Immuni e regioni: meglio in Abruzzo, male in Sicilia

La diffusione capillare di Immuni non avrebbe impedito la seconda ondata di contagi, ma di certo sarebbe risultata utile nella sua gestione.
La diffusione capillare di Immuni non avrebbe impedito la seconda ondata di contagi, ma di certo sarebbe risultata utile nella sua gestione.
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In Abruzzo il 15,9% della popolazione con età superiore a 14 anni ha scelto di scaricare Immuni sul proprio smartphone, prendendo così parte all’iniziativa nostrana per il contact tracing. Va decisamente peggio in altre parti d’Italia dove la quota è significativamente più bassa: fanalino di coda della classifica è la Sicilia con il suo 7,8%.

La diffusione di Immuni nelle regioni d’Italia

Queste le percentuali nelle diverse regioni: Abruzzo (15,9%), Toscana (15,7%), Emilia-Romagna (15,5%), Sardegna (15,1%), Lazio (14,9%), Umbria (14,9%), Marche (14,7%), Liguria (14,0%), Lombardia (13,4%), P.A. Trento (13,6%), Veneto (12,4%), P.A. Bolzano (12,2%), Piemonte (11,7%), Friuli-Venezia Giulia (11,5%), Valle d’Aosta (11,5%), Basilicata (10,9%), Puglia (10,5%), Molise (10,4%), Campania (8,8%), Calabria (8,2%), Sicilia (7,8%).

La distribuzione di Immuni nelle regioni italiane

I numeri sono quelli riportati sul sito ufficiale di Immuni attraverso la dashboard online dall’inizio di ottobre che raccoglie le statistiche fornite dal Ministero della Salute. La media nazionale è fissata al 12,5%.

È bene tenere conto che si tratta di una proiezione aggiornata al 30 settembre (la precedente era al 31 agosto) e che nelle ultime settimane la situazione potrebbe essere cambiate, in modo comunque non sufficiente a garantire un’efficacia adeguata dell’iniziativa per il contact tracing: al 22 ottobre i download registrati erano 9,28 milioni, coloro che hanno segnalato la propria positività a COVID-19 tramite l’app solo 1.202.

Il download di Immuni è ancora utile

Con una diffusione poco capillare di Immuni abbiamo perso un’occasione. A poco è servita la chiamata a farsi trovare pronti per quella seconda ondata di contagi che in tanti avevano previsto vedendosi puntare il dito contro con accuse di disfattismo e terrorismo mediatico. La speranza di aver lasciato alla spalle la crisi sanitaria nutrita in estate è oggi un lontano ricordo, nelle ultime settimane i freddi numeri e le cronache quotidiane hanno infranto l’illusione, facendo riprecipitare il Paese nell’incubo.

L’app non avrebbe in alcun caso sconfitto il coronavirus, ma di certo sarebbe risultata utile a gestire una situazione tornata velocemente fuori controllo. Serve ancora scaricarla? Sì. L’emergenza purtroppo non finirà a breve: sarebbe cosa buona farsi trovare pronti per quel che verrà dopo questo ennesimo picco, ASL permettendo.

Fonte: Immuni
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