OpenOffice riparte dalla 3.4

Apache propone una nuova release della suite per ufficio open source. All'orizzonte una sfida con LibreOffice. Che ha dalla sua un po' di vantaggio
Apache propone una nuova release della suite per ufficio open source. All'orizzonte una sfida con LibreOffice. Che ha dalla sua un po' di vantaggio

Il progetto Apache OpenOffice ha oggi annunciato la versione 3.4, la prima rilasciata sotto la guida della Apache Software Foundation. Questa nuova release presenta molti miglioramenti, fra cui un migliore supporto per ODF, con nuove funzioni di foglio elettronico e maggiori opzioni per la crittografia dei documenti; è stato inoltre implementato il supporto per le tabelle pivot in Calc.

La suite si conferma così come una buona alternativa ai software commerciali, ed è attualmente secondo i suoi sostenitori la più diffusa fra quelle open source, con più di 100 milioni di utenti in ambito domestico, aziendale, governativo, scolastico e accademico, ed è arrivata a supportare quindici lingue. Gli utenti di Apache OpenOffice possono inoltre contare su un ampio ecosistema di prodotti di terze parti, con oltre 2.300 modelli e 800 estensioni.

Resta ora da vedere come verrà gestita la concorrenza con l’altra suite open source, LibreOffice, nata dopo l’acquisto di Sun Microsystems da parte di Oracle ad opera di un gruppo di sviluppatori che temevano che OpenOffice potesse diventare unicamente software commerciale.

Nel 2011 Oracle ha cessato di vendere il pacchetto StarOffice, basato proprio sul codice sorgente di OpenOffice, concedendone la gestione completa alla comunità attraverso la Apache Software Foundation (ASF). E da febbraio scorso, ASF può contare sul pieno sostegno tecnico di IBM, che ha ceduto alla comunità il codice sorgente della propria suite Symphony.

Nel frattempo LibreOffice, grazie anche al supporto di Google, è giunta all’attuale versione 3.5. Facile immaginare che, ora che OpenOffice riceverà il tanto atteso aggiornamento, la battaglia delle suite open source si farà molto interessante.

In casa Apache lo sanno bene: “Con la donazione di OpenOffice ad ASF, la fondazione si è trovata di fronte a un compito impegnativo: dare nuovi stimoli ai volontari e controllare la storia della proprietà intellettuale di OpenOffice in modo da poterlo rilasciare con assoluta tranquillità sotto licenza Apache” dice Jim Jagielski, presidente di ASF e uno dei membri incaricati di gestire il progetto. “Il rilascio della versione 3.4 dimostra che il progetto ha avuto successo: gli sviluppatori fanno capo ad oltre 21 diverse aziende, evitando così il dominio da parte di una sola; il codice sorgente è solido, stabile e significativamente migliorato rispetto ad altre varianti; e ovviamente esiste anche una vivace e variegata comunità di utenti e sviluppatori. Stiamo facendo in modo di evitare ogni influenza indebita, che significherebbe la morte dell’intero sistema open source”.

Le reazioni degli addetti ai lavori e dell’opinione pubblica, almeno per adesso, non sembrano però incoraggianti: nonostante OpenOffice 3.4 presenti notevoli migliorie sul piano strutturale e tecnico, non sono in pochi a ritenere che, ormai, “abbia perso il treno, l’anno di Oracle ha pesato in maniera determinante e gran parte degli utenti non lascerà LibreOffice per passare o tornare ad OpenOffice”.

I favori del pronostico restano insomma per The Document Foundation: l’organizzazione ha acquisito un certo vantaggio temporale durante il travagliato periodo Oracle, e con il lancio nei giorni scorsi di un programma di certificazione professionale per la propria suite sta tentando di allargare e irrobustire l’ecosistema di LibreOffice, arginando il ritorno del progenitore OpenOffice.

Cristiano Vaccarella

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