Mulve, la nuova idra contro il copyright

Il servizio di download musicali più chiacchierato del momento arriva alla fine di un ciclo e si prepara al futuro. Un futuro fatto di cloni: che difficilmente l'industria del copyright potrà abbattere tutti

Roma – Mulve, il servizio di download musicale basato sui contenuti presenti all’interno del social network russo Vkontakte , ha chiuso definitivamente i battenti. Una delle persone coinvolte nel progetto è stata arrestata dalla polizia britannica e ha annunciato di non volerci avere più niente a che fare . Ancora ignota l’identità dei programmatori del software, ma i cloni già spuntano come funghi.

Tra le peculiarità di Mulve (contrazione di “Music Love”) ci sono la disponibilità di 10 milioni di brani e una velocità di download ben superiore alla media dei network P2P più comuni. RIAA aveva inizialmente provato a fermare l’avanzata del tool con il metodo delle richieste di rimozione del Digital Millennium Copyright Act statunitense , ma il sito di Mulve era presto tornato online.

Ora però ci si è messa di mezzo la polizia britannica, la quale ha arrestato la persona che stando alle accuse avrebbe registrato il nome di dominio e avrebbe creato il video dimostrativo che spiegava come funzionasse il programma. “Non sono preparato a passare i prossimi 5 anni in prigione per un progetto che era semplicemente pensato per essere un divertimento”, ha dichiarato a TorrentFreak l’arrestato.

Ma i primi dettagli sulla nuova, clamorosa vicenda legale in materia di contrasto al file sharing illegale in terra di Britannia evidenziano come l’industria dei contenuti abbia ancora una volta deciso di seguire una strada già rivelatasi poco produttiva in passato . Le accuse contro il gestore inglese di Mulve, tanto per cominciare, sono basate su quella presunta “cospirazione” all’infrazione del copyright già presente nelle accuse mosse contro l’amministratore del tracker BitTorrent OiNK , Allan Ellis.

Ellis è uscito pulito da un processo che lo ha visto assolto , e nel caso di Mulve le accuse sono ancora più aleatorie se si considera che il tool non fa altro che fornire all’utente un’interfaccia di ricerca per contenuti liberamente disponibili sui server del network Vkontakte. L’uomo arrestato non è nemmeno il programmatore di Mulve, fatto che avvalora la tesi secondo cui alla fine della vicenda le major si ritroveranno con il loro solito pugno di mosche in mano.

Nel caso specifico di Mulve, già proliferano i cloni – basati sul codice sorgente dell’applicazione, ma anche no – in grado di fare ricerche e avviare i download all’interno della cornucopia musicale di Vkontakte. Mulve è il nuovo Napster, le major promuovono (indirettamente) la sua popolarità e gli utenti sentitamente ringraziano.

Alfonso Maruccia

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