Impianto retinico può ridare la vista ai non vedenti

Impianto retinico può ridare la vista ai non vedenti

Un team di ingegneri della EPFL ha realizzato un impianto retinico con 10.500 elettrodi che potrebbe essere dare una vista artificiale ai non vedenti.
Un team di ingegneri della EPFL ha realizzato un impianto retinico con 10.500 elettrodi che potrebbe essere dare una vista artificiale ai non vedenti.

Un team di ingegneri della EPFL (Scuola Politecnica Federale di Losanna) ha sviluppato una tecnologia che potrebbe parzialmente ridare la vista ai non vedenti. Si tratta di un impianto retinico che funziona insieme ad un paio di occhiali smart e un microcomputer. Serviranno ancora molti anni di ricerche per ripristinare la vista completa, ma è comunque un inizio promettente.

Elettrodi, smart glass e microcomputer

Il sistema sviluppato dal team guidato da Diego Ghezzi consente di ottenere una forma di visione artificiale attraverso l'uso di elettrodi che stimolano le cellule retiniche. Una fotocamera integrata negli occhiali cattura le immagini e invia i dati ad un microcomputer inserito in una stanghetta. Il microcomputer converte i dati in segnali luminosi che sono trasmessi agli elettrodi dell'impianto retinico.

Gli elettrodi stimolano la retina in modo tale da generare un'immagine in bianco e nero composta da punti di luce. Chi indossa gli occhiali deve quindi interpretare i numerosi punti di luce per distinguere forme e oggetti. In pratica è come riconoscere le costellazioni guardando le stelle nel cielo notturno. Al momento però i test sono effettuati tramite la realtà virtuale, in quanto è necessario attendere l'autorizzazione per i test sui pazienti.

Impianto retinico

L'impianto retinico contiene 10.500 elettrodi, ognuno dei quali genera un punto di luce. Il team dovrà valutare se il numero è sufficiente per avere una buona risoluzione delle immagini e se il campo visivo di 35 gradi è adeguato. Secondo gli ingegneri, il sistema è già pronto per i test clinici, ma bisognerà attendere molto tempo prima che la tecnologia possa essere impiantata nei pazienti.

Fonte: EPFL
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20 03 2021
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