DPCM, per le ASL l'obbligo di operare su Immuni

Il DPCM obbliga le autorità sanitarie locali a trasmettere al sistema centrale di Immuni i codici degli utenti positivi: aggirato il pericolo Veneto.
Il DPCM obbliga le autorità sanitarie locali a trasmettere al sistema centrale di Immuni i codici degli utenti positivi: aggirato il pericolo Veneto.
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Non solo un nuovo giro di vite per le occasioni di assembramento; non solo un nuovo incoraggiamento per lo smart working; non solo nuove disposizioni per bar e ristoranti. Il nuovo DPCM firmato dal Presidente del Consiglio nella giornata di ieri ha messo nero su bianco anche un intervento specifico in tema di tracciamento dei contagi, facendo riferimento specifico all’app Immuni.

Immuni: le ASL agiscano

Recita il relativo intervento, a modifica di quelli antecedenti e migliorativo in virtù dell’obbligo imposto alle autorità locali:

al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’App Immuni, è fatto obbligo all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività.

Dietro questa breve frase v’è la risposta del Governo al Veneto (ed a quante altre regioni possano aver seguito la stessa direzione) che fin qui non avevano portato avanti il giusto impegno nei confronti di Immuni, invalidando così lo sforzo degli italiani che avevano scaricato e installato l’app. Un piccolo intervento con il quale il Governo rimette Immuni al centro delle attività di contact tracing, cercando così di avere una migliore gestione delle catene di contagio e limitare pertanto l’espandersi del corso pandemico.

Non è chiaro quante regioni non avessero ancora provveduto a caricare i codici degli utenti positivi, ma le segnalazioni provenienti da più parti indicavano in questa scarsa collaborazione uno dei vulnus del sistema in questa prima fase della seconda ondata. Il DPCM impone ora il caricamento dei codici da parte delle ASL, le quali dovranno pertanto provvedere ogni qualvolta l’utente ne faccia richiesta dopo aver certificato la propria positività al tampone. Prima di ipotizzare l’obbligatorietà dell’app, è decisamente più opportuno pensare di far funzionare il sistema Immuni nella sua complessità, altrimenti ogni altra considerazione lascia il tempo che trova.

Quel che poteva apparire logico, è ora imposto in virtù di frizioni politiche tra autorità differenti quali Stato e Regione: è da valutare ora come e se andrà ad accelerare il numero dei positivi registrato da Immuni, nonché la risposta che il sistema riuscirà a dare in termini pratici. Forse, finalmente, potremo pesare Immuni per metterne in evidenza pregi e virtù.

L’app era arrivata a quota 8,8 milioni di download in data 15 ottobre: a distanza di un weekend con ogni probabilità è stata superata quota 9 milioni e si viaggia verso i 10 milioni entro la settimana. Poter offrire ai cittadini maggiori certezze su Immuni potrebbe essere di grande aiuto, soprattutto se il numero dei contagi dovesse diminuire e l’attività diagnostica da tampone potesse farsi più serrata. In poche settimane, infatti, la percentuale di positivi in proporzione al numero dei tamponi è salita dal 3 al 12%: nella fase di punta della pandemia primaverile, questa percentuale era pari al 24% e portò al lockdown generalizzato.

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19 10 2020
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