Jaiku e Twitter: che futuro per il microblogging?

Jaiku diventa open source e il suo destino ora è nelle mani della Rete. Twitter, invece, diventa una piattaforma sulla quale costruire qualcosa: come fa il fondatore di Digg, Kevin Rose

Roma – La “svolta” era già stata preventivata da tempo, quando Google aveva deciso di mutare radicalmente forma e sostanza di Jaiku , l’anti-Twitter dalle belle speranze, nell’ambito di un riassetto generale delle iniziative in sviluppo e lavorazione in quel di Mountain View. La transizione della piattaforma all’open source è completa , e ora chiunque potrà costruirsi il proprio motore di micro-blogging privato, purché che non si sposti di una virgola dai capaci server di Google.

Jaiku è stato definitivamente spostato su Google App Engine , ed è disponibile sotto il nome JaikuEngine e licenza Apache 2.0 . Google non svilupperà più il codice dell’applicazione, si legge sul blog ufficiale , e il suo futuro sarà quindi ora nelle mani della community e di chi vorrà contribuire al codice.

Se Jaiku è stato “liberato” nel codice, lo stesso non si può dire della piattaforma di destinazione visto che al momento non è previsto il supporto a nessun altro ambiente al di fuori del suddetto Google App Engine , men che meno la onnipresente piattaforma LAMP (Linux, Apache, MySQL e Perl/PHP/Python).

Un eventuale porting su un ambiente Linux/Apache/MySQL/PHP, si osserva su ZDNet, permetterebbe una diffusione decisamente superiore dell’engine, probabilmente “la miglior piattaforma di micro-blogging open source oggi disponibile”.

Twitter, nel frattempo, non sarà open source ma ha una base utenza enormemente superiore a Jaiku(Engine), tanto da aver catalizzato le attenzioni del founder di Digg Kevin Rose. L’ultimo progetto di Rose è appunto WeFollow , una directory di utenti Twitter che è pronta a spazzare via la concorrenza grazie al vantaggio della notorietà dell’imprenditore e potendo contare su testimonial eccellenti.

Come in ogni altra directory di utenti, chiunque può “twittare” un messaggio al canale wefollow con un massimo tre tag differenti, che serviranno a selezionare le categorie in cui l’utente verrà inserito nella directory. Interfaccia semplice e pulita in pieno stile Twitter, WeFollow vuole servire da ideale punto di incontro tra persone appartenenti agli stessi ambienti/professioni e dotati di interessi comuni.

A parte Kevin Rose, a ogni modo, il successo di WeFollow appare annunciato per via della presenza sul portale di un buon numero di pezzi da novanta inclusi Google e celebrità come Ashton Kutcher . E chi non vi si piazza spontaneamente viene trascinato suo malgrado nel gorgo infernale delle micro-comunicazioni compulsive, incluso il publisher The New York Times .

Alfonso Maruccia

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  • Scioccato scrive:
    Uomo d'affari? Drogheria? PayPal?
    Io non passo il tempo immaginando come potrebbe passare la giornata il "classico uomo d'affari", ma di sicuro non mi verrebbe mai in mente che gli venga l'irrefrenabile impulso di chiamare una drogheria almeno una volta al giorno.. :DVabbè che gli "uomini d'affari" spesso son tipi strani e, portati dallo stress a situazioni psicologicamente instabili, tendono a fare uso di droghe per incrementare il rendimento lavorativo, ma dubito che nel testo si intendesse proprio questo :P E poi il ragazzo alloggia in un hotel: non vorrà mica prepararsi una parmigiana in camera d'albergo, no? :DAltra cosa interessante (e un po' più seria): come si fa l'autenticazione? Mi devo mettere a sbraitare la mia password di PayPal chiaro e forte (in modo che il sistema capisca cosa sto dicendo) in mezzo ad una strada affollata? :s
  • Aleph72 scrive:
    IVR??
    Boh, sarà ma mi sembra una specie di IVR, magari più evoluto...
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