La RIAA vuole entrare nei PC degli utenti

L'associazione dei discografici cerca una legittimazione per incursioni sui computer degli utenti dei sistemi di file-sharing. Indiscrezioni anche sui software attivati per la caccia digitale al pirata. Lotta senza quartiere
L'associazione dei discografici cerca una legittimazione per incursioni sui computer degli utenti dei sistemi di file-sharing. Indiscrezioni anche sui software attivati per la caccia digitale al pirata. Lotta senza quartiere


Roma – La RIAA, l’associazione dei discografici americani, ha svelato nelle ultime ore molte delle sue carte, rendendo palese la strada intrapresa per combattere la pirateria sulla musica. Una strada che, come vedremo, è pericolosissima.

La RIAA ha tentato di fare in modo che il Congresso passasse un emendamento che avrebbe reso i detentori del diritto d’autore immuni da qualsiasi responsabilità qualora le proprie intrusioni e i tentativi di hacking nei computer altrui avessero causato danni. Intrusioni che vengono giustificate, nella bozza di emendamento presentato dalla RIAA, come accertamenti “che sono pensati per impedire o prevenire” la pirateria.

Stando ad un articolo apparso su Wired, l’emendamento, il cui destino è ancora incerto, è stato voluto dalla RIAA per creare delle eccezioni ad una legge anti-terrorismo che sta per essere approvata dal Congresso e che secondo la stessa RIAA limiterebbe la facoltà dei discografici di intervenire elettronicamente contro i pirati. Eh già, perché l’associazione sostiene che le attuali leggi sul copyright le consentirebbero di attivare sistemi di “auto-difesa” contro la pirateria, senza necessariamente rivolgersi al sistema giudiziario?

All’iniziativa legislativa della RIAA, che mette così in campo le proprie strategie, hanno già risposto in tanti. Durissimo il commento di Marc Rotenberg, dell’Electronic Privacy Information Center, secondo cui “la cosa potrebbe avere conseguenze disastrose, perché permetterebbe, ad esempio, la creazione di un programma per cancellare mp3 che, naturalmente “per errore”, funziona male e cancella tutto il contenuto di un hard disk. Sarebbe come se un creditore buttasse giù le finestre e le porte di casa per portarsi via la televisione a 27 pollici della quale non si sono pagate un paio di rate”.

Anche Orin Karr, docente della George Washington University ed ex avvocato di punta del Dipartimento della Giustizia, non usa mezzi termini: “Questo negherebbe alle vittime il diritto di denunciare i detentori del copyright e i loro emissari qualora questi si imbarcassero in azioni da vigilantes, craccando o facendo peggio nel tentativo di bloccare la distribuzione di musica online”.

Allo stato, sembrerebbe che la proposta della RIAA non trovi sufficienti motivazioni per entrare nella legge anti-terrorismo. Ma i discografici non demordono, e la stessa RIAA ha in queste ore illustrato i suoi nuovi software di intercettazione della pirateria online, ammonendo tutti gli utenti: vi daremo la caccia. Ecco i dettagli.


Da molto tempo i discografici stanno cercando nuove forme di lotta contro il file-sharing e i network del peer-to-peer. L’associazione internazionale IFPI nei mesi scorsi ha promosso un blitz della polizia belga in casa di utenti internet sui cui computer la IFPI sapeva trovarsi un alto numero di brani pirata. A quanto pare la strada anti-pirateria a cui sta pensando la RIAA va, minacciosamente, proprio in questa direzione.

Stando ad indiscrezioni apparse in un pezzo di Cnet, la RIAA sta mettendo a punto una serie di software e programmi che rendano la vita impossibile ai frequentatori di network come Kazaa o Gnutella.

Un software robot, per esempio, potrebbe fingersi utente di un network peer-to-peer. Quando venisse in contatto con un utente in possesso di file di musica digitalizzata potrebbe agganciarsi al computer di quell’utente ingolfandogli la connessione e rendendogli pressoché impossibile condividere i propri file all’interno del network.

Altri mezzi che i discografici stanno mettendo a punto, ma sui quali vige al momento il massimo riserbo, sembrano andare nella direzione del boicottaggio sistematico dei network del peer-to-peer.

Come noto questi network sono perlopiù basati su connessioni effimere tra utenti che, collegandosi al di fuori di nodi centralizzati, di fatto creano una rete di scambio. Una possibilità per la RIAA sarebbe quella di impiegare potenti server e molta banda all’interno di questi network, cosa che consentirebbe di “sparare” su quei network una quantità di file fasulli di grandi dimensioni capaci di intasarli o, ancora, di “catturare” gli IP degli utenti connessi e intasare la banda a loro disposizione con tools presi pari pari dai sistemi di cracking.

Un’azione di questo tipo, certo complessa da gestire e probabilmente anche pesante sul piano economico, potrebbe consentire alla RIAA di affermare invece la “bontà” dei sistemi a pagamento che, Napster in testa, sono ormai pressoché pronti a lanciarsi sul mercato. Ambienti pensati per lo scaricamento di musica dietro abbonamento ma, proprio per questo, privi degli inconvenienti che rendono la vita non sempre facile agli utenti del file-sharing. “Inconvenienti” che, stando alle indiscrezioni, la RIAA avrebbe intenzione di moltiplicare di molte volte…

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16 10 2001
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