Juncker: Direttiva Copyright, il tassello mancante

Il Consiglio UE approva la Direttiva Copyright già votata al Parlamento: Juncker la festeggia come tassello fondamentale del Digital Single Market.

Juncker: Direttiva Copyright, il tassello mancante

Con l’ultimo passaggio formale che ha ufficialmente sancito l’approvazione della Direttiva Copyright, giunge sul tema anche la firma di Jean-Claude Juncker. In qualità di Presidente della Commissione Europea, Juncker festeggia l’approvazione della riforma spiegando come fosse il tassello mancante nel quadro del completamento del Digital Single Market. “Regole chiare”, spiega Juncker, “garantiranno la giusta remunerazione ai creatori, forti diritti per gli utenti e responsabilità per le piattaforme”.

Ed il senso della Direttiva è in effetti questo, pur se in molti non siano dello stesso avviso per una serie di difformità e distorsioni che le nuove normative saranno teoricamente costrette a svelare una volta applicate. L’ultimo passaggio è quello dell’approvazione presso il Consiglio Europeo, dove l’approvazione è avvenuta esattamente come da previsioni: l’Italia, contraria al testo fin dal primo giorno delle trattative, ha chiuso il proprio percorso votando ancora una volta contro l’approvazione, ma si è tuttavia dovuto prendere atto del voto favorevole della maggioranza dei paesi UE.

Consiglio Europeo approva la Direttiva Copyright

Tra i voti che si son fatti notare c’è in particolare quello a favore giunto dai rappresentanti tedeschi: Francia e Germania sono i paesi che hanno sbloccato le trattative con una bozza di compromesso che, una volta approvata, ha rappresentato la via verso l’approvazione finale.

Commenta Confindustria Cultura Italia per voce del direttore Fabio Del Giudice:

Con il voto di oggi del Consiglio Europeo si è chiuso un percorso storico per la cultura, per l’Europa e per la democrazia. ll Consiglio europeo ha approvato definitivamente e in larga maggioranza – con 19 voti a favore, 3 astenuti e 6 contrari – una riforma equilibrata delle regole per l’utilizzo dei contenuti culturali in rete mettendo fine alla legge della giungla che ha governato internet dalla sua nascita e riequilibrando i diritti tra chi crea cultura e chi la diffonde per fini economici.

L’unico grande rammarico è rappresentato dal voto dell’Italia. Un voto contrario, che la schiera accanto a Paesi con una storia e una tradizione molto lontana dalla nostra. Noi siamo uno dei principali Paesi produttori di contenuti culturali e creativi, un’eccellenza che esportiamo in tutto il mondo e che va tutelata. Storicamente in Europa abbiamo sempre avuto una posizione a favore della tutela e dello sviluppo della cultura e della creatività, ma oggi il Governo italiano ha chiaramente dimostrato il contrario nonostante le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio, che in occasione di un’uscita pubblica di alcuni giorni fa, aveva sottolineato l’importanza della tutela del diritto d’autore. Dichiarazione che tuttavia non appare confermata dai fatti.

Sul fronte opposto, il Partito Pirata si presenta con questa promessa alle elezioni europee: battaglia alla direttiva. Se non nei suoi principi (ormai approvati), quantomeno a livello di di implementazione nazionale.

I tempi per l’implementazione sono fissati da normativa europea: 24 mesi, un biennio entro cui la Direttiva potrà essere contestata o recepita, ma con la quale occorrerà fare necessariamente i conti. Perché da oggi la nuova Direttiva Copyright è testo ufficiale ad ogni effetto.

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