Motorola: DROID va via come il pane

Il produttore di smartphone comunica: vendiamo più telefonini con Android di quanti ne riusciamo a produrre. Ma non tutti sorridono, e la crisi si sente anche nel settore della comunicazione in mobilità

Roma – I numeri del successo di Android sono ambigui , ma almeno in un caso il sistema operativo mobile di Google sembra avere un successo ben superiore a quello sperato. Motorola comunica infatti di avere difficoltà nella produzione di smartphone (basati su Android) sufficienti a soddisfare la domanda . Si vendono più telefonini di quanti se ne riescano a far uscire dalla catena di montaggio , dice in sostanza Motorola.

La popolarità degli smartphone Motorola cresce, con risultati che superano il milione di unità vendute nei primi due mesi di commercializzazione. La multinazionale statunitense appare ancora una volta convinta dei propri mezzi e già promette upgrade e nuovi prodotti dalle caratteristiche avveniristiche o richieste dagli utenti, dalla tastiera più tattile del DROID 2 alla prima CPU mobile a 2 GHz , unita a sottosistema grafico Tegra di NVIDIA tutto montato su un non meglio specificato smartphone da commercializzare entro la fine del 2010.

Ma se per Motorola Android val bene il ritorno al successo, il settore mobile non sorride a tutti in egual misura : prova ne sia il fatto che Nokia – il maggior produttore al mondo di telefonini – sarà probabilmente costretta a ridurre le previsioni di guadagno per il secondo quarto dell’anno fiscale.

Il gigante nordeuropeo, che ha recentemente annunciato l’ennesima riorganizzazione aziendale , soffre a detta dei suoi manager delle condizioni finanziarie dell’euro, della mancanza di prodotti competitivi e di una concorrenza al contrario più agguerrita che mai.

Non di ristrutturazioni bensì di accorpamenti si parla invece in quel del Sol Levante, dove Fujitsu e Toshiba sono in procinto di fondere le rispettive divisioni mobile per dare vita al secondo maggior produttore di cellulari dell’intero Giappone (dopo Sharp). Indubbiamente la mossa servirà anche a meglio contrastare la concorrenza estera, la cui pressione continua ad aumentare costringendo le aziende autoctone ad accorparsi e a unirsi in consorzi per cercare di rafforzare la propria presenza sui mercati stranieri .

Alfonso Maruccia

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