KaZaa denuncia tutti

Il produttore del software peer-to-peer sostiene che le major abusano del copyright per buttare fuori dal settore i potenziali rivali. Con questa denuncia Sharman Networks spera di bloccare l'azione giudiziaria contro KaZaa


Roma – Con le loro crociate legali e la rivendicazione oltre ogni buon senso dei diritti di proprietà intellettuale le major della musica e del cinema hanno esagerato e hanno tentato di impedire a potenziali concorrenti di fare ingresso nel mercato della distribuzione online. Questa la tesi con cui Sharman Networks, che produce il celebre software peer-to-peer KaZaa , ha presentato denuncia contro le associazioni dei produttori.

La denuncia, depositata presso un tribunale di Los Angeles, parla di una condotta “oscena” da parte dei discografici e dei produttori cinematografici, un comportamento che, secondo Sharman, fino a quando persiste dovrebbe impedire alle major di brandire in tribunale ulteriormente i propri copyright.

Stando alla denuncia, esponenti e partner di Sharman Networks si sono più volte incontrati nel corso del 2002 con rappresentanti dell’industria di settore senza mai riuscire a strappare un qualsiasi accordo per la distribuzione di contenuti legali attraverso i sistemi peer-to-peer.

Con questa operazione giudiziaria, Sharman spera di poter bloccare l’iniziativa giudiziaria che con la consueta testardaggine hanno portato contro di lei le associazioni dei produttori.

Va detto che la mossa di Sharman non è del tutto originale. In passato già altri player del peer-to-peer sotto il fuoco di fila delle major ricorsero al medesimo espediente legale, senza peraltro ottenere risultati apprezzabili. Secondo i legali di Sharman Networks, però, “quello che l’industria non capisce è che KaZaa è diverso. E ora devono affrontare le conseguenze legali”.

Dalla sua, Sharman può contare su alcuni precedenti che potrebbero sostenere l’azione legale appena partita. L’anno scorso, infatti, un giudice ordinò ai grandi produttori dietro le operazioni Pressplay e Musicnet di fare chiarezza sulle proprie pratiche, considerate potenzialmente lesive di un mercato concorrenziale. Sebbene non abbiano prodotto lo stop delle due iniziative, gli accertamenti ordinati hanno messo in chiaro che esiste un rischio nel modo in cui i “grandi” stanno gestendo la nascita del proprio business online.

In una breve risposta sul caso un rappresentante della RIAA, l’associazione dei discografici, si è limitato ad affermare che “la pretesa che l’assenza di licenze ha inibito il loro sviluppo fa ridere”.

Quella di KaZaa appare come l’ultima delle grande battaglie sul file-sharing che hanno preso corpo dai tempi dalla clamorosa vicenda di Napster ad oggi.

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