Microsoft ammette: non dovevamo spiarvi

La richiesta ai rivenditori di computer californiani di segnalare a Microsoft chi compra PC senza Windows viene definita stupida da un portavoce dell'azienda. Un esperimento nato male e durato poco
La richiesta ai rivenditori di computer californiani di segnalare a Microsoft chi compra PC senza Windows viene definita stupida da un portavoce dell'azienda. Un esperimento nato male e durato poco


Redmond (USA) – Le ambiguità del rapporto che ha voluto costruire con i rivenditori coinvolti nel suo progetto pilota le hanno causato ingenti danni di immagine e ora Microsoft, dopo aver tirato il freno a mano, sta innestando la retromarcia. L’azienda ha infatti bollato come “stupida” la richiesta fatta dalla stessa Microsoft ai rivenditori di computer: quella di informare Microsoft quando un loro cliente avesse comprato un personal computer senza Windows pre-installato. Allo stesso modo si chiedevano dati su clienti che passassero da Windows a Linux, e via dicendo.

La questione aveva suscitato, anche da noi, feroci polemiche , perché una pratica del genere non solo si riteneva scorretta e lesiva della privacy degli utenti ma anche un sintomo di un atteggiamento da “Grande fratello” della quale Microsoft in passato è già stata abbondantemente accusata.

Matt Pilla, portavoce di Microsoft che ha rilasciato alcune dichiarazioni al Seattle Post-Intelligencer, ha parlato della questione, come di un “programma pilota assai breve che era effettivamente stupido ma che non comprendeva in alcun modo la condivisione delle informazioni raccolte”. Una delle accuse contro Microsoft, infatti, era quella di “passare” i dati così raccolti alla polizia per le attività anti-pirateria. Una supposizione che aveva scaldato gli animi in quanto sembrava partire dal concetto che se non c’è Windows sul PC allora vuol dire che ci si installa software pirata.

La stessa Microsoft, sul proprio sito, aveva scritto ai rivenditori che era necessario “avvertire i propri clienti che acquistare un PC nudo, e conseguentemente acquistare software pirata, non è una buona scelta: vi sarebbero problemi tecnici, problemi negli aggiornamenti, problemi con i virus e con la legge”.

Al giornale di Seattle, Pilla ha voluto sottolineare che l’idea alla base del progetto era quella di rendere edotti “clienti aziendali poco informati” sul fatto che non possono trasferire un Windows che gira su una macchina su un altro computer perché, al momento, questo non è permesso dalle licenze Microsoft.

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27 05 2001
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