Microsoft, trasparenza alla sorgente

I governi europei potranno ispezionare il codice di Redmond alla ricerca di eventuali backdoor. Per rassicurarli, apre un centro per la trasparenza a Bruxelles

Roma – I Governi europei potranno avere accesso al codice sorgente di Microsoft per verificare la presenza di backdoor e rassicurare così gli utenti del Vecchio Continente circa la sicurezza dei loro dati.

Per servire a tale scopo e dimostrare il suo impegno a collaborare con le istruzioni, Microsoft ha annunciato , con un intervento del suo vice presidente alla sicurezza Matt Thomlinson, l’apertura di un proprio Centro per la Trasparenza a Bruxelles.

Si tratta in realtà del secondo Centro dedicato da Microsoft alla trasparenza, dopo quello che ha fatto il suo esordio lo scorso giugno a Washington: la loro apertura rientra nell’ambito del programma Government Security Program (GSP) lanciato da Redmond nel 2003 e che in seguito alle rivelazioni del Datagate ha avuto nuovo slancio, con l’obiettivo di recuperare la fiducia degli utenti compromessa dalle rivelazioni dell’ex contractor dell’NSA Edward Snowden che hanno gettato luce sulle intercettazioni di massa e sullo sfruttamento delle backdoor, praticato e ambito per accedere ai dati di cittadini sospetti.

Il programma GSP, che ha respiro globale, vede iniziative con la collaborazione di 42 diverse agenzie originarie di 23 diverse nazioni e diverse organizzazioni internazionali tra cui, da ultimo, l’Unione Europea con l’apertura proprio di quello di Bruxelles. Attraverso di esso le istituzioni europee ed i governi del Vecchio Continente, del Medioriente e dell’Africa potranno avere accesso al codice sorgente di diversi prodotti e servizi Microsoft tra cui Windows 8.1, 7 e Vista e – per determinati obiettivi – quelli di altri prodotti tra cui Windows 10.

Coloro che aderiranno al programma di trasparenza di Microsoft, tra cui già il Regno Unito, l’Austria, la Finlandia, l’Estonia, l’Olanda, la Spagna e la Commissione Europea, avranno accesso al centro e potranno qui attivare strumenti di analisi del codice.

Per Redmond la rassicurazione degli utenti è diventato un impegno che da ultimo è sfociato anche in uno scontro più o meno diretto con le autorità a stelle e strisce che vorrebbero garantito l’accesso ai dati degli utenti ai fini di indagini e che stanno cercando di estendere tale rivendicazione anche fuori dai confini degli Stati Uniti e dei relativi utenti attraverso i trattati di libero commercio.

L’impegno di Microsoft nei confronti della trasparenza, poi, si concretizza con l’annuncio dell’aggiornamento entro due mesi delle sue policy in materia di privacy e delle licenze d’uso dei servizi offerti: l’obiettivo è quello di semplificarne il linguaggio rendendole alla portata di tutti.

Claudio Tamburrino

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