Microsoft: Windows non è birra né sapone

Questa la tesi di una mozione con cui Microsoft intende riaprire il caso Lindows e dimostrare come il suo marchio non sia affatto generico. In gioco c'è la validità del nome Windows e una fetta importante di business
Questa la tesi di una mozione con cui Microsoft intende riaprire il caso Lindows e dimostrare come il suo marchio non sia affatto generico. In gioco c'è la validità del nome Windows e una fetta importante di business


Seattle (USA) – Dopo aver perso il primo round, Microsoft prepara ora il contrattacco nei confronti della piccola start-up Lindows . Venerdì scorso il colosso di Redmond ha presentato al tribunale una mozione in cui chiede che venga riconsiderata la questione inerente la validità del proprio marchio “Windows”.

Lo scorso mese il giudice John Coughenour aveva infatti respinto la richiesta di ingiunzione preliminare con cui Microsoft chiedeva la chiusura del sito Lindows.com ed il blocco del sistema operativo LindowsOS .

Come si ricorderà, Microsoft accusa Lindows di aver adottato, per il proprio sistema operativo, un nome troppo simile a quello di Windows.

Coughenour, nella sua sentenza , sostiene però che “windows” è un termine generico e comunemente utilizzato per descrivere le interfacce grafiche utente fin dall’inizio degli anni ’80. Ne deriverebbe – secondo il giudice – che la validità del marchio di Microsoft potrebbe rivelarsi “assai precario”. A sostegno della propria tesi, Coughenour ha ricordato come l’U.S. Patent and Trademark Office respinse più volte il marchio prima di approvarlo, nel 1995.

Nella sua mozione Microsoft replica però a queste considerazioni sostenendo che la corte avrebbe raggiunto “un risultato sbagliato rispondendo ad una domanda sbagliata”: il big di Redmond sostiene infatti che “Microsoft non sta denunciando Lindows per prevenire l’uso della parola “windows” in riferimento alla relativa funzione utilizzata in molti programmi, ma semmai per fermare l’illecito uso di “Lindows” come nome di un sistema operativo concorrente”.

Microsoft ha poi citato una legge americana che sostiene come la genericità di un termine sia data dall’uso che ne viene attualmente fatto dai consumatori.

“I documenti – si legge nella mozione di Microsoft – qui mostrano che i consumatori non vedono Windows come il nome di una classe di prodotti, né oggi né quando Microsoft ha adottato questo marchio”.

Come esempio di termini generici Microsoft ha citato la birra chiara ed il sapone, entrambi utilizzati, secondo il colosso, “come nomi per categorie di prodotti generici e non come sinonimi per prodotti specifici”.

Dal suo canto, Michael Robertson, fondatore e CEO di Lindows, si è detto convinto che “nonostante le sue centinaia di avvocati e i suoi miliardi di dollari, Microsoft non potrà riscrivere la storia ed il fatto che “windows” è un termine generico”.

Appuntamento alla prossima puntata.

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03 04 2002
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