No, nessun crack ha violato Harry Potter

In tanti hanno parlato dell'avvenuto crack che avrebbe svelato il finale dell'ultimo libro della Rowling. Ma non è mai avvenuto: è tutta una montatura. Con un perché

Roma – “Hanno craccato Harry Potter”, “Svelato il finale dell’ultimo Harry Potter”, “Gli hacker (?) sconfiggono il mago”: se ne potrebbero citare tanti di titoli con cui in tutto il Mondo in questi giorni è stato annunciato che un’email infetta ha consentito ad un hacker di accedere al testo dell’ultimo volume della saga di Harry Potter contenuto sui server della Bloomsbury Publishing fino a pubblicarne il finale, un “super-spoiler” apparentemente destinato ad impattare negativamente sulle vendite dell’ultima fatica dell’autrice. Una notizia-bomba, vista la popolarità della saga, che però non ha fondamento: il libro non è stato… craccato .

L’intera vicenda è infatti il prodotto di un’opera di sana disinformazione , quella studiata per mettere in allerta pubblico e giornalisti su quanto facilmente una news del tutto fasulla possa conseguire le prime pagine, e quanto poco ci voglia perché una bufala diventi un dato di fatto per milioni di utenti. Non è certo il primo esperimento del genere ma, vista la eco mediatica ottenuta dalla vicenda, è sicuramente uno dei più riusciti nel recente passato. “In meno di 48 ore – raccontano gli autori – una notizia fasulla è uscita su 200 quotidiani, 10mila blog, è stata oggetto di reportage televisivi dall’India all’America Latina”.

In un messaggio di “smentita” spedito dagli autori di questo attacco mediatico si parla di un evento attuato utilizzando metodologie psicologiche militari (note come psyop(s) ). “Vogliamo che la gente sappia – spiegano gli autori – quanto spesso sono vittime di attività psyop mascherate da parte di governi e grandi lobby economiche”.

Gli autori spiegano come il metodo seguito per “colpire” con la storia di Harry Poter si sia fondato sull’utilizzo di un argomento superficiale quanto popolare per il quale in tutto il mondo si nutrono aspettative. In più ci si è messa dentro una insalata di religione (l’hacker citava il Papa e un suo vecchio riferimento al maghetto della Rowling), di tecnologie e linguaggio e su tutto questo giocava l’impossibilità per l’editore di smentire la notizia (“altrimenti tutti avrebbero pensato che allora è vero”). A funzionare anche il fatto che la “notizia” sia stata “distribuita” su una mailing list utilizzata perlopiù da esperti di sicurezza e hacker e che sia arrivata da un’indirizzo email di una free webmail con una connessione protetta da Tor.

Per dirla con gli autori: “Metti insieme tutti gli ingredienti, incollali con l’inglese stentato del wannabe annoiato medio e con un minimo di descrizione tecnica del furto, anonimizza la connessione con Tor, crea un account su una free webmail e pubblica il messaggio in certi ambienti. Poi aspetta che appaia sui media mainstream, potendo contare sul fatto che Harry Potter è un argomento ben noto a gente di ogni genere, che i giornalisti amano le notizie su hacking e dintorni e che la motivazione religiosa è anche attraente”.

La dimostrazione della bufala è stata inviata nelle scorse ore non solo a giornali e associazioni per i diritti umani ma anche a bugtraq ed esperti di sicurezza, per dimostrare la “potenza” delle azioni psyop, “ampiamente utilizzate da governi non democratici di molti paesi nel mondo e dalle grandi lobby politico-economiche nei paesi occidentali”. “Il nostro scopo – spiegano gli autori della bufala – è stato fornire ai cittadini del mondo una prova della vulnerabilità della società dell’informazione di oggi, e di spingerli a ragionarci sopra seriamente”.

A detta degli autori, dunque, psyop vengono condotte regolarmente e di continuo in tutto il Mondo , spesso con schemi assai più complessi: “Possiamo distinguere ciò che è vero da ciò che è manipolato? Sei consapevole che la guerra dell’informazione è una cosa reale e non solo un buon tema per il best seller di qualche scrittore?”. Sull’intera questione degli psyop gli autori hanno pubblicato quattro PDF, disponibili qui , qui , qui e qui .

In conclusione, dicono gli autori della bufala, rivolgendosi all’autrice della saga di Harry Potter “o a chiunque altro sia interessato”, se quanto accaduto fa loro piacere e se ritengono utile il nostro metodo, allora possono fare una donazione a EFF , Free Software Foundation o Tor .

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  • Snape scrive:
    gmx sti ciufoli
    io ho un account gmx da non so quanti anni e se semo capìti
  • Forse scrive:
    Spiegarsi bene, spiegarsi meglio
    "non sarebbero necessari log o contenuti delle email, ma a ciascuna di esse andrebbe associato un nome e preferibilmente anche un indirizzo. "Che vuol dire? Occorrerebbe risvegliare Dante Alighieri dal sonno eterno della morte per interpretare questa frase, o magari far fare un corso veloce di italiano a chi l'ha scritta.
  • Lurkos scrive:
    uhm....
    "inasprire le regole per i fornitori del servizio tedeschi non impedirebbe agli utenti di rivolgersi all'estero per ottenere lo stesso servizio."Questo è sicuramente vero.Inoltre, uno non potrebbe registrarsi al Gmail americano?Non basta impostare la lingua?
    • floriano scrive:
      Re: uhm....
      - Scritto da: Lurkos
      "inasprire le regole per i fornitori del servizio
      tedeschi non impedirebbe agli utenti di
      rivolgersi all'estero per ottenere lo stesso
      servizio."

      Questo è sicuramente vero.
      Inoltre, uno non potrebbe registrarsi al Gmail
      americano?
      Non basta impostare la lingua?infetti invece di danke@gmail.de diventa danke@gmail.com (che è pure più bello)
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