Il ritorno della DAD (che non se ne era mai andata)

Il ritorno della DAD (che non se ne era mai andata)

In Italia sono ormai decine di migliaia le famiglie che vivono nuovamente l'esperienza della DAD: quasi 8000 gli alunni in isolamento in Lombardia.
In Italia sono ormai decine di migliaia le famiglie che vivono nuovamente l'esperienza della DAD: quasi 8000 gli alunni in isolamento in Lombardia.

Viva la DAD, ci consente di studiare in pandemia. Aboliamo la DAD, ha creato problemi cognitivi. Viva di nuovo la DAD, è stata sottovalutata. Al bando la DAD, è la scuola che non vogliamo. E così via, di slogan in slogan, con ben poco approfondimento e una malcelata lotta politica sottesa ad ogni nuovo mantra. La realtà, nel frattempo, recita la sua parte ignorando i meme, gli slogan e le discussioni dei gruppi su Facebook. Ma la realtà non mente: la didattica a distanza non se ne è mai andata ed anzi in questi giorni sta tornando con nuova intensità.

La DAD è morta, viva la DAD

Della DAD non si può fare a meno e a dirlo sono i numeri: in Lombardia quasi 8000 alunni sono in questo momento in isolamento in virtù dell'aumento repentino delle classi in quarantena. L'aumento rapido delle positività, infatti, trova terreno facile tra i più giovani e meno vaccinati, creando nuovi focolai in rapida espansione. Mettere in quarantena la classe è una misura necessaria, contro la quale si intende ora agire con nuove misure cautelative.

La prima è puramente formale: se la positività è isolata (proveniente presumibilmente da ambiente casalingo), sarà sufficiente l'isolamento dell'alunno infetto; la quarantena andrebbe a scattare alla terza positività di classe, poiché questo indicherebbe situazioni di focolaio necessariamente da estirpare. Le misure sono al vaglio, soppesate anche in proporzione all'incedere dei vaccini e dell'obbligo del Green Pass, ma potrebbero diventare realtà già nel giro di breve.

La seconda è più sostanziale: secondo le ultime ipotesi, già entro Natale potrebbe essere possibile avviare i vaccini Pfizer tra i ragazzi tra 5 e 12 anni. Ciò consentirebbe di “restituire gli spazi di socialità” (parole del prof. Locatelli, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico) ai minori, mettendoli al riparo dai – pur rari – casi di pericolo e, soprattutto, chiudendo una delle autostrade preferite dal virus per moltiplicarsi.

Non c'è alternativa, per ora

Nel frattempo non c'è alternativa: soltanto la “Didattica A Distanza” consente di proseguire il percorso di studi, pur tra mille ostacoli e non poca improvvisazione. Come per lo smart working, la pandemia lascerà sulla propria strada qualche rammarico e qualche passo avanti: indubbiamente il ricorso continuativo alla DAD ha imposto una accelerazione nella penetrazione della cultura digitale nelle scuole e nelle famiglie, ma al tempo stesso si sarebbe potuto fare probabilmente di più per comprendere meglio le dinamiche di insegnamento e apprendimento in questa dimensione.

La polarizzazione ha tuttavia messo sullo stesso fronte gli scettici della DAD e gli scettici dello smart working: lo scetticismo, infatti, non sembra essere tale, quanto più una malcelata sfiducia nei confronti delle nuove tecnologie. Di solito si ha paura di ciò che non si conosce e la realtà si nasconde probabilmente in questo antico retaggio culturale ereditato dal nostro sistema Paese. Qualcosa, indubbiamente, sta però cambiando e la DAD (che mai se ne era davvero andata), è nuovamente nelle case di decine di migliaia di famiglie in tutta Italia.

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04 11 2021
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