Nestlé: una blockchain per latte e olio di palma

Il produttore consentirà di verificare la provenienza e la sostenibilità delle materie prime impiegate attraverso la tecnologia di una blockchain.

Si è soliti immaginare l’utilizzo delle blockchain per la gestione delle transazioni legate a criptovalute come Bitcoin o Libra, ma la distribuzione delle informazioni sui nodi di un registro decentralizzato si presta anche ad altri impieghi. Su queste pagine abbiamo fatto qualche esempio di recente: per certificare la provenienza delle materie prime destinate all’ambito automotive o al tessile, per la lotta ai medicinali contraffatti, per la produzione dell’energia e persino per i beni venduti in un centro commerciale. Oggi Nestlé annuncia un progetto che andrà a concretizzarsi nel settore alimentare.

Nestlé, blockchain per latte e olio di palma

Il programma DLT (Distributed Ledger Technology) della multinazionale svizzera sfrutterà proprio una blockchain per tracciare la provenienza del latte fornito dagli allevatori della Nuova Zelanda e dai depositi del Medio Oriente. Stando alle previsioni, più avanti lo stesso approccio sarà applicato anche all’olio di palma ottenuto da fonti americane. Così recita il comunicato che rende noto l’avvio dell’iniziativa.

Pensiamo si tratti di un ulteriore importante passo in avanti nel percorso annunciato a febbraio e finalizzato a rendere del tutto chiara la nostra catena di fornitura, alzando l’asticella per quanto riguarda trasparenza e responsabilità nella produzione a livello globale.

A differenza di quanto fatto in passato con altri progetti sperimentali simili, questa volta l’azienda ha scelto di non affidarsi alla blockchain Food Trust di IBM, bensì a quella chimata OpenSC, realizzata da WWF Australia in collaborazione con The Boston Consulting Group Digital Ventures.

Non c’è dubbio che operazioni di questo tipo possano costituire per realtà come Nestlé anche un’opportunità in termini di ritorno d’immagine, a fini di marketing e promozione del brand, considerando come le modalità di approvvigionamento di materie prime (in particolare l’olio di palma) siano ormai da lungo tempo al centro di discussioni e campagne ambientaliste, per via dell’impatto provocato sui territori interessati e su chi li abita.

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Fonte: Nestlé
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