Lavoro minorile, Samsung investiga in Cina

Dirigenti coreani si recheranno nelle fabbriche cinesi per verificare di persona le condizioni dei lavoratori impiegati e l'eventuale presenza di minorenni

Roma – Dopo le accuse mosse da China Labor Watch (CLW), Samsung ha deciso di muoversi per verificare le condizioni di lavoro garantite dai fornitori dei suoi componenti cinesi ai propri dipendenti.

La coreana non poteva fare altrimenti: lo studio dell’organizzazione non profit ha messo in luce, tra l’altro, l’impiego di lavoratori minorenni all’interno delle fabbriche del suo partner cinese HEG.

Invece di inviare una società terza ad effettuare i controlli, come fatto finora, stavolta Samsung se ne occuperà direttamente inviando propri rappresentanti che potranno anche, in caso di necessità, adottare le necessarie contromisure. ( C.T. )

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  • Alessandro betori scrive:
    Software
    Far sviluppare agli informatici delle P.A. internamente il software a costo zero no? (io l'ho fatto)
    • Salvatore scrive:
      Re: Software
      Il software in questione è adatto ad un piccolo comune?E' "riutilizzabile" secondo i criteri esposti in questo articolo?
    • Salvatore scrive:
      Re: Software
      Il software in questione è adatto ad un piccolo comune?E' "riutilizzabile" secondo i criteri esposti in questo articolo?
  • DadoX scrive:
    Opinione su sanità pubblica
    La mia esperienza nell'informatica sanitaria pubblica, mi porta a concludere che il riuso puo' essere valido e funzionante solo per ambiti limitati e molto mirati. Come puo', un qualsiasi ente pubblico, farsi carico di mantenere, aggiornare, facilitare e/o eseguire le installazioni, FORNIRE ASSISTENZA con livelli di sla accettabili, di una soluzione "ampia" (magari una cartella clinica, un software di laboratorio, etc) SUL TERRITORIO NAZIONALE ? Come puo' una qualsiasi ASL essere sicura di implementare un prodotto (con tutti i costi diretti e indiretti che cio' comporta) che poi sia di sicuro supportato nel tempo e soprattutto abbia SUCXXXXX negli obiettivi che si pone ?Secondo me, ognuno deve fare (bene) il proprio lavoro...
  • Marco Fioretti scrive:
    Studio sul riuso del software nelle PA
    Segnalo il mio case study su questo argomento, pubblicato a inizio estate su JoinUPhttp://joinup.ec.europa.eu/elibrary/case/software-reuse-italian-public-administrations
  • andy61 scrive:
    divide et impera ...
    Ad oggi la PA non ha ancora capito, o almeno non ha dimostrato di aver capito, cosa si intenda con modello di sviluppo open source (nell'accezione FLOSS).La cosa più grave che l'Amministrazione non ha ancora capito è che occorre distinguere tra libertà ed anarchia: la PA ha un elemento fondante comune che è la legge, e tutti i codici di procedura applicabili.Una cosa è avere la possibilità di personalizzarsi l'interfaccia utente, o farsene di alternative per esigenze particolari, ed un'altra è progettare e realizzare basi dati omologhe ma distinte ed incompatibili.Volendo fare un esempio, chiunque intenda pubblicare contenuti su Internet sceglie il CMS che preferisce, in base alle caratteristiche che ritiene prioritarie (stabilità, usabilità, personalizzabilità, portabilità, etc. etc. etc.), ma mai si pone il problema di come poter editare e visualizzare i propri contenuti utilizzando un CMS diverso.Alla base dell'open source in Italia (e nel resto del mondo) deve esistere la definizione delle basi dati di riferimento, che devono essere univoche (almeno nella semantica), ed interoperabili e sincronizzabili, nel caso se ne vogliano o debbano realizzare più istanze indipendenti.Senza voler fare voli pindarici, basti pensare ad una base dati anagrafica: questa deve essere unica ed univoca in Italia, e nel caso si decida di implementarne più istanze territoriali, risulta evidente che queste devono essere messe in rete, devono prevenire duplicazioni, e devono essere trasparentemente accessibili.Su tale base dati si possono costruire quante interfacce utente si desideri, ma in nessun caso deve essere possibile mettere in discussione la forma ed il significato dei contenuti.Ovviamente tutto è migliorabile, oltre che in evoluzione: il giorno che l'Anagrafe dovesse ritenere opportuno prevedere un nuovo campo, o estendere forma o significato di uno già presente, la modifica deve essere estesa a tutte le istanze e a tutte le interfacce utente.Quello che manca alla PA è la capacità di definire i requisiti e di coordinare gli sviluppi; la semplice realizzazione di un portale dove chiunque abbia voglia possa caricare il suo programma non facilita né promuove l'adozione e l'interoperabilità da parte delle singole amministrazioni, ma crea un deserto di infinite scelte in cui solo il tempo deciderà chi sopravviverà e chi sarà costretto ad abbandonare le proprie scelte in favore di altre (si veda la guerra tra VHS e Betamax).In aggiunta la licenza con cui il software viene prodotto deve essere univoca, e garantisca tutti i diritti alla PA, per evitare problemi di incompatibilità di licenze tra moduli e funzioni, che potrebbero portare alla necessità di dover riscrivere pezzi di codice per l'impossibilità di adottare parti di software già esistente ma coperto da licenze troppo restrittive.
  • informatico scrive:
    Manca la comptenza ...
    Il problema è che da decenni si parla di software libero nell P.A. e si fa solo finta di usarlo con altri bussines per gli amici degli amici.Di fatto nessuna P.A. è consapevole dell'uso del software libero se non ha un ritorno da quello e le ditte che gestiscono i software si tengono stretti sia il codice che i dati. Loro dicono che è questione di concorrenza , che li sbaraglerebbe... ed in fondo non hanno torto.Poi le strutture pubbliche demandate che fanno repository alla fine tengono solo conto dell'immagine di chi si propone nel riuso, con software di difficle applicazione e senza accettare , alcune volte, richieste inviate da P.A: che hanno sviluppato prodotti anche utili e essenziali. Insomma, non funzionano.Cominciassero davvero a fare uan repository seria del software che i comuni, le Scuole, le Regioni, Le provincie e ogni altro ente publico puo' utilizzare perchè open source e sviluppato da altri enti.Un informatico della P.A.
  • soulsacrifire scrive:
    Veramente..
    Lavoro in una ditta informatica, molto modesta, che ha visto il suo software riusato in diverse province italiane.Il nostro lavoro è stato sempre condiviso con la P.A. in quanto realizzato inizialmente in collaborazione con una P.A. . Il software che è nato dal nostro lavoro è sempre stato, quindi, open source ed ogni cliente ha a disposizione il codice del programma. Può modificarlo a suo piacimento, cosa che capita solo in una provincia e con il nostro supporto riesce a portare avanti le proprie attività indipendentemente dallo sviluppo dell'applicazione principale.Le P.A. si devono svegliare e a usare meglio quello che esiste!
    • Salvatore scrive:
      Re: Veramente..
      Ha la sua ditta soluzioni come proposte sopra adatte ad un piccolo comune?Potremmo essere interessati ...
  • Fab scrive:
    SISS
    Già mi vedo il SISS esteso a tutte le altre regioni.....
  • dbrunato scrive:
    Open+source?
    Più che altro manca il riuso e mancano le parole "open" + "source" ... E' evidente che il concetto di riuso e un catalogo web non bastano, viste le innumerevoli particolarità nelle esigenze e nelle differenze implementative, con una conseguente difficoltà nell'adattare il SW. Per spingere veramente all'uso di soluzioni SW condivise servirebbe normare la facoltà di istituire progetti tra più enti e mettere a disposizione degli strumenti comuni per la gestione.I progetti dovrebbero dovrebbero avere la possibilità di svariare dal classico progetto open source alla semplice configurazione o adattamento della soluzione proprietaria.
  • bubba scrive:
    Gasperino e l'amministrazione dei soldi
    Non so perche', quando leggo queste cose, mi viene sempre in mente l'immortale "Marchese del Grillo" e il dialogo tra Gasperino e l'amministratore di casa-Grillo...che vi potete leggere qua (a fine pagina) http://it.wikiquote.org/wiki/Il_marchese_del_Grillo
  • Anonimo scrive:
    Refuso nella descrizione?
    "Le regole ci sono. Mancano, però, uso e riuso. Le regole ci sono. Mancano, però, uso e riuso"Come da oggetto...
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