Open source nelle Forze armate italiane

Patrizia Bisaccia con Fabrizio Felici (GROlug.org) intervistano il Comandante del 21esimo Gruppo Radar AM di Poggio Ballone, dove l'open source è di casa e le licenze libere sono considerate di grande utilità

Roma – Quando abbiamo appreso che tra gli iscritti al nostro forum , c’erano alcuni militari di Poggio Ballone, che utilizzano GNU/Linux e strumenti open source, ci è sembrato naturale chiedere se fosse possibile porre loro alcune domande e abbiamo trovato subito una grande disponibilità nella persona del Comandante della Base, il Tenente Colonnello Francesco Quero (nella foto più sotto), che ha accettato la proposta.

La base Ci sembra doveroso, prima di partire con l’intervista, illustrare brevemente, con informazioni tratte dal sito della Difesa, reperibili a questo indirizzo , la storia e i luoghi nei quali opera questo famoso Gruppo. Il luogo, ove sorge il 21esimo Gruppo Radar è denominato POGGIO BALLONE, un colle di 650 mt. circa, situato ai bordi della depressione grossetana, nei pressi della costa, nel Comune di Castiglione della Pescaia (vedi foto a lato).

Lo stemma QUERCIA è il nome operativo con il quale da oltre 40 anni gli uomini del 21esimo Gruppo Radar operano, giorno e notte, per assicurare la sorveglianza militare dello spazio aereo nazionale. Cerbero (qui a lato) è il simbolo del 21esimo Gr.R.A.M perché come il mitico cane infernale vigilava all’ingresso del terzo girone dell’Inferno, così il Gruppo Radar vigila a 360°sui nostri cieli. Il motto del reparto scritto sul Crest è preso dalla Divina Commedia.

D: Come ci si trova ad operare scrutando il cielo circondati da questo bellissimo paesaggio?
Francesco Quero: Indubbiamente la Base è situata in una posizione che offre un panorama meraviglioso ma devo dire che anche la popolazione è molto ospitale. Mi trovo molto bene qui in Maremma.

D: Ma, dal momento che non siamo qui per ammirare le bellezze paesaggistiche, proseguiamo su argomenti più tecnici. Sicuramente avrete un centro elaborazione dati molto attrezzato e con le più moderne tecnologie: quante di esse utilizzano software open source?
FQ: Molte delle nostre tecnologie sono di competenza NATO e da quel punto di vista sono davvero ottime perché devono consentirci di sorvegliare e fare sicurezza sui nostri spazi senza mai piantarci in asso. Sono computer SUN con sistema operativo Solaris e software prodotto per le nostre necessità operative. Per quel che riguarda invece la gestione interna della base abbiamo materiali diversi. Tutte le nostre macchine utilizzano software open source e molte di esse GNU/Linux come sistema operativo.

Il Comandante Francesco Quero D: Quale è stata la motivazione che vi ha portato a utilizzare GNU/Linux?
FQ: Parlo da utente e non da programmatore e devo sottolineare che quando ho preso il comando della base ho trovato già esperti di Linux. Dovendo far quadrare i bilanci, e considerato che Linux dà la possibilità di avere tutto il software necessario a qualunque tipo di gestione, senza dover pagare delle licenze e soprattutto adattabile alle esigenze di chi li usa, ho capito le grosse potenzialità di questo sistema operativo.

D: Quindi sicurezza ed economicità..
FQ: Sì, in effetti quello che mi ha portato all’adozione di GNU/Linux e software open source, oltre alla bravura dei miei programmatori è stata l’economicità. Successivamente ci siamo resi conto che Linux offre grosse garanzie in fatto di sicurezza e quindi ci dà quanto ci aspettiamo. Inoltre il fatto stesso che giri su macchine anche non di ultima generazione ci offre la possibilità di poterle sfruttare più a lungo di quanto non faremmo utilizzando software proprietari.

D: Infatti sono proprio sicurezza ed economicità i capisaldi di questo sistema operativo. A questo proposito se la sentirebbe di affermare che il software open source sia qualitativamente migliore del software proprietario?
FQ: Io non so dire se sia migliore o meno perché la mia competenza non va oltre a quella di un semplice utilizzatore ma posso tranquillamente affermare che è molto flessibile proprio per il fatto di essere a codice aperto, cosa che lo rende adattabile alle esigenze specifiche di ognuno. Non mi risulta che questo si possa fare con i software proprietari anche perché ogni modifica richiede il pagamento di una somma e non può essere fatto dall’utilizzatore.

D: Una delle leggende metropolitane che circolano su GNU/Linux è che non sia di facile utilizzo. Lei che si dichiara un semplice utilizzatore si sentirebbe di confermare questa affermazione?
FQ: Sinceramente non vedo differenze. Una volta che il mio computer è stato ottimizzato per le mie esigenze lavorative, quello che devo fare è inserire il nome utente e la password e utilizzare gli applicativi che mi servono. All’utente dopotutto non è richiesta nessuna conoscenza del codice del software che sta utilizzando, deve essere messo in condizioni da poterlo fare in maniera semplice, se poi la cosa è pure economica e sicura è ancora meglio.

D: A questo proposito, mi dica, quali sono di preciso i software open source usati?
FQ: Sul server abbiamo Red Hat, su alcune workstation Ubuntu e Opensuse come sistemi operativi, mentre come applicativo per l’office automation usiamo naturalmente OpenOffice, per esigenze di programmazione e gestione del webserver invece Apache, Mysql, PHP. Firefox come browser e Thunderbird per la posta “locale”. Per le comunicazioni con la Forza Armata usiamo sempre software open source perché la stessa FA utilizza questo software.

D: Solo Linux e open source quindi? Hanno realmente così peso nella vostra struttura?
FQ: No, va detto che abbiamo anche macchine con Windows Xp e che la nostra è una rete mista. Inoltre dovendo interagire con altre amministrazioni che usano software e formati proprietari, dobbiamo essere in grado di poterlo fare. Poi ci sono siti che tuttora possono essere utilizzati solo con Internet Explorer. Tutto questo impedisce una migrazione totale verso l’open source.

D: Si può dire che abbiate acquisito la filosofia che sta alla base dell’open source?
FQ: Io non parlerei di filosofia ma di praticità di utilizzo, versatilità e affidabilità di questi software.

D: Chi sono le persone che lavorano nel vostro centro di elaborazione, che competenze hanno, quali sono in generale le loro mansioni?
FQ: Non ci sono persone con competenze particolari ma persone molto preparate che svolgono i propri compiti con amore. Credo che chi svolge determinati compiti debba avere una certa predisposizione ma anche amare ciò che fa.

D: La Base offre servizi a un’utenza civile?
FQ: Non esattamente, ma abbiamo in programma un corso di informatica generale che comprenderà anche Linux e programmazione Bash che sarà aperto a tutti coloro che vorranno partecipare. La data di inizio è prevista per il 24 settembre.

D: Avete mai prodotto e diffuso software open source?
FQ: Sì abbiamo prodotto da due anni un software per la gestione del protocollo informatico, che attualmente viene usato nella Base e con il quale ci troviamo bene. Quanto al diffonderlo non avrei personalmente nulla in contrario, nei limiti però della Forza Armata o di una Pubblica Amministrazione.

D: Come nasce un software prodotto qui nella Base?
FQ: Organizziamo un brainstorming, discutiamo di quello di cui abbiamo bisogno, delle esigenze che il software deve soddisfare e quelle di chi lo deve utilizzare. In seguito, i programmatori iniziano a scrivere la prima bozza di codice che verrà presentata in un secondo brainstorming. A questo punto il programma viene messo a punto e inizia un periodo di prova al quale segue la validazione se il suo funzionamento è corretto e risponde a tutti i requisiti richiesti.

D: Viene tutto prodotto con strumenti open source?
FQ: Sì, dalla gestione del protocollo di cui parlavamo prima, alla gestione della mensa o delle presenze, per esempio. Confermo che gli strumenti sono tutti open source anche perché, ripeto, non costa nulla e ci sono gli esperti che sono in grado di far sì che anche una persona che non sa usare il pc possa tranquillamente operare.

A questo punto non ci resta che ringraziare il Comandante per la disponibilità e la cortesia con la quale ha risposto alle nostre domande e augurargli un buon lavoro, in attesa dell’incontro che ci vedrà ancora ospiti della base per il Training day e che si terrà il 19 di questo mese.

Desideriamo ringraziare il Maresciallo di prima classe Vittorio Cagnetta senza il quale questa intervista non avrebbe avuto luogo. Ringraziamenti vanno anche a tutto il personale della Base che abbiamo incontrato per la disponibilità e per il contributo partecipe di ognuno di loro. Le foto sono pubblicate per gentile concessione dal Comandante.

a cura di Patrizia Bisaccia (con Fabrizio Felici)
GROlug.org

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