Passaporto vaccinale con l'app Immuni: l'idea di Colao

L'app Immuni diventerà passaporto vaccinale?

Il software, già impiegato con scarso successo per il contact tracing, potrebbe trovare un secondo ambito di applicazione come passaporto vaccinale.
Il software, già impiegato con scarso successo per il contact tracing, potrebbe trovare un secondo ambito di applicazione come passaporto vaccinale.
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Non siamo stati in grado di far sì che il progetto Immuni potesse esprimere appieno il proprio potenziale come strumento di contact tracing, su questo non ci sono dubbi. E se l’applicazione potesse ora vivere una seconda vita come passaporto vaccinale?

La seconda vita di Immuni, oltre il contact tracing

A lanciare l’ipotesi Vittorio Colao, Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, intervenuto nella giornata di ieri in audizione alla Commissione Trasporti della Camera. Riportiamo di seguito la trascrizione del passaggio in cui si parla del possibile futuro di Immuni.

L’app Immuni non ha avuto un grande successo di pubblico, ora lo possiamo anche dire, ma potrebbe, in un’ottica futura di passaporto vaccinale, avere una utilità. Il motivo per cui la stiamo mantenendo e aggiornando, ora si può inserire anche il risultato del tampone, è che probabilmente in qualche modo potrà essere utile. Diciamo che non è stato un successo, ma non è stato un successo in nessun paese europeo, quindi non credo possiamo sentirci male per questo.

Transizione digitale e obiettivi al 2026

Nel suo intervento, Colao ha in più occasione sottolineato la necessità di essere più decisi nell’attuazione delle misure strategiche di transizione digitale, soffermandosi su temi come pubblica amministrazione, infrastrutture, cloud, dati, SPID, PagoPA, IO, startup, intelligenza artificiale, sicurezza e competenze. Il Ministro ha posto obiettivi da raggiungere entro il 2026:

  • 70% della popolazione che utilizza regolarmente l’identità digitale;
  • 70% della popolazione “digitalmente abile”;
  • 75% della PA italiane che fruiscono di servizi cloud;
  • 80% dei servizi pubblici erogati online;
  • 100% di famiglie italiane e imprese raggiunte da banda ultralarga.

Quest’ultimo punto era stato discusso già nelle scorse settimane, con riferimento diretto a connessioni da 1 Gbps. Ad oggi il 60% delle famiglie non usufruisce dei servizi Internet su rete fissa e non ha accesso ad una connessione di almeno 30 Mbps. Le ripercussioni si sono manifestate in particolare nel corso dell’ultimo anno in conseguenza all’adozione massiccia e sul larga scala di smart working, didattica a distanza e più in generale degli strumenti per la comunicazione da remoto.

Fonte: Camera
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