Immuni fino al confine: l'occasione mancata dell'UE

L'Europa non ha saputo sviluppare un'app univoca di contact tracing, ma ora ha la necessità assoluta di far dialogare tutte le app sviluppate.
L'Europa non ha saputo sviluppare un'app univoca di contact tracing, ma ora ha la necessità assoluta di far dialogare tutte le app sviluppate.
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L’italiana Immuni, così come le altre app per il contact tracing a livello europeo, ha un grave limite che rischia di esplodere tra le mani degli utenti e delle strategie per il contenimento del contagio: i confini. Immuni, infatti, è pensata per funzionare sugli smartphone degli italiani, in ossequio alle normative italiane, sulla base di strategie italiane e con efficacia effettiva all’interno dei confini italiani. Fuori dalla nostra nazione, infatti, la presenza di altre installazioni di Immuni sarebbe minima e non potrebbe garantire alcunché: l’app diventerebbe del tutto inutile.

L’occasione mancata

Il problema non è però di Immuni in sé, né di alcuna altra app omologa: il problema è politico in primis. L’emergenza sanitaria ha trovato l’Europa impreparata sotto molti punti di vista (attenzione: non è che altre federazioni si siano fatte trovare più pronte e ogni riferimento agli Stati Uniti d’America è ovviamente voluto ed esplicito). La questione del contact tracing è sotto gli occhi di tutti: sebbene la GDPR sia forse una delle poche basi realmente comuni che l’Europa può vantare come vera e propria avanguardia, e sebbene proprio la tutela della privacy avrebbe potuto essere il collo di bottiglia per una realizzazione simile, si è arrivati a sviluppare app indipendenti invece di coordinare una realizzazione unica europea.

Siamo in emergenza e ogni giudizio deve essere calmierato dalla necessaria comprensione: in emergenza si agisce d’impulso, spesso in modo grossolano, a volte in modo anche sbagliato, ma necessariamente rapido. Ora però questo problema diventa evidente nel momento stesso in cui l’ipotesi di apertura dei confini inizia a farsi concreta, sia pur se a macchia di leopardo e non sempre con approccio bilaterale. Insomma: se un italiano andrà in Svizzera ed incontrerà in ufficio una persona positiva, in che modo l’app potrà segnalare il contatto se non v’è compatibilità tra le app utilizzate dai due paesi? E cosa accadrà ad un tedesco che dovesse venire sulle spiagge italiane quest’estate? Possiamo ipotizzare una vacanza in Costa Azzurra con relativa tranquillità, oppure dobbiamo dimenticare l’uso di Immuni non appena varcato il confine?

Interoperabilità cercasi

L’UE ha coordinato i lavori e ora potrebbe/dovrebbe fare un passo ulteriore: garantire la piena compatibilità delle app di contact tracing, cosa su cui si sta in effetti lavorando. Ancora una volta in emergenza, però: le app stanno per essere rilasciate tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, periodo probabilmente corrispondente anche all’apertura dei primi confini. L’UE ha esplicitato il principio, ma al momento con poca concretezza:

In considerazione della natura transfrontaliera dei trasporti è importante lavorare sull’interoperabilità e la mutua accettazione di queste misure.

L’aver lavorato su binari differenti, pur se paralleli, costringerà ora ad un lavoro supplementare e ad ulteriori ritardi per far sì che le app (le nazioni?) possano dialogare (capirsi?). L’interscambio dei codici anonimi usati per l’identificazione dei tracciamenti e dei casi di positività è la base non soltanto per far funzionare il contact tracing, ma forse per far funzionare in modo più profondo una vera idea di “Europa”.

Un’emergenza che mette tutte le nazioni sullo stesso piano deve costringere l’UE a ragionare non soltanto di MES e di stimoli, ma anche di regole e risorse da mettere a fattor comune, lavorando in modo cooperativo (e non soltanto coordinato) su progettualità condivise. Sia questa una delle lezioni di cui far tesoro per il post-pandemia.

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16 05 2020
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