In Cina si estrae ancora Bitcoin, il 20% del mining mondiale

In Cina si estrae ancora Bitcoin, il 20% del mining mondiale

In Cina, nonostante le forti politiche repressive, si estrae Bitcoin, ma di nascosto e si stima comprenda circa il 20% dei minatori di tutto il mondo.
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In Cina, nonostante le forti politiche repressive, si estrae Bitcoin, ma di nascosto e si stima comprenda circa il 20% dei minatori di tutto il mondo.

Secondo un recente rapporto della CNBC, in Cina si continua a estrarre Bitcoin, ma di nascosto. Questo nonostante le politiche repressive del Governo nei confronti delle criptovalute in generale. Addirittura i dati stimano che i miner cinesi corrispondono al 20% dei minatori di tutto il mondo. Un dato incredibile che dimostra quanto sia difficile per Pechino costringere un definitivo addio al mondo delle criptovalute.

Bitcoin in Cina: si continua a estrarre nonostante le restrizioni

Settembre per i miner cinesi deve essere stato il mese più brutto del 2021. Infatti, la Cina aveva emesso un divieto completo nei confronti di Bitcoin e delle altre criptovalute. Questo soprattutto per chi opera mining nel territorio cinese, dove ora è severamente vietato.

Nonostante ciò, la rete peer-to-peer ha individuato 145 nodi Bitcoin ancora in esecuzione dopo soli pochi giorni dal giorno del bann ufficiale. Stando ai dati di Bitrawr.com, nel Paese asiatico sarebbero attualmente ancora in esecuzione 125 nodi. Corrispondentemente, sembra che non tutti i minatori siano esodati dalla Cina.

Un esempio è Ben (soprannome per garantire la sua sicurezza), intervistato dalla CNBC, che ancora oggi continua a estrarre Bitcoin nella provincia cinese del Sichuan, con la quotidiana speranza di non essere catturato dalle autorità. Come altri minatori di criptovalute si è nascosto da quando Pechino ha avviato le sue politiche di repressione nei confronti del settore. In modo rocambolesco è riuscito a distribuire la sua attrezzatura su più siti, così che nessuna operazione sia individuabile dalla rete elettrica del Paese. Inoltre, ha deciso di attingere elettricità direttamente da piccole fonti produttive locali come le dighe.

A conferma di ciò, ci sono anche i dati della società di sicurezza informatica cinese Qihoo 360 che hanno rivelato come il mining di criptovalute e Bitcoin stia continuando in modo sotterraneo.

Gli obiettivi della Cina

Sembra che dietro la scelta di Pechino ci sia la volontà della Cina di monopolizzare con la moneta digitale ufficiale per eccellenza, lo yuan digitale. Alcune fonti rivelano infatti che il paese sta proseguendo con i test della Banca Centrale. Lo yuan digitale potrebbe così permettere al governo di tracciare le spese di chiunque in tempo reale. Criptovalute concorrenti eluderebbero questo processo. Ecco come si è espresso in merito Fred Thiel, CEO di Marathon Digital Holdings e membro del Bitcoin Mining Council:

Il governo cinese sta facendo tutto il possibile per garantire che bitcoin e altre criptovalute scompaiano dai sistemi finanziari e dall’economia cinesi. Parte di questo è garantire l’adozione della valuta digitale della banca centrale cinese, e parte di questo è molto probabilmente garantire che le attività di sorveglianza finanziaria siano in grado di vedere tutte le attività economiche.

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21 12 2021
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