Minatori di Bitcoin sotto attacco: in Cina sequestrati oltre 3600 Rig

Minatori di Bitcoin sotto attacco: in Cina sequestrati oltre 3600 Rig

Alcune province in Cina hanno denunciato il sequestro di oltre 3600 piattaforme minerarie utilizzate per il mining illegale di Bitcoin.
Alcune province in Cina hanno denunciato il sequestro di oltre 3600 piattaforme minerarie utilizzate per il mining illegale di Bitcoin.

Continua la dura lotta della Cina contro il mining di Bitcoin, diventato illegale nel Paese già da diverso tempo. Negli ultimi mesi, però, Pechino ha deciso di intensificare le misure restrittive avviando un piano di controllo contro questa pratica.

L’obiettivo è quello di eliminare dal Paese qualsiasi forma di attività mineraria crittografica. Dapprima il Governo Cinese ha emanato una legge ben precisa. Poi ha aumentato i prezzi dell’energia elettrica. Ora opera sul territorio con squadre di Polizia speciali per il sequestro delle attrezzature.

Infatti, alcune province della Cina hanno fatto sapere di aver confiscato oltre 3.600 piattaforme minerarie utilizzate per il mining di Bitcoin. Questa caccia alle streghe continua si sta intensificando. Questo perché, secondo i dati di fine anno 2021, la Cina è ancora il Paese che ospita circa il 20% dei minatori di tutto il mondo.

Mining di Bitcoin bandito in Cina: ecco il vero motivo

La Cina, da quando ha vietato Bitcoin, ha sempre giustificato il bando delle attività di mining per l’impatto ambientale che ha sull’ecosistema e sul Paese. Attualmente però sembra che Pechino si sia dimenticato di tutto il comparto industriale che, al momento, non sembra essere così tanto ecosostenibile.

Fred Thiel, CEO di Marathon Digital Holdings e membro del Bitcoin Mining Council, già lo scorso anno aveva espresso le sue idee vere motivazioni per cui la Cina si è così accanita contro Bitcoin e l’attività mineraria di estrazione:

Il governo cinese sta facendo tutto il possibile per garantire che bitcoin e altre criptovalute scompaiano dai sistemi finanziari e dall’economia cinesi. Parte di questo è garantire l’adozione della valuta digitale della banca centrale cinese, e parte di questo è molto probabilmente garantire che le attività di sorveglianza finanziaria siano in grado di vedere tutte le attività economiche.

L’unica attività rimasta ancora in bilico nel Paese è quella legata ai Token Non Fungibili. Per ora questo mercato non sembra destare preoccupazioni al Governo Cinese. Al contrario, pare sia un settore di grande interesse. Fatto strano, a dicembre l’Agenzia di Stampa Cinese aveva emesso NFT nonostante il divieto crittografico, mentre di recente WeChat ha bloccato gli account NFT per ubbidire alle disposizioni del Governo.

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Pubblicato il 12 apr 2022
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