Un recente studio condotto da alcuni scienziati ha rivelato che il cervello umano potrebbe essere in grado di prevedere le interazioni sociali prima che queste accadano. La ricerca ha coinvolto dei pesci zebra, mettendo in luce un comportamento natura ed essenziale in tutto il regno animale. I ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme hanno deciso di monitorare l’attività cerebrale di questi animali mentre altri nuotavano nelle vicinanze.
“I ricercatori hanno scoperto che quando i pesci monitorati decidevano di spostarsi per raggiungere i loro simili, un’esplosione riconoscibile di attività neuronale precedeva il loro avanzamento“, hanno spiegato gli esperti di Science Alert. “Questa attività è stata osservata nel pallio, una parte del cervello del pesce zebra associata a comportamenti più complessi“.
Si ritiene che sia l’equivalente dell’amigdala e dell’ippocampo nel cervello umano: è lì che elaboriamo le emozioni, immagazziniamo i ricordi, diamo contesto e valutiamo i segnali sociali ed emotivi.
I ricercatori, nel loro articolo pubblicato recentemente, hanno dichiarato: “Un’attività neurale distinta e distribuita emerge pochi secondi prima dei movimenti di avvicinamento, caratterizzata da un’attività aumentata nei neuroni palliali e da un’attività ridotta nelle popolazioni del mesencefalo e del rombencefalo. Queste dinamiche coordinate prevedono in modo affidabile i movimenti di avvicinamento tra le diverse regioni e tengono conto delle differenze individuali nel comportamento sociale“.
Il cervello umano e le interazioni sociali: può davvero prevederle
Il cervello umano può davvero prevedere le interazioni sociali? la Neuroscienziata Lilach Avitan, dell’Università Ebraica di Gerusalemme, ha affermato: “Questo studio identifica una firma neurale a livello cerebrale dell’approccio sociale che emerge prima ancora che inizi il movimento. Questa caratteristica non solo predice se un’azione futura sarà di natura sociale, ma anche quanto fortemente l’individuo sia motivato da fattori sociali“.
I ricercatori hanno aggiunto: “Sono necessarie ulteriori ricerche per scoprire come questa distinzione neurale tra movimenti di avvicinamento e di allontanamento sia plasmata dallo sviluppo, dalle precedenti esperienze sociali, dai neuropeptidi, dalla genetica e dagli stati interni. Il nostro lavoro ha definito un quadro di riferimento solido per analizzare il contributo di ciascun fattore a livello neuronale funzionale“.