Microsoft ha 120 giorni per tornare a Java

Microsoft ha 120 giorni per tornare a Java

Questo il termine che il giudice ha concesso per introdurre in Windows la versione di Java sviluppata da Sun. Ma il big di Redmond spera in un prossimo appello che ribalti la sentenza
Questo il termine che il giudice ha concesso per introdurre in Windows la versione di Java sviluppata da Sun. Ma il big di Redmond spera in un prossimo appello che ribalti la sentenza


Baltimora (USA) – Quattro mesi. Questo il tempo che il giudice distrettuale americano J. Frederick Motz ha dato a Microsoft per reintrodurre all'interno del proprio sistema operativo la tecnologia Java.

L'ordinanza è arrivata dopo che lo scorso dicembre Motz aveva emanato un'ingiunzione con cui obbligava Microsoft, pur senza specificare i termini e i modi per l'adempimento, ad includere la versione di Java sviluppata da Sun in ogni futura copia di Windows XP e nel prossimo Service Pack 2.

Visto che durante le festività e le prime due settimane di gennaio Sun e Microsoft non erano riuscite a trovare un accordo, Motz si è visto costretto a riascoltare entrambe le parti e valutare le rispettive proposte. Se da un lato Sun aveva chiesto che la propria rivale fosse costretta a reintrodurre Java in Windows entro 90 giorni, Microsoft aveva chiesto le fossero concessi almeno 12 mesi: secondo quest'ultima, infatti, l'operazione è meno semplice di quanto appaia e costringerà i propri sviluppatori ad apportare modifiche anche sostanziali ad un certo numero di applicazioni.

Mediando fra le due posizioni, Motz ha ritenuto ragionevole stabilire un termine temporale, affinché Microsoft adempia all'ingiunzione, di 120 giorni: dunque una scadenza ben più breve di quella chiesta da Microsoft ma, in ogni caso, meno stringente di quella avanzata da Sun.

Motz si è comunque detto favorevole a concedere a Microsoft 2 settimane di rinvio in attesa che il colosso del software presenti il previsto appello.

Come noto, i legali di Sun accusano Microsoft di aver tentato di “avvelenare” Java, sviluppandone una versione incompatibile, con l'intento di dominare il mercato con la piattaforma concorrente MS.NET. Da parte sua Microsoft si difende sostenendo che non è corretto obbligarla ad integrare nel suo sistema operativo una tecnologia rivale e del codice che, a suo dire, “non funziona”.

Per maggiori dettagli sulla disputa legale in corso clicca qui .

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16 01 2003
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