Napster/ Major vicine al boomerang

di G. Mondi. Quanto avvenuto in tribunale due giorni fa è un campanello d'allarme per i grandi produttori. Che devono ora trovare una via alternativa alla guerra combattuta a suon di avvocati. Rischiano moltissimo
di G. Mondi. Quanto avvenuto in tribunale due giorni fa è un campanello d'allarme per i grandi produttori. Che devono ora trovare una via alternativa alla guerra combattuta a suon di avvocati. Rischiano moltissimo


Roma – La condivisione di materiali musicali via internet è in sé da considerare pirateria quando coinvolge musica protetta da diritto d’autore? La risposta non mi pare così scontata ma è questo uno dei capisaldi su cui, in questi ultimi due anni, i grandi produttori musicali hanno basato l’assalto contro i diversi sistemi digitali di condivisione o distribuzione di file musicali.

Il principio è chiarissimo: se la musica appartiene a qualcuno, è questi a doverne decidere le modalità di diffusione. Eppure due giorni fa, nell’annoso caso che riguarda Napster, il capostipite dei sistemi di file-sharing, è successo qualcosa di clamoroso che mette in dubbio per la prima volta in modo così serio gli assiomi dell’industria.

Il giudice Marilyn Hall Patel, che presiede questo celebre e importante procedimento, voluto dalle majors per schiacciare Napster, ha infatti deciso che Napster ha il diritto di avere il tempo necessario a raccogliere le prove di una tesi che sostiene da tempo, quella secondo cui le major abusano del proprio copyright per arrivare ad un monopolio del mercato della distribuzione della musica digitale.

“Se Napster ha ragione – ha scritto Patel – significa che l’accusa sta tentando la quasi monopolizzazione del mercato della distribuzione digitale”.

Non solo, il magistrato ha anche deciso che ci vorrà ancora del tempo, come richiesto da Napster, per decidere chi possieda i diritti sulla musica scambiata a suo tempo dagli utenti all’interno del network di Napster, quando i produttori decisero di trascinare il sistemone di file-sharing in tribunale.

Quanto accaduto non è una vittoria decisiva per Napster, anzi, ma è certamente un segnale importante per i grandi discografici. Per la prima volta, infatti, vedono palesarsi il rischio che colare a picco Napster, ormai semi-dimenticato dagli utenti internet e ampiamente rivisto per andare incontro proprio alle richieste dei produttori, significhi anche mettere in piazza panni sporchi, cioè il tentativo di impossessarsi di un mercato ancora dominato dall’illegalità, ma nel quale iniziano a farsi strada alternative a pagamento sostenute proprio da quelle major che hanno chiesto la chiusura di Napster.

È ancora presto per dire come andrà. Quel che è certo è che la strategia dell’industria basata sull’assalto legale ai sistemi di file-sharing è giunta ad un bivio. Se i produttori imboccheranno la via sbagliata potrebbero ritrovarsi con un mercato illegale sempre più florido (e mai è stato florido come adesso che Napster è nell’angolo) e con l’impossibilità di dominare la porzione legale della distribuzione musicale digitale. Ed è di interesse notare che il caso Napster, soltanto il primo dei tanti voluti dalle major per far chiudere i sistemi da loro non controllati direttamente, sia ancora lì a disegnare il futuro della musica in internet.

Gilberto Mondi

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25 02 2002
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