LCD, condanne antitrust per tre grandi

LG, Sharp e Chunghwa Picture Tubes sono stati condannati per aver fatto cartello e manipolato i prezzi dei propri display al fine di guadagnare di più. A spese dei consumatori

Roma – Tempi duri per i produttori di tecnologia. Come se non bastassero la crisi economica e la forte pressione sui prezzi esistente nel settore hitech, adesso ci si mette anche l’Antitrust statunitense, che sanziona tre big del settore per ostacolo alla concorrenza .

I fatti sono presto detti: due giorni fa il Dipartimento di Giustizia ha condannato tre grandi produttori di monitor a cristalli liquidi – LG, Sharp e Chunghwa Picture Tubes – per aver fatto cartello, ossia per essersi accordati illegalmente al fine di mantenere artificialmente elevato negli Stati Uniti il prezzo degli schermi LCD. Alle tre aziende è stata comminata una multa di 585 milioni di dollari , 400 dei quali a carico di LG.

Il mercato degli schermi ultrapiatti è uno dei più ricchi al mondo, con un giro di affari che supera i 100 miliardi di dollari annui su scala globale e spazi di impiego innumerevoli (dalla telefonia, ai televisori, ai computer e ai device di ultima generazione). Allo stesso tempo, è tra i segmenti in cui si registrano i tassi di concorrenza più elevati: sono sempre di più le aziende che provano a ritagliarsi una “fetta” di business e anche questo contribuisce a ridurre rapidamente i prezzi dei prodotti sul mercato. Di qui, una costante contrazione dei margini di profitto per i costruttori.

L’accordo tra LG, Sharp e Chunghwa Picture Tubes, secondo le autorità antitrust nordamericane avrebbe avuto per obiettivo proprio quello di rallentare la vertiginosa caduta dei prezzi dei monitor LCD nei mall e negozi nordamericani, sempre più marcata negli ultimi mesi. Tuttavia, sottolinea il responsabile dell’Autorità Thomas O. Barnett, con il loro comportamento le organizzazioni incriminate avrebbero procurato enormi danni economici ai cittadini americani – ed anche alle aziende loro acquirenti.

L’imposizione della multa – la seconda più severa mai comminata dall’Antitrust statunitense – non segna tuttavia la fine delle investigazioni sul “cartello dei monitor”. L’Authority sta infatti collaborando con le attività competenti di diversi paesi europei ed asiatici per asseverare se e quali violazioni alle leggi antitrust siano state perpetrate dai produttori incriminati fuori dai confini statunitensi. Mentre sul territorio USA sono diverse le class action intentate presso le corti di Stato da utenti che si considerano truffati dal comportamento dei produttori.

Negli Stati Uniti, la Legge impone una vigilanza molto assidua nei confronti dei cartelli e delle pratiche anticoncorrenziali. Con una sentenza votata all’unanimità, nel 2004, la Corte Suprema ha definito i cartelli “il peggior nemico (lett: il diavolo supremo) dell’Antitrust”.

Giovanni Arata

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