti e differenti, dalle critiche personali, alle obiezioni che semplicemente esprimono una posizione diversa dalla mia, fino ai commenti di chi usa cio' che scrivo per parlare d'altro) in genere mi astengo...........in quei casi il mio contributo trovo che non aggiungerebbe nulla. E non mi piace avere l'ultima parola.Diverso e' il discorso per i messaggi che i lettori di PI mi inviano in mailbox.....in questo caso (in genere e se posso e se non perdo troppa posta fra i vari computer che utilizzo) tendo a rispondere prima o poi a tutti.
      Forse mi sbaglio, ma non ricordo di aver mai
      visto un intervento del Mante su questo
      forum.ti sbagli ti sbagli.......;)
      Anyway, Mantellini, continui così, il suo è
      un lavoro delicato e lei lo sa bene. :P;)salutiM.
      • Anonimo scrive:
        Re: Per Mantellini

        E non mi piace avere l'ultima parola.Si, vero, esatto! Sono entusiasta di questa frase.Scrivo questo commento solo per non farle (farti?) avere l'ultima parola, perchè meriti di non averla ;)
  • Anonimo scrive:
    e-marketing ;-)
    Più che altro il sito mi sembra il tentativo di astuta manovra commerciale. Il sito promuove il "brand"
    "Bruno Vespa" ed i suoi libri. Non a caso il sito è un'appendice di uno dei molti sito della Mondadori "Scrittorincorso" (o "scrittori in corsa.."). Inoltre il sito è stato realizzato dalla Yond, società multimedia fresca fresca del gruppo Fininvest che, avendo un sito ancora in costruzione ha tutto l'interessa a promuoversi attraverso il marchio "Bruno Vespa".Sinergie commerciali.
  • Anonimo scrive:
    OK; niente di nuovo
    Quel che dici è tutto vero, ma scontato.A parte al fine del gratis, ovviamente:-p
  • Anonimo scrive:
    privilegi ed arroganze per chi scrive gratis
    Temo che frase di chiusura dell'ottimo articolo di Mantellini non rispecchi completamente la situazione.Teorie e privilegi potrebbero essere conservati anche da chi eventualmente dovesse scrivere gratis.Il problema e' identificare PER CHI scriverebbero gratis i sedicenti giornalisti dell'eta' di mezzo.Si puo' scrivere gratis per il proprio editore per poter far carriera, ma si puo' scrivere gratis anche per un conoscente che sappiamo ricompensera' adeguatamente il favore, cosi' come si puo' scrivere gratis per un fornitore che ripaghera' con la stessa solerzia il favore reso.Queste cose accadono e continueranno ad accadere forse con maggiore facilità grazie alla supposta trasparenza della rete...:)
  • Anonimo scrive:
    Siamo sicuri?
    Conosco abbastanza i retroscena quotidiani della carta stampata. Sacrosante le critiche. A volte c'è di peggio di quello che intuiscono i lettori indignati. Ma non mi convince la fiducia nella rete come mezzo d'informazione migliore.Una maggiore "partecipazione" può riprodurre su scala più vasta e dispersiva contraddizioni e confusioni della carta stampata. Non vedete quanta gente parla ormai in tv? In media ascoltate discorsi più credibili di quando parlavano in pochi?In teoria la rete potrebbe far incontrare facilmente persone dotate di senso critico e magari capaci di aiutare altri a ragionare bene. In pratica questo succede - dico attualmente in Italia - troppo poco e troppo irregolarmente. Anche in rete c'è tanta monnezza. Si moltiplicano i siti di parole in libertà su ogni argomento. I moderatori che ti buttano fuori a capriccio, solo perché li hai un po' contraddetti, spuntano anche se non c'è di mezzo un potente giornalista televisivo. E non so se con la piega che la rete sta prendendo la situazione potrà migliorare a breve.La salute dell'informazione e della comunicazione dipendono dallo stato di civiltà e di cultura di una società, dagli interessi materiali che in quella società si scontrano ogni giorno, dai soldi con i quali si riescono a organizzare le centrali di notizie. I soldi ci vogliono. Produrre informazione è un lavoro che può diventare lungo e faticoso se si cerca di realizzare buoni servizi verificati e attendibili. Forse può costare solo un po' meno del giornalismo-spettacolo teorizzato da uno dei più autorevoli e mielosi giornalisti italiani. Lì non fa niente se qualcuno fa un capitombolo sulla notizia, anzi fischi e risate tra il pubblico riscaldano l'atmosfera, fanno vendere, basta che sia subito pronto il prossimo numero di varietà. E a proposito di soldi ... Perché Interlex - qualcuno di voi certo la conosceva - ha interrotto le attività?Nella carta stampata l'imbecille che scrive una piccola notizia-delirio la fa franca perché è la perfetta voce di un coro che delira tutti i giorni su questioni ben più importanti. Un esempio: è stata scatenata una guerra per prendere Bin Laden vivo o morto, la guerra è stata vinta (si dice), però di Bin Laden non si sa più niente (significherebbe che per gli avversari è diventato un imprendibile eroe-fantasma), comunque la guerra continuerà all'infinito. Non sappiamo più bene perché, ma tanto è certo che non appena cominceremo a chiedere perché succederà qualcosa per ricordarci che tutto quello che è stato già deciso, da qualche decina di persone per qualche miliardo di persone, è necessario, giusto, inevitabile.Per distrarci dalla tragedia della guerra possiamo passare alla commedia delle pagine di economia dove scrivono altri fior di "esperti", firme di prestigio, non gli zuzzerelloni a cui si affidano gli articoletti di colore su Internet. La borsa sale domani, forse scende fra una settimana, poi rimbalzerà e riscenderà nel medio periodo, risalirà nel lungo ... Tra l'orso e il toro che se la ridono la recessione c'è, non c'è o è figlia del re? Solo da poco qualcuno più serio ha cominciato a confessare chiaro di non capirci un accidente. O è solo per mettere le mani avanti? Intanto qualche ingenuo che si è fidato degli esperti è rimasto in mutande. Altro che gatti bonsai.Se dovesse valere la regola che chi scrive una fesseria viene licenziato, con quello che è stato scritto solo negli ultimi 4 o 5 mesi i giornalisti dovrebbero andarsene quasi tutti a casa.Credete davvero che Internet potrà facilmente sottrarsi agli andazzi? Io penso di no. Ma non lo penso con soddisfazione: mi farebbe molto piacere essere smentito dai fatti. Saluti
    • Anonimo scrive:
      Sì, siamo sicuri.
      Se questo forum non ti basta come fatto...Certo, c'è del marcio anche in rete, vedi siti porno, loghi & suonerie & spam, eccetera... ma c'è una possibilità di critica costruttiva, assente o molto poco stimolata sul versante dell'informazione tradizionale; vedi storiella numero 1...
      • Anonimo scrive:
        Re: Sì, siamo sicuri.
        Leggo regolarmente P.I. e ogni tanto partecipo ai dibattiti. Certo che lo considero un fatto. Ma non mi basta.P.I. potrebbe essere una delle eccezioni che confermano la regola. Le eccezioni ci sono anche nella carta stampata, soprattutto per le pubblicazioni specializzate, rivolte a lettori che ne sanno già qualcosa. E su un quotidiano d'informazione generale come La Stampa si leggono articoli abbastanza sensati su Internet.Nicchie a parte, vorrei sapere l'informazione alternativa in rete dove la troviamo. In clorofilla.it o in informationguerrilla.it? Non fatemi ridere. C'è buona volontà, ma mancano i soldi per permettere a una redazione di sopravvivere (non dico di guadagnare, non dico di arricchirsi) e di fornire regolarmente servizi ampi e puntuali. L'idea che si possa fare buona informazione basandosi sul volontariato - idea che circola molto tra gli entusiasti di Internet - è semplicemente sbagliata, pericolosa. All'occasione le redazioni volontarie possono sciogliersi come gelati ad agosto. Per giunta le redazioni economicamente fragili in caso di necessità possono essere facilmente comprate sfuse e in blocco, magari contro la volontà di chi ci lavora, magari per essere chiuse. Senza contare il possibile impiego di intimidazioni giudiziario-economiche. Se ancora non si sono scatenati estesi contrattacchi è segno che la libera informazione in rete non conta ancora un piffero.Per tutto questo considero esperimenti fragili P.I. e simili. Non so se a P.I. il lavoro è tutto o in parte volontario. Anzi a questo punto Mantellini ci potrebbe spiegare come funziona l'apparato. Però già si capisce che è indispensabile risparmiare i centesimi. Si lavora molto sui riporti e sui comunicati. Benissimo: lavora gente competente e appassionata che sa orientarsi bene, ci sono lettori attenti che partecipano. Ma inchieste autonome sui retroscena quante? Non credo per incapacità, ma perché uscire da quel tipo di organizzazione, mandare un inviato negli USA o a Taiwan, costa caro. Perciò bisogna lavorare su notizie prodotte da altri.Altro limite: P.I. cerca di non sbilanciarsi troppo in politica. Capisco lo sforzo necessario per non scontentare parte dei lettori. Ma separare l'informazione da esplicite scelte politiche è impossibile e alla lunga non funziona. Non parlo di scelte dirette per questo o l'altro schieramento ufficiale, ma di strategie generali. Negli USA è diverso: lì la stampa è un potere autonomo e fa la sua politica, persegue propri interessi. Con le concentrazioni finanziarie e gli intrecci di interessi anche lì l'autonomia, sempre relativa, sempre condizionata dalla pubblicità, potrà ridursi.In Italia persino la faccenda dei gatti bonsai può diventare politica, visto che qualcuno, mi pare, ha detto qui - a ragione - che gli incompetenti possono fare i giornalisti perché hanno una tessera in tasca o una protezione di partito,di categoria. Potrei continuare, però purtroppo oggi devo anche lavorare. Concludo: una meraviglia l'informazione libera, seria e democratica in rete, sono entusiasta anch'io, ma cerco di non farmi illusioni. Saluti
        • Anonimo scrive:
          Re: Sì, siamo sicuri.
          - Scritto da: Finnegan
          Per tutto questo considero esperimenti
          fragili P.I. e simili. Non so se a P.I. il
          lavoro è tutto o in parte volontario. Anzi a
          questo punto Mantellini ci potrebbe spiegare
          come funziona l'apparato. beh io non sono la persona piu' adatta per darti informazioni del genere, per sintetizzare in mnaiera un po' grossolana potrei dire che l'apparato funziona con una piccola redazione che lavora molto guadagnando poco
          Però già si
          capisce che è indispensabile risparmiare i
          centesimi. per quanto ne so e' cosi'....;)
          Altro limite: P.I. cerca di non sbilanciarsi
          troppo in politica. Capisco lo sforzo
          necessario per non scontentare parte dei
          lettori. Ma separare l'informazione da
          esplicite scelte politiche è impossibile e
          alla lunga non funziona. su questa cosa invece avrei qualcosa da dire: credo non sia vero per nulla. Non mi pare esista alcuno sforzo in tal senso come non esiste una linea editoriale pensata per non scontentare una parte dei lettori. Una prova di questo e' facilmente rintracciabile nella posizione fortemente critica che PI mantiene da anni sulla politica tecnologica dei nostri governi indipendentemente dal colore politico di questi...
          Potrei continuare, però purtroppo oggi devo
          anche lavorare. Concludo: una meraviglia
          l'informazione libera, seria e democratica
          in rete, sono entusiasta anch'io, ma cerco
          di non farmi illusioni. sono daccordo.....anche se la meraviglia rimane in piedi solo se aumenta il numero di persone che possono fare confronti autonomi fra i vari messaggi informativi che li raggiungono.....e qusto per fortuna sta in parte avvenendo.....salutiM.
          • Anonimo scrive:
            Re: Sì, siamo sicuri.
            - Scritto da: massimo mantellinicredo non sia vero per nulla. Non mi
            pare esista alcuno sforzo in tal senso come
            non esiste una linea editoriale pensata per
            non scontentare una parte dei lettori. Una
            prova di questo e' facilmente rintracciabile
            nella posizione fortemente critica che PI
            mantiene da anni sulla politica tecnologica
            dei nostri governi indipendentemente dal
            colore politico di questi...
            Una linea e una strategia per non scontentare parte dei lettori non ci saranno. Molte, troppe cautele però le vedo. Potrei sbagliarmi, ma mi riesce difficile digerire un'espressione tipo "indipendentemente dal colore politico di questi", che mi appare, appunto, effetto delle cautele.Non ho dubbi sul fatto che i vertici della sinistra italiana non hanno capito l'occasione della telematica. Occasione che poteva essere - che può essere ancora, speriamo - non solo di propaganda e di modernizzazione economica e burocratica, ma di rinnovamento della comunicazione sociale e politica. Non ho neanche dubbi sul fatto che la principale mira di questo "centrodestra" potrà essere solo uno sfruttamento della telematica in senso propagandistico, demagogico e infinitamente "aziendalistico".Abbiamo sotto gli occhi la tv berlusconiana, i bombardamenti sulla RAI, il conflitto d'interessi. Non mi pare di aver letto molto su P.I a proposito di queste questioncelle che pure mi sembrano attinenti ai problemi della libertà d'informazione. O davvero pensate che la Rete sia un mondo a parte?Comunque sono faccende complicate. Semmai approfondiremo un'altra volta, se i servizi di P.I ne offriranno l'occasione.Saluti
          • Anonimo scrive:
            Re: Sì, siamo sicuri.
            - Scritto da: Finnegan


            - Scritto da: massimo mantellini
            Potrei sbagliarmi, ma mi riesce difficile
            digerire un'espressione tipo
            "indipendentemente dal colore politico di
            questi", che mi appare, appunto, effetto
            delle cautele.spero di non risultare pedante, ma io invece credo che ti sbagli. Proprio perché alcuni fatti SONO o NON sono - indipendentemente dal loro colore politico.Ovvero ci sono scelte - faccio un esempio - sulla circolazione stradale che sono sbagliate o giuste; indipendentemente dal loro colore politico.Se causi un ingorgo, non è né di destra né di sinistra: perché questo si intende per colore politico.E questo era, a mio avviso, il senso di quella affermazione o precisazione ... ovvero rendeva l'idea di quanto insignificante sia il colore politico di certe affermazioni. "La giustizia non ha colore" in un certo senso.Anche sze non credo si volesse fare i paladini della libertà in una frase così piccola :-)
            Abbiamo sotto gli occhi la tv berlusconiana,
            i bombardamenti sulla RAI, il conflitto
            d'interessi. Non mi pare di aver letto molto
            su P.I a proposito di queste questioncellemi pare il minimo ... per un quotidiano di informatica, telematica e comunicazione.è così prezioso proprio per quello.E' anche vero che comunque ci sono dei momenti forti (che sono sempre supportati da dibattiti infiniti) che mi smentiscono. Io credo che ci sia un modo diverso da quello che ti aspetti, di gestire la cosa.A mio avviso tu punteresti verso certi argomenti che a PI non interessano.Non considerano il potente.Forse sono anarchici? ha ha!!!anche in questo caso esprimerebbero "involontariamente" una posizione politica.Oppure, spero, dicono quello che gli va di dire (trattano gli argomenti che gli va di trattare) fregandosene di altri bla bla di cui tutti hanno le scatole piene.Ma qui non credo che siano completamente d'accordo.Per questo sarebbe interessante un intervento della redazione, se non di Paolo D.A. direttamente...:-)
            che pure mi sembrano attinenti ai problemi
            della libertà d'informazione. O davvero
            pensate che la Rete sia un mondo a parte?non proprio, ma un modo diverso di vivere.per esempio do' più valore al GCN che alla polizia per quanto riguarda i Newsgroup.Non credo che la magistratura sarebbe d'accordo con me o nemmeno il legislatore ... ma tant'è, io la penso così.Rispetterò comunque le leggi, ma la penso così.
            Comunque sono faccende complicate. Semmai
            approfondiremo un'altra volta, se i servizi
            di P.I ne offriranno l'occasione.Sarebbe bello che la redazione rispondesse; ma se ho anche solo mezza ragione, non lo farà operché non gli importa; perché non è il genere di questione che gli interessa.Non è quella la politica che segue.Un po' come argomenti non ricercati in freenet ... spariscono.:-|(spero di non averla sparata troppo grossa ... he he!!)
          • Anonimo scrive:
            Gli ingorghi stradali sono di destra
            - Scritto da: Cavallo golOso
            Ovvero ci sono scelte - faccio un esempio -
            sulla circolazione stradale che sono
            sbagliate o giuste; indipendentemente dal
            loro colore politico.
            Se causi un ingorgo, non è né di destra né
            di sinistra: perché questo si intende per
            colore politico.
            Gli ingorghi stradali sono per la maggior parte di destra.Non escludo che qualche assessore al traffico di sinistra combini pasticci e abbia colpe. Però se ci pensi un attimo ti rendi conto che alla radice gli ingorghi stradali derivano essenzialmente da due fattori. Il primo è il modo sbagliato in cui si è permesso che crescessero le città, con speculazione edilizia e soddisfazione dei momentanei interessi economici individuali - quelli dei costruttori o palazzinari - anziché del bisogno che ha la maggior parte della gente di vivere in mezzo allo spazio e al verde, con strade larghe e quartieri forniti di servizi. Il secondo fattore è l'esagerato numero di automobili in circolazione, effetto di strategie politiche che per decenni hanno favorito lo sviluppo dell'industria automobilistica - altri interessi privati, e in Italia sappiamo quali - anziché lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico meno stressanti e inquinanti.Saluti
          • Anonimo scrive:
            Re: Gli ingorghi stradali sono di destra
            - Scritto da: Finnegan

            - Scritto da: Cavallo golOso


            Ovvero ci sono scelte - faccio un esempio
            -

            sulla circolazione stradale che sono

            sbagliate o giuste; indipendentemente dal

            loro colore politico.

            Se causi un ingorgo, non è né di destra né

            di sinistra: perché questo si intende per

            colore politico.


            Gli ingorghi stradali sono per la maggior
            parte di destra.....Per spiegare questa tua affermazione si possono fare varie ipotesi:1) E' una battuta.2) Sei un troll3) Le connessioni cerebrali sono già andate a nanna (vista l'ora...)4) Sei convinto di quello che dici.Spero proprio per te che l'ipotesi giusta non sia l'ultima .....
          • Anonimo scrive:
            Re: Gli ingorghi stradali sono di destra
            - Scritto da: TeX]zac[
            Spero proprio per te che l'ipotesi giusta
            non sia l'ultima .....Scusa Tex, un commento personale, ma non e' che stai esagerando prendendo sul serio certe sparate?Nei bar, per le strade, nei negozi, nelle case, si sentono continuamente sparate assurde, che fai? le correggi tutte?Se permetti un consiglio, non farti prendere dal vortice.
          • Anonimo scrive:
            Re: Gli ingorghi stradali sono di destra
            - Scritto da: ||
            - Scritto da: TeX
            ]zac[

            Spero proprio per te che l'ipotesi giusta

            non sia l'ultima .....

            Scusa Tex, un commento personale, ma non e'
            che stai esagerando prendendo sul serio
            certe sparate?Ma no dai, che si trolleggia un po' ... :-)
          • Anonimo scrive:
            Re: Gli ingorghi stradali sono di destra
            - Scritto da: TeX
            Ma no dai, che si trolleggia un po' ... :-)Visto che mi avete tirato in ballo vi dirò di più. Per dirla con il vostro linguaggio: l'open source è di sinistra, Windows e Microsoft sono di destra.E chi è convinto che Internet è un mondo a parte può chiarirsi le idee leggendo questo:http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,108525,00.htmlRegards
          • Anonimo scrive:
            sarebbe interessante un intrev.Redazione
            - Scritto da: massimo mantellini


            - Scritto da: Finnegan


            Per tutto questo considero esperimenti

            fragili P.I. e simili. Non so se a P.I. il

            lavoro è tutto o in parte volontario.
            Anzi a

            questo punto Mantellini ci potrebbe
            spiegare

            come funziona l'apparato.

            beh io non sono la persona piu' adatta per
            darti informazioni del genere, per
            sintetizzare in mnaiera un po' grossolana
            potrei dire che l'apparato funziona con una
            piccola redazione che lavora molto
            guadagnando poco su questo sarebbe interessante sentire la redazione; da quanto ne si sa, a parte la pubblicità, non c'è altro.Sono liberi professionisti che fanno altro per vivere e questo per passione.

            Però già si

            capisce che è indispensabile risparmiare i

            centesimi.

            per quanto ne so e' cosi'....;)
            Si; anche perché comunque sarebbe molto più "nel mezzo" non muoversi da casa e usare il mezzo stesso ... fare una indagine in chat con qualcuno, intervistare con netmeeting (o freeware ccorrispondente) ecc ecc...ma anche su questo punto, come sugli altri, sarebbe interessante un intervento diretto della redazione.

            Altro limite: P.I. cerca di non
            sbilanciarsi

            troppo in politica. Capisco lo sforzo

            necessario per non scontentare parte dei

            lettori. Ma separare l'informazione da

            esplicite scelte politiche è impossibile e

            alla lunga non funziona.

            su questa cosa invece avrei qualcosa da
            dire: credo non sia vero per nulla. Non mi
            pare esista alcuno sforzo in tal senso come
            non esiste una linea editoriale pensata per
            non scontentare una parte dei lettori. Una
            prova di questo e' facilmente rintracciabile
            nella posizione fortemente critica che PI
            mantiene da anni sulla politica tecnologica
            dei nostri governi indipendentemente dal
            colore politico di questi...Anche secondo me.A meno che non si intenda per "politica" solo "destra e sinistra" oppure i nomi dei vari politici ...La posizione di PI quando si schiera per "la libertà" è sempre stata vista da molti lettori come "comunismo" oppure "anarchia".Può anche darsi, anche se non credo. A me pare solo buon senso.Ma spesso essere dalla parte della propria idea è sufficiente per fare politica.Forse non sarà facile identificare una destra o una sinistra ... ma che me ne frega? non devo mica cercare una particolare parte politica per esprimere idee, convinzioni o critiche.Spesso sono d'accordo con Fini, a volte con Berlusconi. Poi mi sento tradito, poi sono d'accordo con agnoletto e poi con Bertinotti.E allora? A volte dicono cose vere e condivisibili, a volte no.Io però sono sempre il ricevente dell'informazione e non mi frega nulla di destra e sinistra.Credo che PI sia spesso fatto così.E comunque ... è un "quotidiano di informatica, telematica e comunicazione".Sono grato che non si limiti in maniera ferrea ... ma non vorrei cercare politica SEMPRE e dappertutto.Anche se si può argomentare sul fatto (filosofico) che tutto è politica.
        • Anonimo scrive:
          Re: Sì, siamo sicuri.
          - Scritto da: Finnegan
          Potrei continuare, però purtroppo oggi devo
          anche lavorare. Concludo: una meraviglia
          l'informazione libera, seria e democratica
          in rete, sono entusiasta anch'io, ma cerco
          di non farmi illusioni.
          Saluti;) Per certi versi hai ragione... in effetti "tutto gratis" potrebbe dare questo tipo di problemi, ma non saprei... ci potrebbero essere altre cose ad aiutare il "volontariato", tipo la pubblicità...Io, però, mi voglio fare illusioni.Parecchie, anche.Gente, fatevi qualche illusione, sù, che col pragmatismo non si sono ottenuti grandi risultati. Un po' di ambizione?
  • Anonimo scrive:
    Pagare per leggere castronerie....
    scritte da supponenti pennivendoli con latessera di partito nel taschino e' una raffinataforma di masochismo....m.
Chiudi i commenti