Olanda, l'ISP filtra (quasi) tutto

Un provider pianifica di dichiarare guerra alla Internet non-HTTP, limitando qualsiasi protocollo telematico che non abbia a che fare con il web per 12 ore al giorno

Roma – Il management (anche estremo) della banda di connessione a Internet è una consuetudine diffusa tra molti ISP di ogni parte del mondo, e questo pare sia un fatto . I provider spesso negano di violare i principi net neutrality e pensano soprattutto a tenere assieme la promessa delle “connessioni illimitate” e la reale capacità portante dell’infrastruttura. A conferma di questa tendenza arriva l’idea di UPC , provider olandese che la banda la vuol tagliare drasticamente soprattutto ai protocolli che hanno poco a che fare con il World Wide Web “puro”.

Le preoccupazioni per il throttling delle applicazioni di file sharing sul territorio Canadese? Lo “scandalo” Comcast negli USA? Quello è il passato: il piano di UPC prevede che per 12 ore al giorno, dal pomeriggio fino a mezzanotte, tutti i protocolli a esclusione delle comunicazioni HTTP subiscano una riduzione della banda dedicata sino a un terzo di quella nominale. E se taluni siti dovessero azzardarsi a caricare troppo il network, si potrebbe arrivare al throttling automatizzato anche in questi frangenti.

VoIP, file sharing, streaming in alta definizione (o giù di lì), UPC sceglie di non fare nessuna differenza e azzoppare tutte le più utilizzate applicazioni di rete adducendo la giustificazione di voler ridurre i casi di “abuso” del network da parte dei netizen più smaliziati a vantaggio dell’utente medio e web-dipendente. Apparentemente un simile comportamento sarebbe perfettamente in linea con i termini di servizio della società , in cui si specifica che “non c’è alcun limite per i sottoscrittori di connessioni a banda larga” ma che contemporaneamente il provider si riserva di “applicare una politica di equo utilizzo”.

In un periodo caratterizzato da disconnessioni forzate , tentativi di chiusura di backbone “pirata” e fortissima pressione da parte delle lobby dell’industria nei confronti della politica, i provider come UPC tentano di fare un ulteriore passo verso l’auto-regolamentazione della rete e il pieno controllo della sua evoluzione, esprimendo l’intenzione di fare la voce grossa su quale applicazione (e quindi business, vedi alla voce BitTorrent) debba avere successo e quale vada relegata in secondo e terzo piano , tra i bassifondi di un cyberspazio sempre meno “libero”.

Nel caso specifico del provider olandese, a ogni modo, le intenzioni dovranno fare i conti con l’Unione Europea e la volontà (più volte espressa da Bruxelles) di preservare i principi di neutralità della rete rispetto agli interessi particolari o le necessità di marketing degli ISP. Difficile se non impossibile, infatti, far andare d’accordo politiche di limitazione indiscriminata come quella di UPC e le speranze della UE sulla connettività come futuro motore economico del continente .

Alfonso Maruccia

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