Mod chip e schede R4 affondano in tribunale

Il Tribunale di Milano ha confermato l'illegalità di quei dispositivi, inclusi mod-chip e schede come la R4, che consentono di far girare giochi non originali sulle console
Il Tribunale di Milano ha confermato l'illegalità di quei dispositivi, inclusi mod-chip e schede come la R4, che consentono di far girare giochi non originali sulle console

“Game copier ultimo atto”. Così titola una nota diffusa ieri da Nintendo Italia in cui si comunica che il Tribunale di Milano avrebbe confermato anche in appello l’illegalità di quei dispositivi, come mod chip e game copier , che permettono di far girare giochi piratati sulle console della casa giapponese.

Secondo Nintendo, a creare questo “importante precedente giudiziario” è una sentenza emessa dalla Sezione Proprietà Industriale e Intellettuale del Tribunale Civile di Milano, sentenza che “ordina alla società PCBox Srl di Firenze di cessare immediatamente la distribuzione dei dispositivi illegali per console Nintendo Wii e Nintendo DS, come l’R4 Revolution (o similari) per Nintendo DS”.

La mamma di Mario ha spiegato che lo scorso gennaio il tribunale lombardo aveva già proibito a PCBox la distribuzione di tali dispositivi, ma quest’ultima era ricorsa in appello. Ora la corte avrebbe confermato la sentenza in via definitiva.

Da notare che il tribunale non ha proibito soltanto la vendita dei mod chip, che in passato erano già stati più volte protagonisti di cause legali e che la Cassazione aveva già giudicato fuori legge, ma anche tutta quella miriade di cartridge , come la già citata R4, che permettono di copiare i giochi scaricati da Internet su una memory card (tipicamente microSD) e avviarli dal Nintendo DS attraverso un’apposita interfaccia grafica. Tali schede consentono anche di lanciare i cosiddetti programmi homebrew , sviluppati a scopo amatoriale e privi della firma digitale di Nintendo, e di riprodurre file multimediali.

In primo grado la difesa di PCBox aveva tentato di evidenziare proprio tali caratteristiche, sostenendo che mod chip e game copier hanno principalmente lo scopo di far girare applicazioni e giochi “fatti in casa” e di estendere – in modo a loro dire legittimo – le funzionalità della console. Secondo quanto riportato da Nintendo, però, il tribunale avrebbe definito tali motivazioni “irrilevanti”, accogliendo la tesi che “questi dispositivi non sono utilizzati per espandere le funzionalità della console, ma nascono con il preciso obiettivo di consentire l’utilizzo di copie illegali”.

“Siamo ovviamente soddisfatti di questa sentenza, che colpisce dispositivi che non soltanto sono illegali ma incoraggiano la pirateria e la contraffazione, causando danni evidenti a tutto il settore videoludico”, ha dichiarato Andrea Persegati, direttore generale di Nintendo Italia.

Va ricordato che lo scorso gennaio PCBox inviò una lettera a Punto Informatico in cui affermava di aver presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e alla Commissione Europea (DG Competition) “al fine di far verificare dagli organi antitrust se sia legittimo l’impiego di asserite misure tecnologiche di protezione per tutelare non già il sacrosanto diritto degli autori e degli sviluppatori di software, bensì rendite di mercato derivanti dalla posizione dominante di alcuni operatori economici, tra i quali coloro il cui obiettivo pratico parrebbe essere, piuttosto, quello di impedire la circolazione dei cosiddetti homebrew e, più in generale, degli applicativi – a scopo ludico o meno che siano – “non licenziati” dai produttori di consolle”.

PI non è per ora riuscito a mettersi in contatto con PCBox: auspichiamo di poter pubblicare a breve anche il punto di vista della società fiorentina.

Nintendo ha sempre adottato una linea molto dura contro chi vende e distribuisce modifiche per le proprie console, e proprio lo scorso mese ha annunciato una nuova offensiva contro questi soggetti.

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05 03 2009
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