La nuova ADSL all'italiana

Con la nuova delibera dell'Autorità tornano al centro le ADSL senza voce e il canone aggiuntivo. E si aprono spazi nuovi, mentre si disegna il vero lancio di ADSL 2 plus. Per i provider una mezza vittoria. Per gli utenti?
Con la nuova delibera dell'Autorità tornano al centro le ADSL senza voce e il canone aggiuntivo. E si aprono spazi nuovi, mentre si disegna il vero lancio di ADSL 2 plus. Per i provider una mezza vittoria. Per gli utenti?

Roma – Arriva la delibera tanto attesa e comincia la battaglia per la nuova ADSL italiana. Le prossime settimane saranno decisive per definire come saranno le offerte dei prossimi anni, in termini di prezzi, velocità, modalità di acquisto .

Non sorprende quindi che l’Agcom (Autorità Garante delle comunicazioni) ci abbia messo due mesi per pubblicare la delibera, dopo che il testo era già stato approvato e il cuore delle novità era già di pubblico dominio . Il tema è infatti delicato, muove grandi interessi e ha già conosciuto la furia delle polemiche . Alla fine, rispetto alle anticipazioni , la delibera contiene novità che i provider considerano “una mezza vittoria”, come dice a Punto Informatico Stefano Quintarelli, presidente di AIIP, l’associazione dei principali provider italiani. È stato soprattutto AIIP a fare battaglia perché il testo provvisorio della delibera venisse modificato in modo da lasciare più spazio ai concorrenti nel mercato dell’ADSL che verrà. “Alla fine, vedendo la delibera, abbiamo ottenuto importanti risultati e siamo soddisfatti per l’attenzione che ha dato Agcom alle nostre richieste”, aggiunge Quintarelli.

Una delle novità che si apprendono ora riguarda le ADSL senza voce (“naked”), cioè quelle attivate a utenti che non hanno una linea voce Telecom.

Nella delibera si dice che il canone aggiuntivo, applicato agli operatori (il quale poi impatterà in qualche misura sulle offerte agli utenti), dovrà essere calcolato da Telecom a partire dal canone delle linee voce residenziali (14,57 euro al mese). Nel testo provvisorio invece si leggeva che il canone aggiuntivo doveva essere calcolato a partire dal canone della linea base tout court. Il punto è che le aziende pagano canone doppio rispetto alle famiglie. Di conseguenza Telecom Italia aveva chiesto un canone aggiuntivo doppio se la linea naked è affari e ha pure già mandato le fatture ai provider per le ADSL senza voce. In certi casi si arriva a 460 mila euro di fattura, come risulta a Punto Informatico. I provider però in coro hanno respinto le fatture al mittente , dicendo che l’Agcom non si era ancora espressa a riguardo.

Adesso l’ha fatto, con la delibera che almeno in parte sconvolgerà i piani di Telecom perché abolisce il canone differenziato per le linee affari. Altri punti restano però oscuri. La delibera non dice a quanto ammonterà il canone aggiuntivo , ma soltanto che dovrà essere calcolato a partire dal canone residenziale meno “i costi non pertinenti al servizio di accesso quali i costi di commercializzazione dell’offerta (es. marketing, pubblicità e rete di vendita), i costi di gestione del cliente (es. costi di fatturazione e assistenza clienti) ed i costi delle infrastrutture di rete non utilizzate”.

Il punto è che Agcom non ha ancora modo di sapere a quanto ammontino questi costi da scorporare. Lo saprà soltanto dopo avere approvato la contabilità che Telecom Italia, proprio in seguito a questa delibera, sarà tenuta a presentare. Fino ad allora, come calcolare quindi il canone aggiuntivo delle ADSL naked? Telecom Italia chiede 10,73 euro al mese , che al momento potrebbe essere un prezzo che rispetta la normativa. Nella nuova delibera c’è scritto infatti che, in questa fase di transizione prima dell’arrivo (forse fra tre mesi) della nuova offerta all’ingrosso Telecom chiamata Bitstream , i costi agli operatori dovranno essere scontati di almeno il 30 per cento rispetto a quelli rivolti da Telecom agli utenti. Il 30 per cento di sconto sui 14,57 euro al mese del canone base portano infatti a un prezzo vicino ai 10,73 euro chiesti da Telecom. La delibera lascia però in sospeso un’altra questione. Telecom ha fatturato ai provider i canoni aggiuntivi calcolandoli a partire da luglio. Ma è legittimo? A Punto Informatico risulta che Agcom potrebbe opporsi e chiedere a Telecom di calcolare i canoni aggiuntivi solo a partire da gennaio 2006. È un campo di battaglia che si apre, dopo questa delibera, e non è il solo. C’è una brutta notizia per i provider: nella delibera è stato inserito un limite (prima non comunicato al pubblico) alla possibilità che i provider avranno, con la nuova offerta Bitstream, di accedere in modo diretto agli apparati in centrale Dslam di Telecom Italia (con i quali si fornisce l’ADSL agli utenti). Accedendo al Dslam, gli operatori potranno per la prima volta dare sfogo alla propria fantasia nel creare le offerte, senza più dipendere dai listini Telecom. È premessa perché gli utenti abbiano una maggiore varietà di offerte, con bande garantite e di upload più generose rispetto a quelle avute finora. Fino ad oggi tutto questo è stato possibile solo nelle zone raggiunte da unbundling di qualche operatore.

Ebbene, nella delibera c’è scritto che Telecom Italia fornirà l’accesso al Dslam “limitatamente ai siti in cui non sono attualmente disponibili i servizi di accesso disaggregato (unbundling, Ndr.)” . Cioè se in quella centrale Telecom c’è l’unbundling di uno o più operatori, i provider non hanno diritto ad accedere al Dslam .

È una clausola pensata per difendere l’unbundling e gli investimenti fatti dagli operatori alternativi in infrastrutture. Stando così le norme, nelle centrali già raggiunte da unbundling sarà solo con l’unbundling (completo o shared acess) che gli operatori potranno modulare i propri tagli ADSL in autonomia da Telecom.

Ci sono poi però due novità che sono una buona notizia per i provider, rispetto a quanto era scritto nel testo provvisorio della delibera. La prima (articolo otto, comma quarto e seguenti) è che Telecom dovrà permettere ai provider di dimensionare a loro piacimento le linee ADSL , cioè di stabilire quanti utenti devono essere posti a condividere la stessa quota di banda.

Non è una banalità: è proprio a causa delle regole imposte a monte da Telecom sul dimensionamento della banda che le ADSL a 4 Megabit si sono rivelate in molti casi un bidone , come denunciato da migliaia di utenti . Con l’arrivo della nuova offerta all’ingrosso, le cose cambieranno, perché le norme vietano (a quanto pare) a Telecom di stabilire a priori quanta banda i provider devono assegnare a ciascun utente.

L’altra novità è altrettanto importante: la delibera afferma che Telecom dovrà fornire accesso alla propria rete “indipendentemente dalla tecnologia impiegata (ATM o IP)” (articolo 3, comma 2). Si sa che Telecom sta cambiando la propria rete , abbracciando l’ADSL 2 Plus e sostituendo l’ATM con il full IP. Forte di questo, lancerà il 9 marzo un’ADSL a 20 Mbps; e nel 2007 una a 50 Mbps. La delibera, scrivendo “indipendentemente dalla tecnologia impiegata”, permetterà ai provider di giovarsi delle nuove reti IP di Telecom Italia. E quindi di lanciare offerte ADSL 2 Plus .

Non solo: “Adesso chiederemo l’accesso all’ingrosso all’IP Tv di Telecom”, dice Quintarelli. La Tv su IP è infatti sviluppata a braccetto con la nuova tecnologia full IP impiantata nella rete Telecom. Sarà su questi fronti, la Tv, l’ADSL 2 Plus e quella naked, che provider e Telecom si scontreranno nei prossimi mesi, all’ombra della delibera appena pubblicata.

Alessandro Longo

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20 02 2006
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