Le nuove Mele viste da vicino

di D. Galimberti - Prime impressioni sui prodotti annunciati da Apple al recente Macworld Expo, tra cui iPod shuffle e Mac mini
di D. Galimberti - Prime impressioni sui prodotti annunciati da Apple al recente Macworld Expo, tra cui iPod shuffle e Mac mini


Roma – Mercoledì scorso alla Kasta Gallery di Milano, Apple ha presentato in anteprima alla stampa i nuovi prodotti annunciati durante il recente Macworld Expo di San Francisco. E’ stata la prima occasione per provare con mano l’iPod Shuffle, il Mac mini e tutte le altre novità software.

Cominciamo dall’iPod Shuffle. Il nuovo player digitale di Apple è veramente molto piccolo, grande grossomodo come una normale chiavetta USB, forse un po’ più lungo, ma anche più sottile. Ad Apple piace paragonarlo ad un pacchetto di gomme da masticare, probabilmente per associarlo all’idea di estrema trasportabilità: oltre alle dimensioni ridotte, il peso di soli 22 grammi fa sì che si possa portare al collo con l’apposita cordicella senza il minimo fastidio, proprio come si potrebbe fare con le normali chiavi USB.

La mancanza di display farà storcere il naso a molti, ma va a tutto vantaggio della trasportabilità e della semplicità d’uso. Anche i comandi sono semplici e ridotti all’essenziale: sul fronte troviamo play/pausa, avanti/indietro tracce, aumenta/diminuisci volume; sul retro troviamo invece l’interruttore a tre posizioni: off, play (in ordine) e shuffle (riproduzione in ordine casuale).

La semplicità d’uso e la casualità prendono parte anche al processo di trasferimento: dopo aver impostato la quantità di memoria da dedicare alla musica (iPod Shuffle può anche essere utilizzato come una normale chiavetta USB per il trasporto di dati), con un semplice clic possiamo decidere di trasferire casualmente della musica dalla nostra libreria iTunes fino al riempimento dell’iPod. Ovviamente è anche possibile trasferire solo le canzoni desiderate. Tutte queste funzioni sono rivolte a semplificare al massimo l’uso del player, ma in futuro, dove non è difficile immaginare memorie flash più grandi, l’idea di ascoltare 2 GB o più di musica in ordine casuale (pari a circa 480 canzoni, o una trentina di album) potrebbe perdere un po’ di significato: a quel punto sarebbe preferibile poter trasferire delle playlist e passare da una all’altra con un semplice comando.

Tornando al presente, tra gli accessori già disponibili possiamo segnalare una costodia impermeabile, un dock, e una fascia per agganciare l’iPod al braccio. La batteria dell’iPod Shuffle assicura 12 ore di funzionamento (già verificate sul campo da vari test indipendenti), ma per chi necessita di ulteriore autonomia è possibile agganciare un piccolo alimentatore supplementare che contiene due ministilo AAA e fornisce ulteriori 20 ore di ascolto. L’iPod Shuffle si ricarica in poche ore attraverso la porta USB del proprio computer, ma questo implica il fatto di dover tenere il computer acceso ogni volta che vogliamo ricaricarlo, a meno di acquistare l’apposito alimentatore venduto separatamente (problema ininfluente per chi lavora tutto il giorno al computer).

Chi fosse interessato al nuovo iPod valuti bene anche l’utilizzo che intende farne, per stabilire se acquistare anche eventuali accessori extra. L’iPod Shuffle costa 99 euro in versione da 512 MB e 149 euro in versione da 1 GB; ogni accessorio costa 29 euro; tutti i prezzi, come d’abitudine, sono da intendersi IVA inclusa.

L’iPod Shuffle, come dispositivo in sé, non porta alcuna innovazione tecnica, ma rappresenta di fatto la versione entry-level del player più diffuso al mondo, nonché l’unico player flash in grado di leggere nativamente i brani acquistati sull’iTunes Music Store. La mancanza di display potrà essere vista come una carenza da alcuni, e come una semplificazione da altri; in ogni caso è innegabile che il nuovo player porti con sé tutto lo stile Apple volto a semplificare l’utilizzo dei propri dispositivi, e l’apprezzamento del pubblico è evidenziato dall’elevato numero di vendite registrate già dai primi giorni.


L’altro grande protagonista hardware del momento è il Mac mini. Visto dal vivo il nuovo computer di Apple è ancora più accattivante di quanto non possa sembrare nelle varie immagini pubblicate in rete. Il bordo esterno in alluminio, la pulizia delle linee e la disposizione delle porte, conferiscono al Mac mini un aspetto solido ed ordinato. Quello che più colpisce sono comunque le dimensioni, veramente ridotte, e il peso di soli 1,3 kilogrammi. Il Mac mini viene venduto a 499 euro in versione base (processore G4 da 1,25 GHz e hard disk da 40 GB) e 599 euro nella versione con G4 da 1,42 GHz e HD da 80 GB. Entrambi i modelli sono equipaggiati con 256 MB di RAM e drive combo (lettore DVD e masterizzatore CD). Il taglio verso il basso dei prezzi è ottenuto principalmente eliminando tastiera, mouse e monitor, e tutto quello non strettamente indispensabile, che resta comunque disponibile come opzione (SuperDrive, scheda Airport, modulo Bluetooth, ecc…).

Il Mac mini rappresenta a tutti gli effetti una versione base di Mac a basso costo, estremamente flessibile e personalizzabile. Certo, ci sono alcuni aspetti sui quali è impossibile intervenire (come la scheda grafica da 32 MB, o la mancanza di un line-in audio che costringe, per chi ne ha bisogno, ad impegnare un ingresso USB), ma sono compromessi tutto sommato accettabili per il target di persone a cui si rivolge Mac mini.

Al di là dei discorsi sui possibili acquirenti e su come si modificheranno target e numero di unità vendute da Apple, alla prova pratica, come si comporta il Mac mini? La sensazione avuta durante un breve test con le nuove applicazioni fornite insieme alla macchina è molto buona, e i primi risultati comparsi in rete sembrano confermare quest’impressione: il Mac mini ha prestazioni molto vicine alle corrispondenti macchine con processore G4 (soprattutto se è ben equipaggiato di RAM). Probabilmente con applicazioni che fanno uso intensivo del disco rigido la differenza potrebbe aumentare, mentre a livello di grafica, più che la quantità di RAM video bisogna valutare le specifiche funzioni della scheda e le sue prestazioni nel 2D e nel 3D.

Il Mac mini è un’ottima soluzione sia per l’utente che vuol passare dalla piattaforma x86 a quella Macintosh (con la possibilità di riutilizzare tutte le periferiche che già possiede), sia per chi vuole un Mac a basso costo ma non gradisce il concetto “all-in-one” di iMac ed eMac.

Per quanto riguarda il software, in attesa di fare dei test approfonditi sulle due nuove suite, possiamo evidenziare in una breve carrellata le principali novità che ho avuto modo di testare durante l’evento.

iMovie, oltre al consueto aggiornamento di effetti e al raffinamento dell’interfaccia, ha aggiunto il supporto per il formato panoramico ad alta definizione e una funzione per il montaggio automatico dei clip. I video ad alta definizione hanno una risoluzione che è circa cinque volte superiore al normale formato DV, e la differenza si vede. Grazie alla nuova versione di iMovie, chi possiede una telecamera ad alta definizione, e non ha esigenze troppo particolari, potrà montare i propri filmati senza investire altri soldi in software professionali che supportino il formato HD.

iDVD introduce dei nuovi temi animati e il supporto per il formato DVD+R/RW: per ora, invece, niente supporto ai media dual-layer.

iTunes resta sostanzialmente identico a prima, a parte il supporto per il nuovo iPod Shuffle con le relative funzioni di autofill e la correzione di alcuni bug.

Un maggior numero di novità arriva da iPhoto. Prima di tutto con la nuova versione possiamo catalogare non solo le foto ma anche i brevi filmati realizzati con le fotocamere digitali; inoltre la catalogazione può avvenire anche raggruppando gli album in cartelle e sottocartelle. Quello che però mi ha lasciato più piacevolmente sorpreso è stata l’aggiunta di discreto numero di funzioni per poter effettuare un semplice editing delle immagini senza dover ricorrere ad altri software. Certo, non è potente come un programma di fotoritocco, ma ora possiamo correggere saturazione, livelli di colore e tante altre caratteristiche delle nostre immagini direttamente da iPhoto, con la consueta semplicità alla quale siamo abituati.

Anche Garageband offre importanti novità: a parte l’interessante opzione per visualizzare le note su pentagramma musicale, abbiamo potuto sperimentare la nuova funzione che consente di correggere la tonalità di quello che abbiamo registrato. Partendo da una traccia audio vocale con un’evidente stonatura su un acuto finale, agendo su un apposito controllo si è potuto intervenire sulla traccia stessa e correggere l’errore in maniera immediata.

Tra le novità di Keynote che ho avuto modo di apprezzare, vi è sicuramente quella dell’esportazione in formato Flash, che consente a tutti gli effetti di creare delle vere e proprie presentazioni interattive con poca fatica.

L’ultimo arrivato, Pages, è un software che a prima vista può sembrare scarno, con un’interfaccia fin troppo semplice, ma che nasconde grandi potenzialità. E’ un word processor, ma è anche un po’ un impaginatore: lascia molta libertà d’azione all’utente, che riesce a realizzare con estrema immediatezza tutto quello che ha in mente, ma nello stesso tempo fornisce tutti gli strumenti e le linee guida essenziali per mantenere il giusto ordine dei documenti creati. Se vogliamo trovare un difetto, la versione di Pages che abbiamo provato sembrava essere un po’ poco reattiva, come spesso accade nelle prime release dei prodotti. Per esprimere un parere più completo su questo aspetto, ed esaminare tutti i dettagli dei nuovi software, vi rimandiamo ad una prossima recensione di entrambe le suite.

Domenico Galimberti

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25 01 2005
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