Nuovo MacBook Pro 16 pollici senza Apple Silicon?

L'upgrade del MacBook Pro da 16 pollici, atteso a breve, dovrebbe essere ancora una volta basato su processori Intel e non Apple Silicon.
L'upgrade del MacBook Pro da 16 pollici, atteso a breve, dovrebbe essere ancora una volta basato su processori Intel e non Apple Silicon.
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Nei mesi scorsi la mela morsicata ha ufficializzato l’intenzione di dire addio ai processori Intel per il comparto hardware della linea Mac, in favore di quelli realizzati internamente da Apple Silicon e con architettura ARM. La transizione non sarà però immediata: richiederà circa due anni per arrivare a completarsi. Il che significa che ancora per qualche tempo assisteremo al debutto dei computer di Cupertino basati sulla componentistica fornita dal chipmaker di Santa Clara.

CPU Intel anche per il prossimo MacBook Pro 16?

Se per gli iMac sarà sufficiente attendere l’inizio del 2021, il discorso si fa differente per il MacBook Pro da 16 pollici. L’upgrade che Apple si appresta ad annunciare in novembre sarà nuovamente dotato di CPU Intel. È quanto svela il changelog dell’aggiornamento di Boot Camp alla versione 6.1.13 dove è stato scovato un riferimento alla compatibilità con l’edizione 2020 del laptop: è l’utility che permette di scegliere se avviare macOS o Windows 10 e, come noto, la funzionalità non sarà supportata dai computer con Apple Silicon.

A livello di specifiche tecniche, il portatile potrebbe integrare un display mini-LED, tecnologia sulla quale la mela morsicata sta puntando molto per il futuro. Si tratta di un’evoluzione importante rispetto a quanto offrono i pannelli con la più tradizionale retroilluminazione LED, basata sull’impiego di molte più componenti ognuna con dimensioni ridotte per l’emissione della luce, creando in questo modo migliaia e non più solo centinaia di zone per il Full Array Local Dimming, distribuite in modo uniforme su tutta la superficie. In termini concreti questo si traduce in vantaggi in termini di contrasto, luminosità, profondità dei neri e ottimizzazione dei consumi.

Fonte: Forbes
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