Linux. E il collocamento dei lavoratori IT

Fabrizio Bartoloni intervista i responsabili di due agenzie di collocamento nell'open source al di qua e al di là dell'Atlantico. Un primo quadro di come si va muovendo il mercato del lavoro di settore

Roma – Emigrare talvolta è l’unica soluzione quando non si possano mettere a frutto in patria le proprie competenze o semplicemente si punti ad un reddito più adeguato e maggiori benefici aziendali, caso ancor più vero per gli esperti di Open Source. Punto Informatico ha sottoposto ad una intervista doppia Brent Marinaccio di HotLinuxJobs e Lukas Chaplin di Linux Lancers , titolari di due agenzie di collocamento Linux, la prima negli USA l’altra in Europa, per tracciare un quadro generale rimediando anche qualche utile suggerimento.

Punto Informatico: Qual è l’attuale fetta di mercato occupata da posti di lavoro nell’area *nix? A quale velocità sta crescendo e cosa la influenza di più?
Brent Marinaccio: Non posso fornire una cifra esatta per gli Stati Uniti ma posso dire che è stata una crescita dilagante negli ultimi cinque anni con un tasso realistico del 20-30% ed oltre su base annua. E quel che più la influenza al momento è in maniera preponderante l’economia. Nel complesso, una parabola negativa di quest’ultima farebbe da volano alla proliferazione di Linux e del software open source contro altre piattaforme basate sul prezzo. D’altro canto, se il numero totale dei posti di lavoro nell’IT si dovesse ridurre qua da noi anche l’occupazione basata su Linux ne risentirebbe, sebbene in misura minore rispetto ad altre aree tecnologiche.

Lukas Chaplin: Il tasso di sviluppo degli impieghi legati a tale segmento è letteralmente esplosivo qua in Europa. Ma bisogna distinguere tra le aziende che usano software libero con codice sorgente disponibile e quelle che lo sviluppano, queste ultime sono ancora troppe poche a mio giudizio.
Questa alta accettazione nasce dal buon operato di tutti coloro, all’interno della comunità,
impegnati a diffondere questa cultura, con ogni probabilità il miglior vettore di un tale successo.

PI: Potreste fare i nomi delle tre città ideali e altrettante aziende per un geek Unix?
BM: Piuttosto che per città ragionerei in termini di aree. E quella che offre di più in questo ambito è la Silicon Valley. Non è una gran sorpresa. A seguire collocherei il NordOvest sul Pacifico, Seattle e Portland si stanno dando discretamente da fare su tale fronte. In ultimo Boston, di gran lunga il più grosso serbatoio di sviluppo open source sulla costa orientale degli States. Se invece vogliamo guardare ai più grandi datori di lavoro per gli ingegneri Linux in termini di numeri: IBM, Intel, Red Hat, Novell e Oracle.
Si tratta però di una classifica destinata a mutare in quanto ogni grossa azienda tecnologica sta rafforzando la sua presenza con l’ovvia eccezione di Microsoft. Anche se pure questi ultimi hanno aumentato i professionisti Linux tra i ranghi dei propri dipendenti.

LC: È difficile rispondere senza finire col tralasciare luoghi significativi. Per esempio la Scandinavia è un polo d’attrazione lavorativo in generale e nondimeno per gli sviluppatori Open source. Ma così sono anche Dublino e Monaco di Baviera. Non posso rispondere quali siano le aziende ideali perché è un argomento soggettivo, quello che io potrei considerare un posto da sogno per altri potrebbe essere negativo. Il mio consiglio ai candidati che puntino alle migliori compagnie è di riflettere prima su cosa conti di più per loro e cercare poi quella più in linea coi propri obiettivi.

PI: Il telelavoro è una soluzione migliore o peggiore dell’impiego entro le quattro mura di un ufficio secondo l’esperienza vostra e dei vostri clienti?
BM: Credo molto nell’opportunità offerta dal telelavoro di costruire il miglior staff di ingegneri. Gli ingegneri dell’Open source tendono ad essere sparsi ai quattro angoli del globo e questo è il suo plus. Allo stesso tempo capisco quelle compagnie che richiedono di avere qualcuno in-loco per situazioni particolari. Se una azienda è allo stato di pianificazione allora è con ogni probabilità un bene che ci sia gente che si stringa attorno alla lavagnetta dove viene illustrato il progetto. Ma nella maggior parte dei casi, tutto può essere svolto a distanza con la medesima efficienza che se fosse portato a termine sul posto. Qua negli USA ci sono ancora aziende con difficoltà a rendersene conto ma pure queste stanno mostrando sempre più elasticità col tempo.

LC: Un numero preponderante di sviluppatori rivendica la superiorità di un lavoro da casa rispetto a soluzioni tradizionali. Sono più contenti, programmano meglio e condivido con forza questo punto di vista. Allo stesso tempo sento alcuni altri candidati dichiarare di aver bisogno di un ambiente “business” attorno a loro per poter operare nella massima efficienza e li metterebbe a disagio una collocazione domestica.

PI: Cosa rende il mercato lavorativo FOSS della vostra area geografica diverso dalle altre zone?
BM: Non c’è altrettanta adozione governativa di standard aperti come in Europa. Ma sta lentamente succedendo. Se non altro nelle istituzioni dell’ambito educativo. Comunque operiamo in via primaria nel settore privato, e in questo ci distinguiamo per molte posizioni intriganti nelle start-up rispetto ad altre aree del pianeta per via delle ingenti somme di VC disponibili qui.

LC: L’Europa ha un atteggiamento di sincera accoglienza verso il software libero. Ciò apre il mercato su larga scala per tipologie d’impiego molto diverse tra loro e interessanti all’interno dell’open source. E molte delle aziende che lo creano hanno sede nel nostro continente, rendendolo un posto ancor più eccitante per uno sviluppatore.

PI: Quali competenze conviene acquisire per aumentare le proprie chance di trovare lavoro? Quali sono meglio retribuite?
BM: Molto di quello che facciamo è indirizzato all’area del kernel Linux. Qua negli USA abbiamo ancora una seria scarsità di offerta rispetto alla domanda avanzata dalle corporation. Ci dedichiamo anche alle applicazioni e si tratta di un’area in continua crescita, visto tutto il lavoro compiuto nell’area mobile in aggiunta a quello tradizionale. Un altro settore che ha conosciuto una crescita significativa è quello delle applicazioni su larga scala realizzate in PHP. In ultimo Ruby on Rails viene utilizzato da una miriade di aziende piccole e/o basate su VC. Perciò c’è stata una crescita anche in quell’ambito. Se vogliamo parlare di retribuzione, tutte queste citate hanno visto un decente aumento dei salari di base (10-20%+) nell’ultimo biennio.

LC: Il kernel e tutto lo sviluppo che si avvicini all’hardware comporta ancora lavori davvero ben pagati. In quanto a competenze trovo la loro combinazione sempre più interessante di una singola.
Uno sviluppatore C/C++ che conosca anche l’assembly e si presenti per un posto da sviluppatore di driver ha molte più possibilità di ottenerlo rispetto ad uno più preparato sullo stesso C/C++ ma senza questa seconda competenza.

PI: Possiamo dichiarare il mercato morto per determinate competenze o possono sempre riemergere come, per esempio, l’eterno ritorno della manutenzione di vecchio codice Cobol ?
BM: Ci occupiamo solo di open source quindi non posso rispondere su del codice retrocompatibile, però se parliamo di linguaggi open source la maggior parte ha vissuto una crescita continua negli anni. Per alcuni è stata più drammatica, ma c’è stata per tutti.

LC: Non credo che i linguaggi “muoiano” davvero, solo vengono usati di più, poi di meno, hanno i loro cinque minuti di notorietà e tornano di nuovo dietro le quinte. Guardate Smalltalk per esempio. Suppongo quasi tutti se ne dimentichino ma si tratta di una competenza altamente richiesta da varie aziende, in quanto le loro applicazioni sono create per intero con tale soluzione e così sarà per i prossimi 10 anni. L’intero sistema di visualizzazione delle ferrovie tedesche è stato creato sotto Linux con lo Smalltalk come linguaggio principale ed ogni display di ogni stazione di treno, autobus o metropolitana ricorre a queste applicazioni su base quotidiana.

PI: Le certificazioni valgono il loro costo? Se sì quali?
BM: Sì, almeno in determinate circostanze. Incoraggio caldamente la gente a conseguirle quando non abbia già svolto una quantità di lavoro nel corso degli anni tale da accedere ad un determinato impiego. In questo senso sono coloro che manchino di esperienze professionali sul campo a guadagnarci di più nell’ottenerle. E anche per un esperto non nuoce una certificazione nella ricerca di un posto. Quelle che più attraggono l’attenzione delle aziende nell’area dell’amministrazione di sistema sono la Red Hat Certified Engineer (RHCE) e la Novell Certified Linux Engineer(NCLE) . La ragione principale del loro successo va vista nella loro componente “hands-on”. E in un raggio più ampio la Zend Certified Engineers (ZCE) per i professionisti del PHP oltre a quella MySQL .

LC: In linea di massima direi che giustifichino i soldi spesi. Siccome la maggioranza degli sviluppatori o amministratori possiede già la conoscenza richiesta, è una buona referenza dimostrare subito ai futuri datori di lavoro di comprendere a fondo il proprio mestiere.
L’ LPIC viene davvero apprezzata e la reputo la migliore certificazione generica a disposizione. Non si limita a coprire un solo sistema e guardandola dal punto di vista di un sistema operativo con distribuzioni diverse ciò ha molto senso.

PI: Qual è lo sbaglio più ricorrente compilando un CV o nel presentarsi ad un colloquio?
BM: Tralasciate la parte in cui descrivete i vostri obiettivi nel curriculum. Salvo non si tratti di un prospetto dettagliato per dirmi qualcosa di davvero particolare è meglio venga omessa, si tratta di un errore comune negli Stati Uniti. In aggiunta, fornite dettagli concreti riguardo al vostro lavoro presso ogni azienda senza allungare troppo il CV, accanto alle mansioni per ogni posizione elencate quali risultati ottenuti vadano oltre e al di là degli obiettivi del compito assegnatovi.
I colloqui invece hanno tutta una schiera di errori associati. Ma un fattore critico è di assicurarvi di intervistare l’azienda almeno quanto loro intervistano voi. Volete essere voi stessi e assicurarvi di trovarvi a vostro agio al suo interno. Non cercate di essere chi non siete. Alla fine non ci sarà un happy end se gli esaminatori vengono indotti ad apprezzare quello che non siete.

LC: L’errore più grande dei candidati è di non menzionare la maggior parte delle proprie competenze, persino quelle di cui fanno uso più frequente. Il secondo in ordine di gravità è di omettere dettagli sul proprio passato lavorativo come progetti aggiuntivi in cui si siano cimentati.

PI: Quali sono i trend attuali e le vostre aspettative per il futuro a breve e lungo termine?
BM: Qui negli USA l’open source continua a guadagnare velocità sul mercato. Pertanto il futuro è luminoso a lungo raggio. L’unico possibile intoppo a stretto giro sono gli effetti di una parabola negativa nell’economia. Si tratta di una situazione non ancora conclusa quindi non siamo sicuri di cosa accadrà. Ma, al momento, c’è ancora più domanda che offerta per i professionisti dell’open source negli Stati Uniti e questo rende la prospettiva rassicurante.

LC: Ho notato una richiesta più forte per i sistemi embedded open source, credo questo settore sia permanentemente sottostimato e molto succederà in merito in futuro.

a cura di Fabrizio Bartoloni

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  • anna fringuelli scrive:
    risposta alla notizia
    forse sarà vero quanto ha affermato il dottor Small,ma le confesso che per una generazione nata con la carta e la penna non è affatto piacevole smanettare sul computer preferiamo mantenere attive le nostre facoltà celebrlali con la nostra tanto amata carta e penna.Essendo persone di mezza età non tanto vecchie per andare in pensione siamo costretti, a malincuore, a rimboccarci le maniche ed inseguire questo mondo tecnologico che trasforma gli umani in fili e circuiti elettrici e quant'altro,trasformando gli esseri umani in macchine frenetiche che lasciano poco,o niente,spazio ai sentimenti, alle emozioni e ai valori tradizionalmente trasmessi. é via siamo di nuovo in carreggiata!
  • Silvana Tigano scrive:
    commento articolo
    Il testo è molto interessante, perchè da informazioni riguardo una tematica molto attuale.
  • Giuliana Celante scrive:
    Google e il web mantengono vivo il cerve
    Concordo con quanto affermato nell'articolo. Sicuramente la ricerca nel web può offrire ulteriori stimoli cognitivi.
  • giacomo pignoli scrive:
    i milgliori
    vai avanti sei il piu grande gooogle
  • Davide scrive:
    Ma che diavolo c'entra Google?
    Ma cosa c'entra Google con questa notizia?
    • G,G scrive:
      Re: Ma che diavolo c'entra Google?
      Considera che ormai, google è un sinonimo di "motore di ricerca", più o meno come jeep è sinonimo di fuoristrada.Poi, se ciò sia giusto o meno...
    • GoldenBoy scrive:
      Re: Ma che diavolo c'entra Google?
      perché han fatto i test con google come motore di ricerca...bastavano 2 min di lettura dell'articolo...
    • GoldenBoy scrive:
      Re: Ma che diavolo c'entra Google?
      ah, aggiungo, da questo thread si evidenzia come non a tutti il web mantiene giovane il cervello... :-D
    • gcf scrive:
      Re: Ma che diavolo c'entra Google?
      - Scritto da: Davide
      Ma cosa c'entra Google con questa notizia?e ti quoto :)
    • 3mpty scrive:
      Re: Ma che diavolo c'entra Google?
      - Scritto da: Davide
      Ma cosa c'entra Google con questa notizia?Probabilmente è stato messo nel titolo per cambiarlo un po' dal post su /.
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