La SDMI continua ad inciamparsi addosso

Con una lettera dai toni minacciosi, la SDMI conferma che le proprie tecnologie anti-pirateria sono state superate dal team di ricercatori di Princeton. E ora cerca di impedire che si venga a sapere come. Cronache dall'oltretomba

Web – “Caro professor Felten, abbiamo saputo che in occasione del quarto International Information Hiding Workshop che si terrà il prossimo 25 aprile, insieme ai colleghi con cui ha partecipato al Public Challenge della SDMI intende rilasciare pubblicamente le informazioni relative alle tecnologie comprese nel challenge e i metodi da voi sviluppati per parteciparvi. A nome della SDMI Foundation, le chiedo di non farlo”.

Così inizia una clamorosa lettera firmata dal segretario della Secure Digital Music Initative (SDMI), Matthew Oppenheim, e indirizzata al professore Edward W. Felten di Princeton, team leader di un gruppo che ha affermato di aver craccato facilmente tutte le tecnologie che la SDMI ha sviluppato per “proteggere” il diritto d’autore su file digitali.

La SDMI, organizzazione dell’industria musicale che da tempo appare in fin di vita, aveva polemizzato con Felten sostenendo che il suo team non aveva superato tutte le tecnologie. Felten, proprio per evitare la censura delle proprie operazioni, non aveva partecipato alla seconda parte del challenge noto come HackSDMI, quella che richiedeva, per accedervi, un accordo di segretezza.

Lo stesso Felten, però, di recente aveva dichiarato che i suoi legali lo sconsigliano di rendere pubbliche le proprie scoperte, quelle che di fatto ridicolizzano gli standard di sicurezza della SDMI.

Che la posta in gioco sia proprio questa, la ridicolizzazione di quelle tecnologie, lo afferma proprio la SDMI nella sua lettera, sostenendo che “una delle tecnologie del challenge è già sul mercato e la diffusione di informazioni che possano consentire a qualcuno di rimuovere quel sistema di protezione metterebbe in seria crisi quella tecnologia e i materiali che protegge”.

Non è chiaro se Felten abbia intenzione, a questo punto, di rinunciare alla pubblicazione di quei dati. Di certo la SDMI nella sua lettera non usa mezzi termini, avvertendo il professore che se li renderà pubblici, non solo lo farebbe in violazione degli accordi legati al challenge ma anche della legge americana sul copyright nell’era digitale (DCMA).

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  • Anonimo scrive:
    FRASE
    OLA e BENITO
  • Anonimo scrive:
    ma di e-mail in cinese e' pieno il web
    Basta cercare nei siti cinesi ovviamente.Qui la novita' e' che si possono usare i caratteri per definire il nome utente prima della @.Ad ogni modo bisogna usare o un sistema operativo in Cinese o installare sul proprio un programma per introdurre i caratteri.Un'altra cosa carina e' il fatto che la versione in inglese affianca quella in cinese nella stessa pagina, in molti altri servizi webmail in cinese la versione in inglese e' su un'altra pagina.Questo e' solo un primo avvisaglio di quello che succedera' tra pochissimi anni e cio' la lingua cinese diventera' la prima lingua del web.Questo forse fa tremare pensando a che difficolta' abbiano ancora i navigatori italiani con l'ingleseDa ShanghaiWu Ming
  • Anonimo scrive:
    io un paio di anni fa...
    io usavo (e credo che funzioni ancora) www.china.com ... lo usavo nella versione inglese perché si, perché mi ispirava ... ma sarebbe tutto in cinese!
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