iPad, il nome della discordia

Accolti dal tribunale di Hong Kong alcuni documenti portati da Apple che dimostrerebbero l'esistenza di una precedente transazione sulla proprietà del nome. Mentre continuano i sequestri e Proview pensa ad una causa a stelle e strisce
Accolti dal tribunale di Hong Kong alcuni documenti portati da Apple che dimostrerebbero l'esistenza di una precedente transazione sulla proprietà del nome. Mentre continuano i sequestri e Proview pensa ad una causa a stelle e strisce

In Cina il nome di iPad è ad un bivio: da un lato continua il procedimento dell’azienda locale Proview, che rivendica per sé i marchi “iPad” e “IPAD” e che, forte di una prima sentenza favorevole, ha chiesto e sta ottenendo il blocco delle importazioni; dall’altro Apple è ricorsa in appello e con l’accettazione di nuovi documenti ha una nuova freccia al suo arco.

La novità più rilevante per Cupertino è che può usare in appello alcuni documenti precedentemente depositati da Proview: lo ha deciso il tribunale di Hong Kong che ha respinto invece la richiesta di Apple di impiegare anche documenti che Proview “deve produrre in futuro”.

I documenti ora accolti potrebbero anche contenere lo scambio di missive tra le parti, che testimonierebbe l’avvenuto passaggio di diritti di proprietà relativi al nome iPad da Proview alla britannica IP Application: in questi documenti vi sarebbero le prove dell’accordo da 35mila sterline (circa 40mila euro) raggiunto tra le parti per la proprietà del marchio.

Della questione, infatti, è pacifico che Proview abbia registrato per prima il marchio (rivolgendosi tra il 2000 e il 2004 agli organi competenti in Europa, Cina, Messico, Corea del Sud, Singapore, Indonesia, Tailandia e Vietnam); fino ad ora sembrava inoltre altrettanto chiaro che la stessa avesse venduto i diritti di sfruttamento del marchio iPad fuori dalla Cina alla britannica IP Applications nel 2006 e che successivamente da questa fossero stati acquistati da Apple.

La questione, piuttosto, si gioca sui diritti geograficamente collocati in Cina : la materia della proprietà intellettuale è strettamente legata alla nazione in cui i diritti sono rivendicati/conferiti dalle autorità e quindi non è difficile avere casi di diversi proprietari di un medesimo nome, o di una tecnologia simile, a seconda del paese a cui ci si riferisce.

Il primo grado di giudizio nella vicenda legale che si svolge davanti ai tribunali cinesi se l’è aggiudicato l’azienda locale Proview che sta cercando ora di farla valere per veder bloccate le importazioni del tablet con la Mela in Cina: le autorità avrebbero già contattato i rivenditori locali affinché il tablet sia rimosso dagli scaffali.

Mentre sembrerebbe che Proview abbia chiesto l’estensione della decisione al prossimo venturo iPad 3, contro il blocco di iPad 2, ormai, sembrano rimanere solo i doganieri e gli altri operatori della catena commerciale: secondo Proview sta risultando molto difficile fronteggiare la passione degli utenti per le tavolette con la Mela.

La questione, d’altra parte, sembra essere andata oltre a quello che ci si poteva aspettare: a differenza dei brevetti, per i marchi nella normativa occidentale a contare non è tanto chi registra prima un determinato nome, ma chi lo sfrutta commercialmente in modo tale da creare un’associazione per i consumatori . Quindi sembrerebbero esserci ancora meno presupposti per Proview, la cui idea di “iPad” era un dispositivo basato su Windows proposto nel 1998 e ben presto finito nell’anonimato. L’azienda stessa, anche per questo, navigava in acque decisamente cattive: fin dall’inizio la sua causa è apparsa più che altro un “tutto per tutto” dettato più dalla disperazione che dall’intenzione di difendere un proprio prodotto legittimamente sul mercato.

Le cose però stanno andando, per l’azienda cinese, meglio di quanto sperato: dalla causa cinese Proview spera così ora di ottenere da Apple danni pari a 2 miliardi di dollari, tanto che starebbe anche pensando di estendere la denuncia anche ai tribunali statunitensi, davanti cui vorrebbe contestare anche il passaggio dei diritti legati al marchio iPad fuori dalla Cina. La sua vendita a IP Application sarebbe viziata dalla promessa da parte di quest’ultima di non competere con quel nome nel settore dei device tecnologici e dal fatto che il passaggio di proprietà del marchio sarebbe stato sottoscritto non da essa, ma da una sua sussidiaria.

Claudio Tamburrino

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