Microsoft: addio Itanium

Le più recenti versioni di Windows Server, SQL Server e Visual Studio saranno le ultime a supportare i processori enterprise. Per il mai decollato chip di Intel il futuro si colora di tinte ancora più fosche
Le più recenti versioni di Windows Server, SQL Server e Visual Studio saranno le ultime a supportare i processori enterprise. Per il mai decollato chip di Intel il futuro si colora di tinte ancora più fosche

Dando compimento a un processo iniziato diversi anni addietro, Microsoft ha comunicato la decisione di cessare definitivamente il proprio supporto ai processori Intel Itanium.

Come spiegato in questo post da Dan Reger, product manager di Microsoft, Windows Server 2008 R2, SQL Server 2008 R2 e Visual Studio 2010 rappresentano gli ultimi prodotti di Redmond a supportare la piattaforma Itanium. A tal proposito Reger ha anche ricordato come il supporto mainstream per Windows Server 2008 R2 finirà il 9 luglio del 2013.

La decisione di Microsoft rende il futuro di Itanium più fosco e incerto di quanto già non fosse, facendo apparire le iniziali ambizioni di Intel e HP – che progettarono Itanium per competere testa a testa con le CPU RISC di classe enterprise – poco più di pie illusioni.

L’appoggio di Microsoft allo sfortunato chippone di Intel si è concretizzato nel 2003 con il rilascio della prima versione per Itanium di Windows Server. Dopo di allora, però, il big di Redmond ha mostrato ben poco entusiasmo verso questa piattaforma: nel 2004 BigM abbandonò il progetto di sviluppo che avrebbe dovuto dare alla luce un sistema operativo per le workstation basate su Itanium; nel 2005 annunciò che la prima release di Windows Server 2003 Compute Cluster Edition (CCE) avrebbe supportato esclusivamente i processori x86-64; e con Vista ha infine abbandonato il supporto a Itanium dalla sua piattaforma desktop.

Le scelte di Microsoft, che seguono quelle analoghe di Red Hat , sono comprensibili viste le enormi difficoltà incontrate da Itanium nel guadagnare spazi di mercato: stando agli analisti, oggi Windows è installato su appena il 5% dei sistemi basati su Itanium. Sulla quasi totalità delle restanti macchine gira il sistema operativo HP-UX .

Nato poco più di dieci anni or sono come alternativa economica alle più note famiglie di processori RISC, quali Power e SPARC, Itanium non è mai decollato, rimanendo confinato ad una piccolissima nicchia del mercato high end. Tra i produttori di server che negli scorsi anni lo hanno “scaricato” ci sono Unisys e Dell, e prima ancora HP – che aveva collaborato allo sviluppo del chip – lo aveva eliminato dalla sua linea di workstation.

Lo scorso anno Colin Lacey, dirigente di Unisys, affermò in una intervista che oggi Itanium non offre alcun vantaggio rispetto al cugino Xeon. Sia dal punto di vista delle performance che da quello dell’affidabilità e della scalabilità, molti esperti sostengono che l’ultima generazione di Xeon e di Opteron multicore sono capaci di tenere testa, e talvolta superare, Itanium. Questa è per altro la stessa giustificazione fornita da Reger all’abbandono, da parte di Microsoft, della piattaforma IA64 di Intel.

Ina Fried ricorda dalle colonne di Cnet come i server basati su Itanium rimangano una nicchia di mercato piuttosto importante per HP, una nicchia a cui per il momento non sembra voler rinunciare neppure Intel, che proprio lo scorso febbraio ha aggiornato – seppure con grande ritardo – la propria linea di CPU Itanium con l’introduzione della nuova serie 9300 ( Tukwila ).

Alessandro Del Rosso

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