La guerra dei robot

Un esperto richiama la comunità internazionale: urge il dibattito sui killer-robot. Per evitare che le macchine prendano il sopravvento sull'uomo
Un esperto richiama la comunità internazionale: urge il dibattito sui killer-robot. Per evitare che le macchine prendano il sopravvento sull'uomo

Si avvicina un tempo in cui a fare la guerra saranno i killer-robot. È quello che ha ribadito per l’ennesima volta Noel Sharkey, professore di intelligenza artificiale e robotica dell’Università di Sheffield.

Il futuro che si prospetta, in campo militare, non sarebbe dunque confortante. Secondo Sharkey, piuttosto che essere di ausilio e ridurre gli “imprevisti”, i robot che presto nasceranno e che sono tra gli obiettivi delle varie forze armate, renderanno più facile lo scoppio di un conflitto, anche di grande portata e porteranno ad un aumento delle morti civili durante gli attacchi.

Per questo motivo, e con lo scopo di allontanare tale minaccia, il professore britannico chiede che nasca un vero dibattito internazionale sulla questione.

Sharkey, pur non dichiarandosi un pacifista senza se e senza ma, mette in guardia dai possibili rischi derivanti dall’uso di robot in grado di decidere dove, chi e quando uccidere senza alcuna indicazione umana .

In primo luogo, il vero problema che si pone è l’incapacità delle macchine di distinguere i civili dai militari, compito difficile anche per gli umani, e dunque l’impossibilità di individuare il vero obiettivo da colpire. Inoltre, la distanza fisica dai teatri di guerra non andrebbe interpretata in modo positivo secondo l’esperto.

I cosiddetti UAV sono, ad esempio, veicoli aerei pilotati da una scrivania e utilizzati dai militari statunitensi e britannici. Sono muniti di bombe e missili, lanciati grazie al controllo remoto da parte di uomini seduti davanti ad un PC. “Questi ragazzi tornano a casa e mangiano la loro cena in famiglia: strano modo di portare avanti una guerra” ha aggiunto Sharkey.

Una sorta di videogame che prevede un intervento umano, seppur a distanza, la cui evoluzione, però, secondo il professore sarebbe proprio un robot che in completa autonomia sarà in grado di condurre una battaglia.

Della possibile realizzazione di killer-robot, dunque, Sharkey si dice molto spaventato e alcuni dati che riguardano attacchi contro Al Quaida supportano la sua tesi. In tre anni, durante 60 attacchi drone avvenuti in Pakistan, sono stati 14 i leader dell’organizzazione terroristica uccisi ma, al contempo, Sharkey evidenzia come i civili che hanno perso la vita sarebbero oltre 600.

Intuibili le conseguenze di questo scenario da Terminator, che Sharkey dice essere dietro l’angolo. Secondo l’esperto, l’uso di tali robot porterà ad una diversa concezione dei conflitti , ad una maggiore velocità nel prendere decisioni rilevanti e ad un aumento indiscriminato di morti innocenti. Per evitare tutto ciò, servirebbero delle “leggi di guerra” (estensione di quelle asimoviane) che diano ai robot una coscienza in grado di fermare l’attacco in presenza di civili. Ma, come evidenziato dal professore di robotica, non esistono delle caratteristiche specifiche per individuare un civile e distinguerlo da un militare, ecco perché nei teatri di guerra ci si basa solo sul senso comune proprio degli esseri umani.

Un primo passo verso l’utilizzo di tali dispositivi in realtà è già stato fatto. I militari israeliani, così come già avvenuto in Russia , hanno a disposizione “Harpy”, UAV in grado di localizzare segnali radar nemici e lanciare automaticamente un missile, senza alcun intervento umano. “Harpy” è già stato venduto anche ad altri paesi come Sud Corea, Turchia e Cina.

Federica Ricca

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04 08 2009
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