Internet sempre più radioweb

Come già in Italia, si allarga il numero dei paesi che adotta la nuova licenza unica, studiata per fornire alle radio digitali quel che serve per operare in armonia con major e detentori dei diritti. Il futuro è streaming?
Come già in Italia, si allarga il numero dei paesi che adotta la nuova licenza unica, studiata per fornire alle radio digitali quel che serve per operare in armonia con major e detentori dei diritti. Il futuro è streaming?


Londra – Soundexchange, la società che negli Stati Uniti gestisce i diritti d’autore in modo non dissimile dalla SIAE italiana, ha firmato la licenza unica sul webcasting , uno strumento che sta allargandosi a macchia d’olio e destinato a produrre conseguenze formidabili per le web radio e la diffusione in streaming dei contenuti.

Quella di Soundexchange viene considerata dai promotori della licenza, gli uomini della IFPI , una firma essenziale per il successo dell’iniziativa vista la straordinaria importanza del mercato statunitense.

E la sensazione che si sia dinanzi ad una accelerazione, destinata a portare a nuovi equilibri , e forse persino armonie, tra produttori, discografici e radio digitali viene ulteriormente confermata dall’annuncio di altre importanti firme giunte in queste ore sotto quella licenza. Hanno infatti firmato anche le società di raccolta dei diritti islandese (SFH) e irlandese (PPI), portando quindi a 16 il numero di paesi che hanno aderito.

La licenza, frutto di un recente accordo tra i discografici , offre alle web radio il permesso a trasmettere , un permesso valido in tutti i paesi aderenti. Fino ad oggi, infatti, le radio dovevano interagire in ogni diverso paese con le entità nazionali che si occupano dei diritti dei fonografici. Per ottenere la licenza, ciascuna emittente deve sottoscrivere il documento nel proprio paese di origine (per l’Italia si occupa della gestione delle licenze la SFC, Società Consortile Fonografici).

Quando si parla di web casting si fa riferimento ad una quantità di attività digitali in continua espansione. Si pensi che soltanto negli Stati Uniti sono attivi circa 1.250 operatori radio streaming dotati di licenza.

Tutto questo naturalmente entusiasma i discografici, da lungo tempo a caccia di nuovi modelli di business che possano rivelarsi vincenti nell’era digitale, un’era che ha fin qui visto crescere in modo straordinario la condivisione senza controllo di musica e altri contenuti tra milioni di utenti internet e, solo negli ultimi tempi, un mercato legale del download e dello streaming.

Secondo il vicedirettore generale di IFPI, Lauri Rechardt, la licenza unica “rappresenta un passo avanti importante” per tutti i soggetti coinvolti, compresi coloro che vogliono “diffondere musica legalmente in streaming”.

La licenza sul web casting che sta sollevando tanta attenzione è arrivata poco dopo quella sul simulcast , ossia la diffusione di musica sui media tradizionali e, contestualmente, su internet, una licenza già sottoscritta da operatori in 33 paesi. Ed è proprio il simulcasting al centro del più importante accordo firmato dai discografici con il mondo delle radio negli Stati Uniti nei giorni scorsi, un’intesa da 1,7 miliardi di dollari avallata da un tribunale distrettuale, che potrebbe significare la fine della querelle tra discografici e radio digitali.

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19 10 2004
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