Elon Musk ha svelato alcuni dettagli sul satellite AI1, prima versione dei data center orbitali che verranno realizzati nelle fabbriche Terafab e Gigasat. È meno complesso di un satellite della costellazione Starlink e basato su tecnologie esistenti. Come è noto, le incognite sono rappresentate dai costi per il lancio e dalla resistenza alle condizioni estreme dello spazio.
Primi dettagli sui data center orbitali
Nel video si vedono rack, simili a quelli presenti nei data center terrestri, installati sui due lati del satellite. Alle estremità superiore e inferiore c’è un sistema di raffreddamento a liquido (non è noto quale, ma sicuramente non è acqua) che occupa circa 110 mq. L’alimentazione viene fornita da due enormi pannelli solari che generano 150 kW (250 W/mq). Il satellite AI1 è alto 20 metri e lungo 70 metri.
Watch @ElonMusk provide a technical update on SpaceX’s capability to manufacture, launch, and operate AI satellites at scale → https://t.co/PSCyWrNsOg pic.twitter.com/vhtr46uax7
— SpaceX (@SpaceX) June 8, 2026
La massima capacità di calcolo è 150 kW (quella media è 120 kW). Nei rack ci saranno inizialmente chip AI di NVIDIA. SpaceX realizzerà chip proprietari nella Terafab che verrà costruita ad Austin (Texas). Musk ha sottolineato che i satelliti AI useranno le tecnologie dei satelliti Starlink V3. Saranno più grandi, ma più semplici.
Gran parte di questa tecnologia è già stata sviluppata per i satelliti Starlink V3. Non riteniamo che questo sia un problema particolarmente difficile rispetto a ciò che già facciamo. Un satellite AI è essenzialmente composto da molte celle solari, un radiatore e alcuni collegamenti laser, ma non ci sono tutte le antenne super complesse che si trovano su un satellite Starlink.
I pannelli solari verranno realizzati da SpaceX nella Gigasat a Bastrop (Texas). È l’espansione della fabbrica in cui sono attualmente prodotti i terminali Starlink. L’obiettivo è avviare la produzione di massa entro il 2027. I satelliti AI verranno portati in orbita con i razzi Starship. I data center orbitali sono citati nella documentazione presentata alla SEC per la quotazione in Borsa.