Nuova Zelanda, la ghigliottina è inceppata

Manifestazioni di dissenso e interrogazioni parlamentari, bisticci tra industria dei contenuti e ISP. Il primo ministro neozelandese arresta la lama che stava per abbattersi sulle connessioni degli utenti

Roma – La Nuova Zelanda temporeggia: l’implementazione della dottrina Sarkozy può attendere, ai cittadini della rete serve del tempo per digerirla, ai provider serve del tempo per rassegnarsi ad agire da boia al servizio dell’industria dei contenuti.

Br3nda - DSC_0683.JPG Il modello di moniti e disconnessioni ritagliato su misura di quello francese era stato instillato lo scorso anno nella legge che regola il regime del copyright. Con l’emendamento alla sezione 92A si prevedeva che gli ISP dovessero adottare delle politiche di disconnessione coatta da mettere in atto “nelle circostanze appropriate”. Circostanze incarnate da abbonati “che violano ripetutamente il copyright di un’opera usando uno o più servizi Internet dell’ISP, al fine di agire senza il consenso di chi è proprietario dei diritti d’autore”.

I provider avevano rumoreggiato ma si erano organizzati per redigere un codice di condotta che regolasse le disconnessioni, culmine delle violazioni dopo un climax di tre avvertimenti: avrebbero agito solo qualora l’industria dei contenuti avesse dalla propria parte la prova incontrovertibile delle violazioni, avrebbero agito solo se fosse stata garantita all’utente la possibilità di difendersi e di rivendicare le proprie ragioni. Ma un carteggio tra i provider e RIANZ, i rappresentanti locali dell’industria della musica era trapelato nei giorni scorsi: le etichette non approvavano il codice di condotta , intendevano inasprirlo per amplificarne la deterrenza.

Le parti stentavano ad accordarsi, il dibattito ferveva, il 27 febbraio, data prevista per l’entrata in vigore degli emendamenti, si avvicinava. Nel contempo, le mobilitazioni dei cittadini della rete.

Risoluti nel difendere il proprio diritto ad esprimersi e ad informarsi online, decisi nel rivendicare il diritto ad un giusto processo, i netizen neozelandesi avevano manifestato il proprio dissenso. Video di protesta e proteste di piazza , mobilitazioni mediate dalla rete. Sulle immagini che li rappresentavano online presso i profili dei social network, sulle homepage dei loro spazi online, i netizen hanno fatto calare un velo nero, a dimostrare la compattezza del dissenso.

I cittadini hanno altresì riversato il proprio furore nelle caselle email dei relatori della proposta di legge. Un parlamentare li ha scossi con un’interrogazione. Il primo Ministro neozelandese John Key ha ora annunciato che l’entrata in vigore dell’emendamento alla sezione 92A verrà sospesa fino al 27 di marzo , finché non si negozierà un accordo che tracci delle linee guida per mettere in atto la risposta graduale in maniera equa e proporzionata. I cittadini della rete accolgono con favore la decisione di temporeggiare. Ma Key non ha esitato a temperare gli entusiasmi, spiegando che la dottrina Sarkozy sta attecchendo in tutto il mondo, seppur con diverse sfaccettature. Un dilagare di una strategia antipirateria che potrebbe passare dai rapporti commerciali fra paesi: “Se la Nuova Zelanda volesse, ad esempio, firmare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti – spiega Key, lasciando implicito il riferimento alla tattica perseguita dall’industria dei contenuti statunitense – avrebbe bisogno di un’altra sezione 92A”.

Gaia Bottà

fonte immagine

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Funz scrive:
    Non voglio "conenuti"
    Voglio Arte, non meri riempitivi per qualche dispositivo tecnologico.Se già chi produce ne da una definizione tanto degradante, vuol proprio dire che producono quasi solo spazzatura.
  • Il Detrattore scrive:
    e' un UTOPIA, il web NON paga !
    prova ne e' che tutti i grandi giornali stanno licenziando o chiudendo proprio perche' l'advertising web non paga manco un decimodi quello cartaceo.illudersi che il web sia il futuro a livellobusiness e' pura utopia, chiunque lavori nelsettore ne e' ben conscio : Digg, Youtube, Facebook, Bebo, Twitter, sonotutti in perdita secca, sopravvivono graziealle infusioni dei VC ma entro 2-3 anni inodi arrivano al pettine.su 100$ che incassa facebook ne spende 105 per pagare i costi, ecco il web 2.0 di cui tutti si riempiono la bocca !youtube, google maps, google images, froogle, sono praticamente operazioni no-profit,nessuno ha ancora inventato un modo perfar soldi con le mappe in javascript.i pietosi tentativi di youtube di fareembedding con i video si sono rivelatidisastrosi infatti han tolto purei video ads da Adsense !l'idea ora e' di far pagare per i filmsin streaming ... vedremo vedremo e rideremo...
    • vlad scrive:
      Re: e' un UTOPIA, il web NON paga !
      Non riesco ad essere d'accordo neanche con una parola di quello che hai detto...Se fosse come dici tu tutte le aziende che hai citato avrebbero chiuso il giorno dopo la loro apertura! :)Secondo me quello che dici non ha senso... alcuno!
      • LaBirra scrive:
        Re: e' un UTOPIA, il web NON paga !
        Ora non conosco la situazione economica di nessuna di quelle aziende ... ma non trovo surreale il ragionamento ... chi si ricorda parmalat? E dire che tutti pensavamo fosse un colosso italiano :D per non citare tutti i fallimenti di banche & co. che sembravano intoccabili ... è la cultura del debito, dei mutui e delle rate che ci fa ragionare male :S
        • bubba scrive:
          Re: e' un UTOPIA, il web NON paga !
          nel caso nostro invece e' la cultura del marketing. Pura fuffa ma alimentando se stessa, sostiene anche cose reali.Roba come Digg, Youtube, Facebook, Bebo, Twitter senza pompamenti di marketing con gli steroidi non esisterebbero (non certo nelal forma odierna). Per molti big internet deve essere la TV v2.0. Senza di loro probabilmente non avremmo google (ma ci sarebbe altavista) ma non avremmo neanche quintalate di m*rda, a partire dallo spam & malware russo e cinese ,prodotto solo nell ottica di accumulare profili, dati, cc e armi di ricatto verso i brand, per scendere allo cybersquatting & co.
Chiudi i commenti