La UE vuole un altro Windows

Oltre ad una multa senza precedenti, l'Antitrust impone a Microsoft una versione di Windows senza Media Player. I competitor avranno molte nuove informazioni sull'integrazione dei software in Windows. Microsoft pronta al ricorso


Bruxelles – Microsoft dovrà produrre una versione del proprio sistema operativo Windows senza il suo Media Player, dovrà fornire ai rivali informazioni dettagliate sull’interfaccia software tra Windows e il software server e dovrà pagare 497,2 milioni di euro. Questa la sintesi delle sanzioni e dei cosiddetti “rimedi” decisi dalle autorità antitrust europee e ieri ufficializzati.

La multa per abuso di posizione dominante, pari all’1,6 per cento del volume d’affari Microsoft nel mondo, è la più elevata mai comminata dalla Commissione europea ma, secondo tutti gli analisti, non rappresenta il problema principale che ora si pone dinanzi al colosso di Redmond.

Microsoft, infatti, entro 90 giorni dovrà offrire al mercato una versione di Windows spogliata dal Media Player, fornendo un sistema operativo che sarà commercializzato come alternativo a quello che invece comprende il Media Player. Il sistema senza Player non potrà costare più dell’altro né essere oggetto di contratti speciali tesi a favorire quello con Media Player. Ai produttori di computer rimane garantita la possibilità di installare sulle proprie macchine la versione di Windows comprensiva di Media Player.

Entro 120 giorni, invece, Microsoft dovrà mettersi nelle condizioni di fornire ai rivali che lo richiedano, le informazioni più dettagliate su come i propri software “dialogano” con Windows, al fine di consentire ai competitor di realizzare programmi altrettanto capaci di integrarsi nel sistema operativo. Dovrà fare lo stesso anche per le applicazioni che verranno realizzate in futuro. A Microsoft non viene comunque chiesto di rilasciare pubblicamente il codice sorgente e, anzi, la Commissione ha specificato che le dovrà essere garantito un compenso nel caso in cui le informazioni sui suoi software, come certo è, siano coperte dai diritti di proprietà intellettuale riconosciuti in Europa.

La decisione della Commissione, che arriva dopo anni di lavoro e numerosi tentativi di trovare una mediazione tra la posizione dell’Antitrust e quella di Microsoft, è basata sulla convinzione che il big di Redmond abbia violato le leggi sulla concorrenza utilizzando la propria posizione dominante sul mercato dei sistemi operativi per acquisire vantaggi anche nei settori dei media player e dei software server. In particolare avrebbe ostacolato l’interoperabilità dei software rivali con il proprio Windows.

Secondo il commissario alla concorrenza Mario Monti “la decisione odierna ripristina la concorrenza e stabilisce principi chiari per il futuro”. A suo parere “una concorrenza non distorta comporta risultati migliori per il bene dei consumatori e questo precedente permette di stabilire come procedere in casi simili in futuro”. Monti ha difeso la decisione assunta dall’Antitrust europeo definendola “proporzionata ed equilibrata” e spiegando che “non è stata presa alla leggera ma è seguita a cinque anni di indagini, a lunghe discussioni con i nostri esperti e a consultazioni con i 15 stati membri”.


Da parte sua, Microsoft ha reagito sottolineando come l’accordo che aveva proposto all’Antitrust come ultima istanza avrebbe servito meglio gli interessi dei consumatori. L’azienda ha ricordato di essersi offerta di commercializzare Windows con al suo interno tre player multimediali di altri produttori. In più, Microsoft si era offerta di dare ulteriore e facile accesso alle informazioni necessarie all’integrazione dei prodotti. Per dimostrare le proprie buone intenzioni, Microsoft aveva anche specificato che tali accordi sarebbero invalsi non solo in Europa ma in tutti i mercati nei quali opera l’azienda nel mondo.

“Abbiamo lavorato molto per raggiungere un accordo che venisse incontro alle preoccupazioni della Commissione e ci consentisse di continuare a migliorare ed innovare i nostri prodotti – ha affermato il CEO di Microsoft Steve Ballmer – Rispettiamo l’autorità della Commissione ma riteniamo che la nostra ultima offerta della scorsa settimana avrebbe dato ai consumatori ancora più scelte e vantaggi”.

L’azienda ha preannunciato l’intenzione di appellarsi contro la decisione dell’Antitrust. “Mentre il caso andrà avanti – ha spiegato Ballmer – rispetteremo pienamente la legge europea e continueremo ad investire in nuove scoperte tecnologiche e continueremo a lavorare per portare la nostra innovazione ai nostri partner e clienti”. “Sebbene riteniamo che la decisione di oggi sia sbagliata – ha concluso il CEO del gigante informatico – continueremo a collaborare e cooperare con i governi e l’industria europei per affrontare temi condivisi, come l’interoperabilità, la sicurezza, la privacy, lo spam e la tutela dei minori in rete”.

Anche In Italia sono giunti alcuni commenti alla decisione.
Secondo il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, la multa in sé non è rilevante quanto invece la scelta di “creare una vera concorrenza nel mercato della distribuzione dei contenuti audio e video, scorporando Windows media Player dal sistema operativo di Redmond”. Secondo Cortiana “ora però l’Unione deve essere coerente: le pubbliche amministrazioni europee sono il più grande cliente europeo di software. E’ possibile che non si riesca a modificare la situazione di posizione dominante che detiene Microsoft?”.

Il presidente del gruppo Verdi/ALE al Parlamento Europeo, Monica Frassoni, ha invece affermato che “la giusta iniziativa del Commissario Monti è, purtroppo, in contrasto con le politiche di molti suoi colleghi Commissari e di molti parlamentari europei, volte a ingabbiare il libero accesso alla conoscenza, come nel caso della direttiva IP Enforcement e della direttiva relativa alla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici “. “Spero sinceramente – ha dichiarato Frassoni – che questo sia l’inizio di un reale cambiamento nel mercato del software europeo a vantaggio di tutti i consumatori”.

Di altro parere invece Alberto Mingardi dell’ Istituto Bruno Leoni secondo cui “Microsoft non è un monopolista, la sua presenza sul mercato ha sempre stimolato la diminuzione dei prezzi”. “La teoria alla base di questa decisione antitrust – ha dichiarato – incatenata a modelli astratti, non riflette la concorrenza reale, e può minare la libertà di scelta dei consumatori”. Sull’argomento oggi l’Istituto ha organizzato un convegno dal titolo “Antitrust. Mito e realtà dei monopoli”. “Non tutti gli italiani – ha concluso Mingardi – la pensano come Monti”.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    Speriamo che non li dia.....
    E se gli facessero un bel regalino, loro si che li saprebbero gestire...... :Dhttp://www.spamhaus.org/rokso/listing.lasso?-op=cn&spammer=Bluego
  • furio scrive:
    Re: 2000 cosa ?
    - Scritto da: Anonimo


    Va da se' che la proposta non e'
    pensata per

    i possessori di "vanity domains" che si

    appoggiano su server altrui, ma per
    coloro

    che operano mailservers (e possono
    fornire

    servizio a centinaia o migliaia di
    domini),

    bene, ma se gestore non e' in grado di
    verificare chi usa il suo mail server siamo
    daccapo.Vi sono numerosi gestori che sono unici utilizzatori dei loro mailservers (ad esempio distributori di mailing lists basate su opt-in confermato) e che vorrebbero avere la strada spianata.La situazione degli ISP e' certo piu' problematica. Probabilmente un ISP business con policy stretta, abuse desk efficiente e limitatori (numero max di mail per utente per unita' di tempo) potrebbe mantenere un .mail. Certo si tratterebbe di una classe di servizio elevata.
    Secondo me e' sbagliato da parte del gestore
    eliminare
    il presunto spam al posto mio. Non tutti gli utenti vogliono le stesse cose; ma non divaghiamo in questa sede.
  • Anonimo scrive:
    Re: 2000 cosa ?
    - Scritto da: furio
    - Scritto da: Anonimo

    Se volevano un obolo bastava paypal.



    Con un dominio .mail o no non cambia
    nulla

    se non

    viene certificata la mail del
    mittente.....

    Lo scopo del progetto non e' validare il
    dominio del mittente (che e' ovviamente
    banalmente falsificabile), ma validare
    l'indirizzo IP del server che invia il
    messaggio. Questa e' effettuata via DNS e
    non e' facilmente falsificabile, essendo il
    contenuto del TLD .mail controllato
    esclusivamente dai suoi gestori.ok

    Va da se' che la proposta non e' pensata per
    i possessori di "vanity domains" che si
    appoggiano su server altrui, ma per coloro
    che operano mailservers (e possono fornire
    servizio a centinaia o migliaia di domini),bene, ma se gestore non e' in grado di verificare chi usa il suo mail server siamo daccapo.
    nonche' per gestori di mailing lists che
    operano esclusivamente con opt-in
    confermato, e che di questi tempi sono
    spesso in difficolta' (posta rifiutata) a
    causa dell'adozione "selvaggia" di filtri
    sui contenuti.Secondo me e' sbagliato da parte del gestore eliminareil presunto spam al posto mio. Dovrebbe solo marcarloe dare la possibilita all'utente finale di decidere che faredei messaggi.

    Chi ha oboli per la causa antispam e' invece
    benvenuto a donarli a SpamCon [
    spamcon.org/donations / ].
  • furio scrive:
    Re: 2000 cosa ?
    - Scritto da: Anonimo
    Se volevano un obolo bastava paypal.

    Con un dominio .mail o no non cambia nulla
    se non
    viene certificata la mail del mittente.....Lo scopo del progetto non e' validare il dominio del mittente (che e' ovviamente banalmente falsificabile), ma validare l'indirizzo IP del server che invia il messaggio. Questa e' effettuata via DNS e non e' facilmente falsificabile, essendo il contenuto del TLD .mail controllato esclusivamente dai suoi gestori.Va da se' che la proposta non e' pensata per i possessori di "vanity domains" che si appoggiano su server altrui, ma per coloro che operano mailservers (e possono fornire servizio a centinaia o migliaia di domini), nonche' per gestori di mailing lists che operano esclusivamente con opt-in confermato, e che di questi tempi sono spesso in difficolta' (posta rifiutata) a causa dell'adozione "selvaggia" di filtri sui contenuti.Chi ha oboli per la causa antispam e' invece benvenuto a donarli a SpamCon [ http://spamcon.org/donations/ ].
  • Anonimo scrive:
    2000 cosa ?
    Se volevano un obolo bastava paypal.Con un dominio .mail o no non cambia nulla se non viene certificata la mail del mittente.....
Chiudi i commenti