India, Nokia deve pagare altre tasse

La richiesta del fisco locale mette in dubbio la cessione di uno stabilimento di produzione destinato a Microsoft. Espoo potrebbe dover accettare di rimetterci, in un modo o nell'altro
La richiesta del fisco locale mette in dubbio la cessione di uno stabilimento di produzione destinato a Microsoft. Espoo potrebbe dover accettare di rimetterci, in un modo o nell'altro

Nokia non avrebbe versato abbastanza tasse per le sue attività indiane, e ora il fisco locale pretende la costituzione di un ingente fondo di garanzia prima che lo stabilimento di produzione di Chennai venga ceduto a Microsoft per assicurare che l’azienda finlandese paghi quanto dovuto se riconosciuta colpevole. La cifra in ballo, oltre 500 milioni di dollari , mette in difficoltà Espoo: che minaccia di chiudere definitivamente lo stabilimento, visto che l’intera questione genera un significativo esborso economico che metterebbe in crisi le sue casse e a rischio il posto di lavoro di migliaia di operai.

La querelle tra Nokia e il fisco indiano ha già attraversato diversi stadi e livelli della giustizia di Nuova Delhi: l’ultima a pronunciarsi è stata la Corte Suprema , che ha ribadito la validità di un precedente pronunciamento di un altro tribunale. Di fatto a Nokia è richiesta la costituzione di un fondo di garanzia da quasi 600 milioni di dollari (572,5 al cambio attuale con la rupia, oltre 400 milioni di euro) per provvedere al pagamento di tasse arretrate (contestato il periodo che va dal 2006 al 2013) legate alle attività svolte nello stabilimento di Chennai. In quest’ultimo trovano impiego circa 8mila lavoratori : da Espoo fanno sapere che la complicata situazione potrebbe mettere a rischio il loro lavoro, visto che Nokia non è in grado e non è interessata a mantenere la produzione di terminali mobile in quel sito dopo che l’accordo di vendita del ramo d’azienda a Microsoft sarà stato concluso.

Proprio per la fine di marzo è attesa la conclusione del lungo processo di acquisizione che ha condotto Redmond ad accaparrarsi le attività relative a cellulari e smartphone dell’azienda finlandese: l’intero affare vale oltre 7 miliardi di dollari, e lo stabilimento di Chennai è parte integrante dell’accordo , ma le contestazioni del fisco indiano hanno frenato la conclusione del passaggio di consegne. Nokia potrebbe comunque portare a termine la cessione mantenendo il controllo del sito produttivo, e in aula ha fatto sapere di poter gestire per un breve periodo l’attività in loco svolgendo il ruolo di appaltatore per Microsoft: ma si tratterebbe di una soluzione a breve termine, e se entro pochi mesi non venisse chiarita la vicenda fiscale non ci sarebbero alternative se non chiudere la fabbrica e accettare di incassare una perdita.

Il fisco indiano contesta a Nokia di aver dirottato in patria i guadagni ottenuti grazie alle attività indiane, mentre dichiarava perdite nei bilanci presentati alle autorità di Nuova Delhi. Per questo ora l’India pretende il pagamento di arretrati e sanzioni, e Nokia si era detta disposta a costituire un fondo di garanzia da 300 milioni di dollari in attesa della sentenza finale: le divergenze nascono sulla valutazione fornita da Espoo riguardo il valore dei suoi asset indiani, valore sul quale si baserebbe anche il calcolo dell’ammontare definitivo degli arretrati da versare. Secondo il fisco Nokia avrebbe sottostimato deliberatamente queste cifre per ridurre l’importo finale , secondo Nokia il fisco non terrebbe conto della reale situazione dei bilanci del sito produttivo e dell’andamento del mercato: immobilizzare una somma ingente come 600 milioni di dollari creerebbe seri problemi di liquidità e dunque operativi, oltre ad ostacolare il passaggio dello stabilimento al nuovo proprietario.

In una nota , Nokia ha fatto sapere di essere “delusa” dalla decisione della Corte Suprema, e ha preso tempo per valutare quali sia l’opzione migliore a questo punto.

Luca Annunziata

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17 03 2014
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