Mac, l'ora dell'onda progressiva

di D. Galimberti. Sono in pochi, in rete e fuori dalla rete, ad averne preso atto. Ma i fatti indicano che Apple, anche in Italia, sta conoscendo una nuova fase di crescita


Roma – Capita con una certa frequenza, anche presso siti di esperti o addirittura riviste di informatica, di rilevare la presenza di inesattezze di un certo rilievo quando si parla di argomenti meno “battuti” del PC-Windows, in particolare Linux ed Apple. Visto che io stesso vorrei evitare di fare disinformazione su argomenti che conosco solo marginalmente, mi limiterò a fare qualche considerazione su alcune cose che ho letto ultimamente riguardo a MacOS.

Frequentando abitualmente newsgroup e siti “aperti”, dove ogni utente registrato può scrivere le proprie notizie o esperienze (si pensi a http://www.tevac.com ), certi strafalcioni vengono talvolta riportati per far sorridere gli utenti Mac, anche se capita che qualcuno si infastidisca decisamente alla lettura di errori macroscopici.

Facciamo qualche semplice esempio: qualche mese fa scopro che esiste un sito dove ?esperti di informatica? rispondono a domande tecniche di ogni tipo relative ad ogni sistema operativo. Capita quindi che chiedano informazioni anche su MacOS, ed una delle domande era relativa alla posizione della striscia di controllo: per chi non lo sapesse, questo elemento del sistema operativo è una sorta di mini-pannello di controllo che si “ancora” ai lati del desktop e si può spostare a proprio piacimento trascinandolo mentre si preme il tasto “alt”. Capita che alcune applicazioni, ridimensionando lo schermo, lascino questa striscia “fuori posto”, ma, come appena spiegato, basta un semplice click del mouse per riportarla dove vogliamo.

Peccato che “l’esperto di Macintosh” della situazione fosse così poco esperto da considerare l?evento come il sintomo di un gravissimo malfunzionamento del sistema con conseguente consiglio di riformattare l’hard disk e reinstallare tutto. L’utente Macintosh più smaliziato potrebbe considerare questa uscita come una barzelletta, ma l’utente che chiedendo un consiglio su una questione apparentemente banale si sente rispondere in questo modo, non ci avrà certo riso sopra… Viene quindi da chiedersi con quale coraggio certa gente si dichiara tanto esperta da diffondere simili consigli senza avere, apparentemente, la minima conoscenza del sistema di cui sta parlando.

Ma se internet è un mondo per molti versi “volatile” e anarchico, forse i danni maggiori vengono da quello che si può trovare scritto su certe riviste. Evito di commentare quanto apparso su una rivista di videogiochi, dove si parla di Mac come oggetto “puramente estetico” e si assiste ad una serie di luoghi comuni che lasciano il tempo che trovano e non meritano neanche di essere commentati.

Mi soffermerei invece su quanto apparso sul numero di questo mese di una rivista ben più importante, riguardo una recensione del nuovo iMac. Ci terrei a fare qualche considerazione su queste righe in quanto sono un esempio più che lampante di quello che si intende per disinformazione. Cito dall’articolo: “…quando proviamo ad accenderlo (il nuovo iMac, NdR) cominciano i problemi! Windows avrà molti difetti, ma anche molte caratteristiche agevoli ed intuitive, come la gestione del multitasking: le finestre in esubero vengono ordinatamente ridotte ad icona, visualizzate nella barra di sistema e richiamate con un semplice click, mentre MacOSX non contempla questa possibilità…”

Tanto per cominciare, la persona in questione ha un concetto molto vago del multitasking e della sua gestione, che pare voler “limitare” al fatto di poter aprire più finestre e ridurle poi ad icona. Mi chiedo poi se questa persona abbia utilizzato MacOSX oppure se abbia visto solo degli screenshot: in MacOSX ogni finestra può trovare posto nel dock, così come applicazione, ogni cartella ed ogni disco (con relativa possibilità di navigazione); evito di infierire sulla maggior versatilità del dock rispetto alla barra di sistema di Windows, poiché l’articolo prosegue con altre “chicche” molto più divertenti.

Il recensore trova scomode le icone giudicandole troppo grandi: evidentemente non si è accorto che le icone sono ridimensionabili a piacere da 0 (semplice elenco) a 128×128. Si lamenta poi che “…per gestire le risorse di sistema bisogna infilarsi in cunicoli di opzioni non propriamente immediati…”: sarà che il recensore è troppo abituato a maneggiare Windows, ma tutte le principali preferenze di MacOSX trovano posto in un unico pannello di controllo ordinato e di accesso immediato. Come se non bastasse, la recensione si conclude dicendo che “…il Finder serve a fare pulizia ma per gli utenti inesperti resta un cavillo ambiguo e non propriamente agevole…”, da cui si deduce che non abbia nessuna idea di cosa sia il Finder e quali siano le sue funzioni e le sue caratteristiche. Se una recensione del genere fa sorridere l’utente medio Apple, mi chiedo cosa potrà pensare chi di MacOSX non sa nulla e legge queste “impressioni d’uso”.

Non mancano poi utenti convinti che MacOS e Windows non possano stare nella stessa rete, che con il Mac sia impossibile navigare in Internet o che i file di Windows (tipicamente documenti di Office) non si possano leggere con un Mac.

Ultimamente pare che Apple si sia accorta di queste false idee che girano intorno ai propri computer e che abbia deciso di porvi rimedio, o almeno di fare un tentativo in tal senso. Sul depliant del nuovo iMac ci sono due pagine dedicate a sfatare alcuni di questi “falsi miti”. La speranza è che queste notizie possano arrivare a chi ancora non conosce i computer Apple, visto che gli utenti Mac conosco già bene queste cose. Proprio per questo motivo da un po’ di tempo a questa parte pare che anche Apple Italia stia organizzando numerosi tour per presentare MacOSX, le applicazioni di maggior rilievo, e quello che Apple stessa definisce il digital-lifestyle, ovvero tutte le possibilità digitali audio e video che girano intorno al proprio mondo. Oltre a ciò, sul sito Apple sono apparse diverse pagine che invitano gli utenti Windows ad esprime il loro parere su MacOS chiedendo quello che li soddisfa e quello che vorrebbero in più. Ancora più importanti le pagine dedicate alle spiegazioni di come far convivere Mac e PC-Windows, dimostrando come le macchine possono interagire e scambiare dati.

Per concludere, scopro in questi giorni che anche a livello educational, Apple Italia sta facendo delle proposte interessanti, e le prime macchine Apple (tutte con predisposizione per rete wireless Airport) stanno entrando nelle scuole italiane, consentendo così agli scolari interessati di scoprire che il mondo dell’informatica non è necessariamente legato a Microsoft e che esistono delle alternative che per alcuni versi possono considerarsi migliori. Non so se il merito sia di queste iniziative (ancora ai primi stadi), comunque l’impressione è che il mercato italiano del Mac sia in espansione, almeno giudicando la popolarità del marchio e la notevole richiesta di informazioni su newsgroup e forum da parte di utenti alle prime armi.

Domenico Galimberti

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  • Anonimo scrive:
    Prima domanda: quanto costa?
    Fintanto che la prima domanda della maggior parte delle aziende che pensano di farsi il sito è "quanto costa?", mi sa che siamo molto lontano dalla meta.In tre anni di lavoro ho trovato solo un paio di persone che prima di chiedere "quanto costa?" mi hanno chiesto "posso fare questo e quest'altro?".Le altre (tante) no.Solo "quanto costa?" come prima domanda.E "non potete fare uno sconto?" come seconda.
    • Anonimo scrive:
      Re: Prima domanda: quanto costa?
      Purtroppo concordo in pieno con la tua tesi. Non so negli altri paesi ma in Italia i costi legati ad Internet sono visti ancora come una cosa "necessaria", cioe' piu' della serie "se ne parla tanto, vuoi che io sia l'unica azienda a non avere il sito" anziche' considerarlo come un vero strumento per analisi, CRM o crescita del guadagno. Secondo me ormai ci dovrebbe essere un punto di svolta. Poi non capisco perche' un sito non debba costare dei soldi....Un conto se vuoi la pagina che dica chi sei e dove sei e un conto se vuoi fare un sito che sia funzionale, conosciuto, gradevole...ma questo la gente lo ha ancora da capire. Io penso che siccome non produci niente di fisico quello che non ne sa niente crede che sia una cosa semplice e non capisce quanto lavoro richieda un sito con la S maiusola (perdonatemi l'espressione).
      • Anonimo scrive:
        Re: Prima domanda: quanto costa?
        Ahimè avete perfettamente ragione!Basterebbe che la gente iniziasse a vedere internet non solo come vetrina "molto costosa" per i propri prodotti dalla quale non è possibile trarre alcun vantaggio!!
    • Anonimo scrive:
      Re: Prima domanda: quanto costa?
      Credo che la questione non sia solo questa.Poche, anzi, pochissime aziende in italia hanno una coscienza matura sul mondo dei cosiddetti servizi a valore aggiunto: in poche parole, il sito non solo come vetrina, ma come strumento di marketing "completo", sia esplorativo (quindi utile per raccogliere informazioni sul targetr di riferimento e sul mercato) sia promozionale (quindi la vetrina accattivante che promuove i miei prodotti o servizi).Va da se che queste aziende sono quase tutte operanti nell'ambito dell'IT o delle TLC e se invece sono aziende più "tradizionali" (penso alla GDO) sono comunque molto grandi e continuano a pensare al sito internet come: 1. il mio biglietto da visita 2. il mio vegozio virtuale.Il giorno in cui i responsabili del marketing capiranno che un sito può essere anche uno strumenti di marketing incredibilmente efficace sarà un lieto giorno per le aziende italiane e non solo :)
    • Anonimo scrive:
      Re: Prima domanda: quanto costa?
      Dal mio punto di vista non è tanto un problema della classica domanda "quanto costa?", di solito io giro la domanda "quanto costa un Vostro MOBILE?" (naturalmente l'esempio si può fare con tutti i prodotti/servizi) di solito la risposta è "quante ante? quanti cassetti? ecc..", ed è proprio da quì che si deve partire.Prima di sapere il prezzo di un prodotto/servizio, chi lo "vende" dovrebbe elencarne tutte le sue caratteristiche, sia positive che negative, ed inoltre le diverse opportunità che lo stesso prodotto/servizio potrebbe dare. Nell'esempio del "prodotto/servizio" SITO WEB, troppo spesso chi lo "vende" o è lo stesso webmaster che poi lo realizza oppure un "classico" venditore, nel primo caso il "tecnico" naturalmente ha (dovrebbe avere) una preparazione su tutti gli aspetti tecnici (programmazione html asp flash- meta tag ecc..), mentre non ha una preparazione dal punto di vista commerciale , nel secondo caso il "venditore" lui deve vendere e basta la sua arma vincente diventa il prezzo (oramai le offerte nel mondo del web sono le più svariate), pertanto diventa un'aspetto puramente commerciale il SITO WEB per chi acquista , ed è anche logico che sia abituato a chiedere subito "quanto costa?".Come in ogni attività l'improvissazione lascia sempre il tempo che trova, se fai il webmaster non puoi essere anche un commerciale, rischi di "cadere" nella "trappola" del "quanto costa?", mentre chi propone questo genere di "servizio" dovrebbe essere più un consulente che un venditore, cioè una persona che prima di "sparare" cifre metta a conoscenza , di chi deve "comprare", le diverse oppurtunità che ci sono e lo consigli nel "sceglie" qual'è quella più adatta al suo business. Ciao a tutti.
    • Anonimo scrive:
      Re: Prima domanda: quanto costa?
      - Scritto da: sfiduciato
      Solo "quanto costa?" come prima domanda.Si vede che non gli ispiravi fiducia ed avevano paura che li fregassi sul prezzo...
      E "non potete fare uno sconto?" come seconda.Si vede che ci avevano azzeccato.... ;-)
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