L'Iran minaccia di tagliare i cavi sottomarini: rischio blackout digitale

L'Iran minaccia di tagliare i cavi sottomarini: rischio blackout digitale

L'integrità dei cavi sottomarini che passano dallo stretto di Hormuz potrebbe essere messa in pericolo dalla guerra tra USA e Iran.
L'Iran minaccia di tagliare i cavi sottomarini: rischio blackout digitale
L'integrità dei cavi sottomarini che passano dallo stretto di Hormuz potrebbe essere messa in pericolo dalla guerra tra USA e Iran.

Ormai da settimane l’attenzione del mondo è puntata su ciò che accade in superficie nello stretto di Hormuz, a pelo d’acqua, ma il fronte della guerra tra Iran e USA-Israele potrebbe spostarsi più in profondità, dove passano i cavi sottomarini che trasportano le informazioni nella regione. L’IRGC (Corpo delle guardie della rivoluzione islamica) li avrebbe messi nel mirino, come lascia intendere un articolo pubblicato dall’agenzia Tasnim vicina a Teheran. Si presenta come un documento tecnico sugli eventuali rischi di conseguenti a un loro guasto, ma c’è chi lo ha interpretato come una minaccia nemmeno troppo velata.

I cavi internet sottomarini a rischio con la guerra in Iran?

Da queste infrastrutture posizionate sui fondali passano dati e transazioni economiche per le regioni di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Arabia Saudita, ma non solo, anche quelle in ingresso e in uscita verso altri territori. Danneggiarle significherebbe isolare un’intera area del Medio Oriente e impedire una parte delle comunicazioni con il resto del mondo. Mai come in questo caso è azzeccato affermare che i dati sono il nuovo petrolio.

Sono anche i cavi sui quali fanno affidamento le realtà impegnate negli ambiti di cloud e intelligenza artificiale che negli ultimi anni hanno investito pesantemente sulla realizzazione di nuove infrastrutture. Sappiamo che le forze iraniane hanno già ufficialmente inserito le Big Tech americane nell’elenco dei loro bersagli, citando aziende come Alphabet (Google), Amazon, Apple, IBM, Intel, Oracle, Meta, Microsoft e NVIDIA come target da colpire nel contesto di un conflitto che prosegue ormai da quasi due mesi.

A differenza di altre infrastrutture, sono meno presidiati e di conseguenza più vulnerabili. Pianificare e organizzare un attacco richiederebbe uno sforzo relativamente contenuto rispetto a quello necessario per attaccare altri obiettivi. E per ovvie ragioni, i lavori di riparazione potrebbero rivelarsi difficoltosi, complice anche la presenza delle mine posizionate nelle ultime settimane.

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Pubblicato il
24 apr 2026
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