La RAM costa sempre di più a causa dell’AI. E Apple, che ha bisogno di RAM per l’iPhone 18, si trova in mezzo a questa tempesta di rincari. La soluzione? Non aumentare i prezzi. Almeno non quelli di partenza. Apple assorbirà i costi internamente invece di scaricarli sui consumatori. A dirlo, è Ming-Chi Kuo, l’analista della supply chain che sa sempre tutto prima di tutti.
Apple non aumenta prezzi iPhone 18 nonostante carenza RAM
Apple compenserà con i servizi. Apple Music, iCloud, Apple TV+, App Store, tutti gli abbonamenti che generano miliardi ogni trimestre. Quelli copriranno i rincari delle RAM. Così l’iPhone 18 base potrà restare a 799 o 899 dollari (ma non i modelli Pro, Pro Max), stesso prezzo dell’iPhone 17, anche se i componenti costano di più.
È una strategia che ha il suo perché. Apple sa che aumentare i prezzi dell’iPhone è rischioso. La gente protesta, compra meno, si lamenta sui social. Meglio assorbire i costi e recuperare con gli abbonamenti che la maggior parte degli utenti paga senza pensarci.
Il problema però, è che non è solo la RAM a scarseggiare. Anche altri componenti sono difficili da trovare. Fibra di vetro per circuiti stampati, materiali che Apple, Nvidia, AMD, Qualcomm usano tutti, e che le aziende di AI stanno comprando massicciamente. Il boom dell’intelligenza artificiale sta creando scarsità ovunque. E Apple rischia di rimanere senza componenti mentre altri pagano di più.
Negoziazioni trimestrali (invece di semestrali)
Kuo riporta che Apple ha cambiato strategia con i fornitori di RAM. Prima negoziava prezzi semestralmente: accordo di sei mesi, prezzo fisso, fine. Ora negozia trimestralmente: ogni tre mesi, nuove discussioni, nuovi prezzi. Il mercato delle memorie è troppo volatile. I prezzi cambiano troppo velocemente. Un accordo semestrale blocca a un prezzo che potrebbe diventare sconveniente se il mercato si muove. Con le negoziazioni trimestrali, Apple ha più flessibilità. Se i prezzi scendono, rinegozia al ribasso. Se salgono, almeno non è bloccata per sei mesi interi.
Ma Kuo si aspetta che i costi aumentino ulteriormente nel prossimo ciclo di negoziazioni. Apple quindi, pagherà di più per la RAM nei prossimi mesi. E dovrà assorbire quei costi senza aumentare prezzi iPhone. Una scelta sostenibile solo se i servizi compensano. Apple fa circa 80 miliardi all’anno di revenue dai servizi. Se assorbe qualche centinaio di milioni in più di costi RAM, può permetterselo. Ma se tutti i componenti aumentano, RAM, fibra di vetro, chip, schermi, a un certo punto sarà troppo. Anche Apple ha dei limiti.
L’AI sta divorando tutto…
Il problema di fondo è che l’AI sta divorando la supply chain tech. Nvidia, AMD, Google, Microsoft, Amazon, tutti comprano componenti a palate per costruire data center AI. E chi paga di più, ha la priorità. Le aziende di AI hanno budget enormi e margini altissimi. Possono permettersi di pagare prezzi gonfiati. Apple vende iPhone con margini buoni, ma non astronomici. Non può competere sui prezzi con chi vende server a decine di migliaia di dollari l’uno.
I fornitori danno priorità alle aziende AI. Apple aspetta, negozia, cerca di ottenere componenti a prezzi ragionevoli. Ma rischia di rimanere indietro nella coda. Kuo menziona specificamente la fibra di vetro usata per circuiti stampati. Apple, Nvidia, AMD, Qualcomm la usano tutti. Ma le aziende AI la stanno comprando massicciamente, creando carenza.
Se Apple non riesce a ottenere abbastanza fibra di vetro, non può produrre abbastanza iPhone. Non importa quanto assorbe i costi se non ha materiali per costruire i telefoni.
La carenza non finirà presto
Il boom dell’AI non rallenterà. Anzi, accelererà. Più aziende costruiscono data center, più ci sarà domanda di componenti, più ci sarà scarsità, più i prezzi aumenterà. Apple dovrà navigare in questo mercato per anni. Per quanto tempo Apple può assorbire costi senza scaricarli sui consumatori?