Net neutrality USA, FCC vince ancora

La corte di appello dà ragione all'agenzia federale che ha imposto le nuove regole per una Internet neutrale e a prova di throttling. Ora la battaglia si sposta alla Corte Suprema
La corte di appello dà ragione all'agenzia federale che ha imposto le nuove regole per una Internet neutrale e a prova di throttling. Ora la battaglia si sposta alla Corte Suprema

La US Court of Appeals del Distretto di Columbia ha sostenuto la posizione della Federal Communications Commission (FCC), agenzia federale che l’anno scorso ha imposto le nuove regole sulla net neutrality ai provider di rete con il discusso Open Internet Order . La riclassificazione degli ISP da parte di FCC è legittima, hanno deciso i giudici, e la palla passa ora prevedibilmente alla Corte Suprema di Washington.

La net neutrality in salsa FCC tratta gli ISP come utility pubbliche , imponendo la messa al bando di qualsiasi tentativo di “accomodamento” della banda di rete a seconda del tipo di applicazione o servizio che ne faccia uso. Norme accolte con entusiasmo da utenti e organizzazioni a favore dei diritti digitali ma subito impugnate dai provider come illegittime.

Gli ISP avevano descritto la riclassificazione come dannosa economicamente, e si erano rivolti alla giustizia per stabilire se FCC avesse l’autorità o meno di imporre una novità tanto significativa senza alcun intervento da parte del potere legislativo del Congresso.

La decisione a maggioranza della corte (2 giudici a 1) ha infine riconosciuto l’autorità di FCC nell’imposizione della net neutrality, e il primo a salutare con favore la decisione è stato proprio il presidente dell’agenzia Tom Wheeler con una dichiarazione celebrativa e piuttosto autoesplicativa. C’è aria di “vittoria” anche nelle parole di Electronic Frontier Foundation e in quelle di Public Knowledge .

I fornitori di servizi telematici ad alto traffico come lo streaming multimediale possono tirare un sospiro di sollievo, anche se la guerra per la net neutrality a stelle e strisce non è ancora giunta al termine: i provider lamentano disastri e perdite miliardarie, promettendo altresì di rivolgersi alla Corte Suprema per ridiscutere in maniera definitiva la contesa.

Alfonso Maruccia

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16 06 2016
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